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Morta la turista colta da malore a Fanano: l’episodio aveva riacceso la polemica sui soccorsi in montagna

di Mattia Vernelli

	La donna era stata soccorsa con ambulanza, automedica ed elicottero
La donna era stata soccorsa con ambulanza, automedica ed elicottero

La 67enne di Casalecchio di Reno soccorsa a Trentino venerdì scorso, 22 agosto, si è spenta all’ospedale Maggiore di Bologna. L’Ausl di Modena aveva replicato a Forza Italia, Fratelli d’Italia e sindacato dei medici sulla gestione dell’intervento

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FANANO. È morta la turista 67enne di Casalecchio di Reno colta da crisi respiratoria e poi da ripetuti arresti cardiaci a Trentino, frazione di Fanano, venerdì 22 agosto.

Il malore

L’allarme era scattato alle 12.15 ed era stato classificato come codice rosso base, perché inizialmente era cosciente. La 67enne aveva poi perso conoscenza e l’infermiere aveva iniziato subito le manovre di rianimazione. L’automedica del 118 non era a Pavullo ma vicina: il medico era quindi arrivato alle 12.48. Il medico ha intubato la donna, le cui condizioni erano in un primo momento migliorate. Poi ha avuto un altro arresto cardiaco, ma è stata di nuovo rianimata. A quel punto è stata condotta dall’elisoccorso (arrivato da Pavullo) al Maggiore di Bologna, e dopo due giorni di agonia è deceduta.

Le polemiche

L’episodio accaduto proprio a Fanano, dove da mesi infuria la protesta per riavere il medico 118 sul posto, ha acceso subito la polemica. Lo Snami, il sindacato autonomo dei medici, aveva criticato la classificazione dell’intervento inizialmente come “rosso base” che ha portato sul posto subito l’infermiere, e solo dopo il medico 118, arrivato con l’auto di Pavullo. Il caso è finito anche in Regione: Antonio Platis, vicecoordinatore regionale di Forza Italia, aveva sottolineato «che non si può sostituire ciò che serve davvero: medici nei tempi giusti». Fratelli d’Italia si è unita al coro delle proteste, con Ferdinando Pulitanò, vice capogruppo in Regione, che aveva denunciato un «sistema medico sanitario sull’emergenza urgenza nell’Alto Frignano carente».

La replica dell’Ausl

«Nessuna riorganizzazione locale ha introdotto procedure in contrasto con la normativa nazionale», aveva ribattuto l’Ausl di Modena in una nota. «L’automedica è stata preallertata sin da subito, avvicinandosi al luogo dell’intervento: la stessa cosa avviene, in medesime situazioni, in pianura, e l’equipe completa si è formata così come avviene su altre aree del nostro territorio. Le linee guida internazionali e nazionali prevedono le stesse manovre rianimatorie per medici e infermieri nell’ambito dell’Als (Advanced Life Support). In caso di arresto cardiaco, le manovre Rcp (Rianimazione Cardio-Polmonare) seguono una sequenza codificata: non è necessario l’intervento simultaneo di più di 2 operatori, e l’infermiere era ovviamente coadiuvato dal proprio autista soccorritore, entrambi addestrati. L’infermiere ha operato correttamente dalla testa del paziente, senza interrompere la Rcp, come previsto dalle linee guida: tutto è documentato nella scheda 118 trasmessa dal responsabile del servizio. Purtroppo, nei casi nei quali gli arresti cardiaci si susseguono nonostante le manovre rianimatorie siano state eseguite correttamente – anche con l’intervento del medico, come in questo caso appunto – la prognosi tende ad essere peggiore, indipendentemente dagli interventi messi in campo». «Non si è verificata una sottostima clinica né un ritardo nell’attivazione delle manovre salvavita – aveva spiegato ancora l’Ausl – Modena conferma il proprio impegno nel garantire equità e qualità dell’assistenza su tutto il territorio, comprese le aree montane, e il sistema di emergenza territoriale è oggetto di costante monitoraggio, con l’obiettivo di assicurare risposte tempestive e appropriate. L’azienda resta comunque disponibile al confronto costruttivo».

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