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Scuola 2030

Affettività nelle scuole, le esperte: «Facciamo chiarezza»

di Gaia Amaduzzi e Sara Brugioni*
Affettività nelle scuole, le esperte: «Facciamo chiarezza»

Parola alle dottoresse Stefania D’Agostino e Paola Mussini

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MODENA. In un’epoca in cui le informazioni si trovano ovunque, il tema dell'affettività e dell’educazione sessuale rimane spesso evitato o trattato superficialmente. Tabù, informazioni distorte e giovani disorientati ne sono la conseguenza. Per questo motivo numerosi esperti si mettono a disposizione di coloro che ne hanno la necessità.

Si tratta proprio dell’assistenza che avviene in consultorio grazie a medici e psicologi, ai quali abbiamo posto alcuni quesiti. Ne abbiamo parlato con le dottoresse Stefania D’Agostino e Paola Mussini.

Pensate sia importante portare progetti nelle assemblee d’istituto? Perché?

«Sì, pensiamo sia importante ma con i giusti mezzi, quindi adattando il linguaggio e gli argomenti a quelle che sono le necessità per ogni fascia di età, in modo da risultare più efficace. L’idea dell’intervento con l’aiuto di un esperto è ormai superata: si è visto che nell’ambito di affettività, sessualità e prevenzione avere l’informazione corretta non è sufficiente a mettere in atto comportamenti adeguati, per questo la peer education è una metodologia testata e validata».

Quali argomenti sono fondamentali da approfondire con i ragazzi?

«Per quanto riguarda l’educazione affettiva e sessuale nella scuola secondaria di primo grado la Regione Emilia Romagna si occupa di un progetto chiamato “W l’amore”. Le tematiche come educazione sessuale prima si affrontano in classe con la supervisione dei professori poi degli operatori sanitari, che parteciperanno attivamente solo sul finale. Tra le tematiche più importanti c’è quella della mentalizzazione del corpo (cioè riconoscere ed accettare i propri cambiamenti fisici e mentali), l’educazione sessuale-affettiva, l'uso consapevole di Internet e la violenza di genere».

A quale età si dovrebbe iniziare ad informare i giovani riguardo temi come l’educazione sessuale, l’affettività, il consenso e la prevenzione?

«Noi come “Spazio giovani” proponiamo un progetto alla prevenzione partendo dalle elementari. Nonostante il nostro target di età a livello clinico sia 14-20 anni, rispetto alla prevenzione si amplia molto. È importante cominciare fin da subito per dare ai giovani il giusto spazio di riflessione, in modo da superare la pressione culturale portata da Internet e capire come prendere i giusti punti di riferimento».

Qual è la dinamica che vi capita di vedere più frequentemente in consultorio, dal punto di vista psicologico, e che consiglio date ai giovani per la relativa prevenzione?

«Sono tantissimi i temi che riscontriamo con ogni ragazzo o ragazza, perché la mente degli adolescenti, ancora in sviluppo, tende ad agire dando peso a quelle che sono le possibili conseguenze positive immediate e a sottovalutare i possibili rischi futuri, quindi poterne parlare dà la possibilità di arrivare a compiere scelte consapevoli e di potersi occupare della propria salute».

Pensate che i giovani abbiano fatto tesoro degli insegnamenti scolastici per quanto riguarda l’affettività?

Se sì quali sono i modi con i quali questo viene dimostrato? «Sicuramente, se pensiamo al progetto di “Peer Education”. Questi insegnamenti permettono di migliorarsi rispetto ad alcune life skills: quelle competenze di vita che servono a comunicare in modo efficace, sviluppare il senso critico e il problem solving, oltre che avere più informazioni educative corrette da poter utilizzare. Più peer vengono formati, più anche loro, nelle situazioni quotidiane, possono parlarne con i loro pari e diffondere consapevolezza».

Come convincere i genitori più scettici riguardo la divulgazione nelle scuole?

«Il nostro compito non è quello di sostituirci alla figura genitoriale, per l'insegnamento, ma è quello di poter collaborare per poter dare più opportunità possibili a coloro che ne hanno necessità. È importante che i ragazzi e le ragazze abbiano più punti di riferimento e che possano decidere a chi rivolgersi in un determinato momento».

*studentesse del Liceo Venturi, classe 4I

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