“Sei tu, Alice”: teatro, inclusione e crescita
Habilitas e lo spettacolo che gira per l’Italia: «Parliamo di sfide quotidiane»
MODENA. «Devono applaudire per la loro bravura, non per la loro difficoltà». È la frase, quasi una sfida, che accompagna “Sei tu Alice”, lo spettacolo portato in scena dalla compagnia Twinkly.
Un progetto che unisce teatro, inclusione e crescita personale, e che negli anni ha attraversato diverse città italiane, coinvolgendo attori e pubblico in un’esperienza intensa. La compagnia nasce all’interno di un percorso più ampio legato all’associazione Habilitas.
«Da allievi siamo diventati docenti»
«Ho iniziato a fare teatro a 18 anni e nello stesso periodo è nata una scuola per ragazzi con disabilità», racconta Antimo Pedata, tra i fondatori. «Siamo cresciuti insieme e, a un certo punto, abbiamo deciso di creare una nostra associazione. Da allievi siamo diventati docenti».
Da quel momento il progetto si è trasformato in una realtà strutturata, capace di formare nuovi attori e portarli in scena. Oggi le attività non si limitano al teatro. Accanto agli spettacoli, la compagnia propone anche danza e iniziative sul territorio.
«Abbiamo creato due classi diverse: una per chi ha più esperienza e una per chi ha appena iniziato – spiega Antimo – Chi arriva ora si trova davanti a persone che fanno teatro da anni, quindi serve un percorso graduale per inserirsi». L’obiettivo è permettere a tutti di partecipare, senza escludere nessuno, valorizzando i tempi e le capacità di ciascuno. Lo spettacolo principale, “Sei tu Alice”, nasce da un’idea precisa: unire una storia conosciuta a esperienze reali.
Un intreccio tra fantasia e realtà
«Ci siamo ispirati ad Alice nel Paese delle Meraviglie, ma abbiamo lavorato anche sulle loro vite», racconta. «Abbiamo affrontato temi come il bullismo e le difficoltà quotidiane, creando un intreccio tra fantasia e realtà». Il risultato è uno spettacolo che non si limita a raccontare, ma coinvolge emotivamente lo spettatore. Nonostante i risultati, il percorso non è privo di ostacoli. «Siamo cinque amici e lavoriamo tutti: questo per noi è un hobby», spiega Antimo.
«Organizzare uno spettacolo è molto complicato, soprattutto per la parte burocratica e organizzativa. Il tempo è poco e le cose da fare sono tante». Eppure, nonostante le difficoltà, il gruppo riesce a portare avanti il progetto. A fare la differenza è il legame tra i membri della compagnia. «La nostra forza è l’amicizia: ci conosciamo da oltre vent’anni», racconta. «Siamo più che un gruppo, siamo come fratelli».
Non solidarietà, ma riconoscimento del talento
A questo si aggiunge l’energia che arriva dal palco. «La loro emozione alla fine dello spettacolo è ciò che ci spinge ad andare avanti, anche nei momenti più difficili». Per gli attori, il teatro rappresenta uno spazio di espressione e crescita. «Ha liberato tutto me stesso», afferma Gaetano, presente nella compagnia da oltre vent’anni. «Mi ha insegnato a relazionarmi con gli altri e a esprimermi». Lorenzo, tra gli ultimi arrivati, sottolinea un altro aspetto: «Mi fa stare bene e mi dà autostima. Anche quando sono in ansia, il palco mi aiuta a restare concentrato».
C’è poi chi vive il teatro come una parte fondamentale della propria vita. «Mi ha dato tantissimo» dice Viviana, protagonista dello spettacolo. Parole semplici, ma che raccontano un legame profondo con questa esperienza. Il messaggio che la compagnia vuole trasmettere è chiaro e diretto. «Non vogliamo applausi per compassione», conclude Antimo.
«Il pubblico deve riconoscere le loro capacità. Devono applaudire perché sono bravi, perché quello che fanno è vero e arriva». Ed è proprio su questo un equilibrio tra emozione e professionalità che si basa lo spettacolo: non è solo solidarietà, ma un vero riconoscimento del talento. È un invito ad andare oltre le etichette e a lasciarsi sorprendere da ciò che accade sul palco.
*Liceo Muratori-San Carlo, classe 5CL
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