Parenti serpenti: il caso dello stadio Braglia
Le società calcistiche del Modena e del Carpi ai ferri corti, tra scambi d'accuse e diffde
MODENA. Uno era il sogno del calcio modenese in questa stagione, al di là delle sacrosante rivalità campanilistiche. Fare il massimo per conseguire il record dei record; tre squadre della stessa provincia contemporaneamente in serie A, in questa serie A, non in quella di inizio secolo scorso. Una salita immane per il Carpi salvarsi, lo si sapeva; un cammino più sereno e ambizioso per il Sassuolo, era immaginabile; poi toccava al Modena: non solo rosicare, non certo gufare, ma costruire una squadra da promozione sulle spalle di una società tanto solida quanto magari spregiudicata nella gestione di uomini e risorse, Caliendo docet da tempo.
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L’avanspettacolo di questa settimana, al di là del danno di immagine che nel calcio e intorno al calcio è irrilevante, ci spiega prima di tutto che quel sogno ha tutta l’aria di retrocedere a chimera. Non tanto per i risultati di inizio stagione, compresi quelli di ieri comunque non decisivi in nessun caso: ma perché le vere partite che si stanno giocando vedono in campo (magari a porte chiuse, come a volte succede in tribunale) ufficiali giudiziari, creditori, avvocati... Chi ha ragione, de iure, tra Caliendo e Bonacini importa fino a un certo punto. Perché il Carpi, comunque, mostra la fragilità delle basi su cui poggia la sua repentina esplosione. E perché il Modena inseguito dai pignoratori a ottobre tutto sembra meno che un club pronto a dotarsi del necessario per competere ai vertici di questa serie B. Che, ripetiamo, è ciò che i tifosi si aspettavano: magari non razionalmente, magari solo perché stanchi di trangugiare l’amaro calice delle promozioni cugine ma altrui.
Gli stessi tifosi che forse non sono mai stati vicini come oggi a Caliendo, proprio perché uno scherzo da prete ai carpigiani certo non li indigna, anzi. Ma che fra qualche mese, se la parte di sogno e di impresa a loro spettante non si realizzerà in campo, verranno a chiedere conto , persino con più decisione di un ufficiale giudiziario . E sarà dura tenerli fuori dal Braglia, come fatto con Borriello e compagni, vantando una rata d’affitto non pagata: perché loro, i tifosi, il biglietto l’hanno pagato, lo pagano da anni, mettendo mano sia al cuore sia al portafoglio.
@engraz
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