Gazzetta di Modena

Modena

Fuoriclasse
fuoriclasse

Che cosa accadrà? Ce lo dice Microsoft

Che cosa accadrà? Ce lo dice Microsoft

intervista a Giovanni Severini, il Principal Group Manager in collegamento con gli studenti direttamente da Seattle

5 MINUTI DI LETTURA





MODENA Giovanni Severini, originario di Benevento, si è laureato in Informatica all’Università di Salerno.

Impiegato in aziende leader del settore come Ericsson ed Accenture ha lavorato in moltissimi paesi differenti, come Svezia, Regno Unito, Francia, Turchia, Egitto e diversi paesi del Medioriente diventando un esperto di tecnologia legata al business. Da qualche anno si è stabilito a Seattle (USA) dove lavora come Principal Group Manager presso Microsoft. Fotografo e pallavolista appassionato, si è reso disponibile a parlare con i ragazzi del Corni in quanto fermamente convinto dell’importanza della formazione per le nuove generazioni.

Ci siamo collegati con Mr. Severini alle 17 di un uggioso pomeriggio di inizio dicembre, e con un viaggio di qualche migliaia di chilometri e di nove ore di fuso orario abbiamo trovato il nostro esperto alle 8 del mattino con la neve appena caduta su Seattle.

Mr .Severini ha messo subito a proprio agio noi studenti e allora abbiamo cominciato con le nostre domande.

Cosa sappiamo sul metaverso?

«Innanzitutto bisogna dire che questa parola fino due anni fa non esisteva neanche, basti pensare che è stata inserita solo quest’anno nel dizionario di Oxford, a dimostrazione del fatto che questo concetto è estremamente nuovo. Non si può ancora dire che esista un metaverso, tuttavia ci sono molti progetti in fase di sviluppo che stanno lavorando proprio per renderlo ogni giorno più reale».

Quali sono i potenziali vantaggi e svantaggi del metaverso?

«Rispondere a questa domanda è difficile dal momento che il metaverso è ancora un mondo sconosciuto. Per quanto riguarda i possibili vantaggi abbiamo sicuramente la realtà aumentata, essa infatti amplifica la portata dei nostri sensi facendoci vedere cose che in realtà non ci sono. Questo ci permetterebbe di vivere esperienze altrimenti impossibili. Inoltre, grazie alla realtà aumentata, sarebbe possibile fare interventi di riparazione, primo soccorso o anche di chirurgia a distanza e in luoghi difficilmente accessibili. Il metaverso ha dunque un enorme potenziale in ambito medico oltre che in un generale miglioramento della qualità della vita. D’altra parte il rischio maggiore è la perdita dei rapporti umani, isolarsi in un mondo virtuale non potrebbe che aggravare la distanza che già oggi ci separa dalle persone che ci circondano quotidianamente».

Come potrebbe influire sulle nostre vite?

«Per quanto riguarda l’impatto che il metaverso potrebbe avere sulle vite di ciascuno di noi è fondamentale prendere in considerazione che esso renderebbe necessario l’utilizzo di ulteriori dispositivi oltre a quelli che già possediamo. Un esempio sono i nostri cellulari, fatichiamo ad immaginare di uscire di casa senza. Ora pensiamo alla stessa cosa ma con un visore e il resto dell’attrezzatura necessaria, è subito evidente quanto ingombrante tutto questo sarebbe. Oltre a ciò è da considerare l’impatto economico sui consumatori, che per quanto sia difficile da stimare non sarà sicuramente trascurabile. Non si tratta solo dell’attrezzatura ma anche di tutti gli acquisti previsti dal metaverso stesso, come nel caso di Facebook Meta -ovvero l’impresa avviata da Mark Zuckemberg- dove è pianificato che i consumatori acquistino oggetti virtuali. Questi ultimi rappresenterebbero infatti la vera fonte di guadagno di questa impresa. Si aggiungerebbe un’altra dimensione in cui spendere soldi, ed è qui che diventa importante la consapevolezza degli utenti. Il primo aspetto da considerare parlando di costi è ovviamente l’attrezzatura. Essa dovrà essere sufficientemente prestante dal punto di vista tecnico in modo da poter supportare un sistema complesso come il metaverso. Questo comporta dei costi di produzione decisamente proibitivi. Tuttavia non bisogna neanche basarsi troppo sui prezzi che già possiamo vedere, infatti oggetti come i visori oggi sono prodotti in quantità minime, ne consegue che essi tendono a costare molto più di quanto potrebbero in futuro, quando la richiesta sarà maggiore. In secondo luogo vi è anche un costo indiretto da considerare. Esso è legato all'interconnettività, ovvero la capacità di due o più piattaforme differenti di interagire. Oggi ad esempio Facebook e TikTok sono due piattaforme completamente differenti e incapaci di comunicare tra loro, quindi non dotate di interconnettività. Proprio questo aspetto potrebbe determinare un grande passo avanti per il metaverso perché non sarebbe necessario possedere un account per ogni piattaforma, ma uno solo per tutte. Tuttavia, per ragioni economiche, è piuttosto complicato che ciò avvenga».

Quali sono le sfide maggiori per quanto riguarda lo sviluppo del metaverso?

«In parte l’abbiamo già accennato parlando dell’ interconnettività, che oltre a essere una sfida tecnologica è anche commerciale, e dei costi -non solo per gli acquirenti ma anche per i produttori e gli sviluppatori- che saranno decisivi. Subentra inoltre un altro aspetto, ossia il concetto di partenza, che risponde alla domanda: a cosa serve il metaverso? Si può rispondere a questa domanda partendo dall’esempio delle reti mobili: queste ultime si sono evolute nel tempo, dal 3G siamo passati al 4G e ora al 5G. In ognuno di questi casi le aziende hanno lanciato queste tecnologie sperando che qualcun altro le sfruttasse costruendoci sopra quelle che vengono chiamate “killer applications”, ossia applicazioni in grado di sfruttare il potenziale delle nuove piattaforme. Ciò è avvenuto con il 3G e con il 4G ma non ancora con il 5G. Non ancora sappiamo però quale sia lo scopo del metaverso, ancora non esiste una sua “killer application” che permetta di sfruttare tutte le sue potenzialità. A tal proposito le aziende che stanno investendo nel metaverso stanno anche cercando di prevedere a quale scopo possa essere utile. Nel caso di Facebook sarebbe stato interpretato come social, al contrario quello Microsoft sarà un metaverso industriale, orientato verso il mondo del lavoro. Per esempio un tecnico che deve effettuare delle riparazioni potrebbe utilizzare la realtà aumentata per visualizzare delle istruzioni, oppure un medico potrebbe imparare ad operare. Questa tecnologia, inoltre, viene già utilizzata in ambito militare per gli addestramenti dei soldati permettendo loro di vedere dei nemici virtuali. Le possibilità sono davvero infinite, ma sta a noi decidere quali cogliere».l

Giorgio Iotti

Manuel Battani

Riccardo Zanetti


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google