Morta dopo il malore a Fanano: Gasparri porta il caso sul tavolo del ministro della Salute
Interrogazione del senatore al ministro Schillaci sulla gestione dell’emergenza-urgenza in montagna da parte dell’Ausl, con la richiesta di inviare ispettori a Modena. Duro anche il sindacato Fials: «Tragedia annunciata»
FANANO. Si terrà domattina, 27 agosto, l’ultimo saluto alla 67enne di Casalecchio morta domenica 24 agosto all’ospedale Maggiore di Bologna in seguito al malore che l’ha colta due giorni prima a Trentino di Fanano : una crisi respiratoria seguita da ripetuti arresti cardiaci. Lascia il marito e il figlio, straziati dal dolore.
Il Ministero
Intanto, non si placa la polemica sulle modalità di soccorso che hanno portato sul posto prima l’infermiere 118 (dopo 12 minuti) e solo successivamente il medico (dopo 32 minuti), arrivato con l’automedica di Pavullo visto che dal 1° luglio il medico per l’emergenza (Met) non è più presente a Fanano, a seguito della contestata riorganizzazione. Il caso ora arriva sul tavolo del ministro della Salute Schillaci, a seguito dell’interrogazione annunciata ieri dal senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia), con la richiesta di inviare ispettori a Modena. A chiedere l’intervento è stato Antonio Platis, vicecoordinatore regionale di FI: «Esprimo le più sentite condoglianze per la donna deceduta e la mia vicinanza alla famiglia, colpita da una tragedia che lascia un dolore profondo. Ma la vicenda dell’Alto Frignano non può più essere ignorata – incalza – il taglio della jeep con il medico Met destinato all’emergenza-urgenza è ormai terreno di scontro non solo politico, ma anche tra i professionisti della sanità. Diversi sindacati di medici e infermieri – compresa la Cgil – contestano apertamente le giustificazioni fornite dalla direzione sanitaria dell’Ausl. E, carte alla mano, è chiaro che per troppo tempo la Regione abbia giocato sul filo delle norme pur di ridurre all’osso la rete dei servizi. Esempi concreti non mancano, basti pensare che l’Ausl considera “mezzi di soccorso avanzato” ambulanze con a bordo solo un infermiere del 118 e un volontario; vengono sottoclassificati i codici rossi per risparmiare risorse e per non fare attivare subito alla centrale operativa l’automedica; gli eventi sentinella ministeriali – come quello della signora di Fanano – non vengono rendicontati perché a Modena non si monitora, di fatto, il tempo di arrivo del medico. È indispensabile che il Ministero chiarisca ogni aspetto. Grazie all’interessamento del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, il caso Fanano arriva ora sul tavolo del ministro Schillaci, con una dettagliata interrogazione e la richiesta di inviare ispettori a Modena».
Il sindacato
A esprimere preoccupazione sull’accaduto ieri è stato anche il sindacato Fials (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità) di Modena. «Quanto accaduto in Appennino rappresenta purtroppo la cronaca di una morte annunciata – sottolinea in una nota Giuseppina Parente – non più tardi di venti giorni fa avevamo segnalato con forza che la scelta di ridurre i presidi sanitari e indebolire il servizio di emergenza territoriale avrebbe potuto compromettere gravemente la sopravvivenza dei cittadini, esposti in particolare alle patologie tempo-dipendenti. La tragedia che si è verificata ne è una drammatica conferma: la signora poteva essere salvata, ma l’intervento tardivo dell’automedica ha reso vano ogni tentativo. Il ritardo nei soccorsi si è tradotto in una perdita irreparabile. Oggi ci chiediamo: chi risponderà giuridicamente per l’accaduto? Chi pagherà per una scelta organizzativa che ma messo in pericolo la vita delle persone? La Regione continuerà a depauperare un territorio vasto e complesso come quello dell’Alto Frignano, privandolo di risorse essenziali per la tutela della salute?».
Riad Ghelfi
Sull’accaduto incalza anche Riad Ghelfi, coordinatore provinciale di Patto per il Nord Modena, assieme a Livio Degliesposti, assessore a Zocca: «È incredibile e profondamente irresponsabile la scelta dell’Ausl e della Regione di togliere i medici di emergenza dalla montagna modenese. È una decisione folle, che mette a rischio la vita delle persone e che oggi, purtroppo, mostra già le sue conseguenze più drammatiche. Non permetteremo che altri cittadini paghino con la vita: qui non parliamo di numeri o di bilanci, ma di persone. Se la Regione non tornerà subito sui suoi passi, dovrà assumersi tutta la responsabilità, politica e morale, delle conseguenze».