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Fuoriclasse/ Modena, la passione come antidoto a difficoltà e contratti precari

Fuoriclasse/ Modena, la passione come antidoto a difficoltà e contratti precari

L’esperienza di Stagnoli: «Il segreto? Fare un lavoro che non ti faccia guardare costantemente l’orologio»

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“L’Italia non è un Paese per giovani”, “Siamo una Nazione di vecchi”: quante volte abbiamo sentito dire queste frasi senza darvi troppo peso? Forse è arrivato il momento di interrogarsi sul significato profondo di queste affermazioni. Sempre più giovani, laureati e non, faticano infatti a muovere i primi passi nel mondo del lavoro: un disagio comune a tanti, che si traduce in difficoltà economiche ma soprattutto in una condizione di stress e disagio sociale dovuto all’incertezza del proprio status. Ci siamo adoperati allora per trovare testimonianze: racconti di persone che vivono queste difficoltà e che le hanno superate.

Il professor Francesco Antonino Costa è uno di questi: laureato in Scienze Filosofiche e con un’esperienza triennale presso la facoltà di Lettere Moderne, e oggi docente, si è trovato catapultato in una dimensione di inaspettata difficoltà a causa della sua condizione di precariato: «Uno lavora con dedizione, ma viene ignorata la qualità della vita di chi lavora». Il prof. Costa non rinnega il suo percorso di studi, che anzi rivendica con orgoglio: «Sono contento della mia formazione – continua – Il contesto del mondo Umanistico è in crisi». Il professore si sofferma quindi a descrivere un sistema scolastico inceppato, nel quale non solo è difficile muoversi, ma persino accedervi: «Le dinamiche attraverso le quali entrare nel mondo dell’istruzione sono complesse e lunghe». E aggiunge: «Per non parlare dei ritardi nei pagamenti per i soggetti precari, che spesso arrivano con mesi di ritardo». L’attenzione si sposta poi sul mondo dei sindacati, che avrebbero perso il loro potere contrattuale, mostrandosi così impotenti e irrilevanti. Non manca tuttavia una nota di soddisfazione a discapito delle difficoltà: «Le ore di lezione in classe sono il momento più gratificante della giornata: questo è uno dei lavori più belli del mondo».

Su quest’ultima linea si inserisce poi la testimonianza del professor Carlo Stagnoli, docente di ruolo al liceo Muratori - San Carlo, che insegna Religione. Stagnoli ha sempre avuto le idee chiare: per lui insegnare è la fusione di passione e vocazione. Il prof. Stagnoli non nega di essere stato fortunato nel suo percorso lavorativo: «L’unico modo per non guardare costantemente l’orologio è fare un lavoro che piaccia, e per me è così».

Nonostante le soddisfazioni personali, emerge un quadro di difficoltà oggettiva nell’inserirsi nell’ambito lavorativo: «I tempi sono cambiati; una volta chi usciva da certe scuole veniva subito assunto, oggi è diverso». Il professor Stagnoli sottolinea l’importanza del corso di laurea: «Se è quello giusto, una persona, che magari a scuola non andava bene, può fiorire: ne ho viste tante farlo». Ma ci tiene anche a sfatare il mito della laurea come elemento indispensabile per la realizzazione di un individuo: «È un passaggio arricchente per chi si sente di intraprenderlo, ma non indispensabile: le vocazioni ed il successo possono nascondersi altrove».

Giammarco Nardini

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