«Non volevo uccidere i miei genitori né ferire mia sorella: cercavo solo le sigarette»
Nell'udienza in carcere il 23enne che ha accoltellato la famiglia a Castelnuovo, sconvolto, ha risposto alle domande del giudice, che ha convalidato l'arresto. L’avvocato Daniela Goldoni: «Non può rimanere qui, ha bisogno di cure»
CASTELNUOVO. «Non volevo uccidere i miei genitori, né ferire mia sorella». È quanto ha detto al giudice, con toni molto scossi, il 23enne cingalese che la sera di venerdì 29 agosto ha accoltellato padre, madre e sorella 15enne a Castelnuovo.
L’aggressione choc
L'aggressione è avvenuta in via Biondo all’interno di villa Zanasi, complesso in cui la famiglia, originaria dello Sri Lanka, da anni risiede come custode. Per quanto accaduto, il giovane è stato arrestato con l’accusa di duplice tentato omicidio (nei confronti dei genitori) e lesioni aggravate (verso la sorella). Per fortuna, nessuno dei famigliari è in pericolo di vita, anzi anche le condizioni dei genitori sono in miglioramento e dovrebbero essere ormai in via di dimissione.
Davanti al giudice
Questa mattina il giovane, assistito dall’avvocato di fiducia Daniela Goldoni, è comparso davanti al gip Andrea Scarpa per l’udienza di convalida dell’arresto (pm Giulia Stignani). Il 23enne ha risposto a tutte le domande del giudice, in circa un’ora di udienza tenuta in carcere. «Il ragazzo è tuttora molto confuso e sofferente per l’accaduto, e ha fatto fatica a ricostruire i fatti – sottolinea l’avvocato – ha però ribadito più volte che non aveva nessuna volontà di uccidere i genitori, né di ferire la sorella, e ha chiesto come stanno. Del resto, ha utilizzato un coltellino con una lama di soli 5 centimetri».
A scatenare la furibonda lite, motivi più che futili: «Non trovava in casa il suo pacchetto di sigarette – spiega l’avvocato – ed era convinto che gliel’avesse preso qualcuno. Così è scoppiato il litigio, che ha condotto agli accoltellamenti. In passato non si era mai mostrato violento in famiglia». In questo quadro, il legale ha chiesto la derubricazione del reato da tentato omicidio in lesioni gravi. Ma nell’ordinanza arrivata a stretto giro, non è stata concessa dal giudice, che ha convalidato l’arresto confermando il carcere per il giovane.
Le condizioni mentali
Il 23enne è in una situazione particolarmente delicata. Da anni è in cura al Centro di Salute Mentale per problematiche psicologiche. Non ha mai avuto problemi di tossicodipendenza, questo è vero. Però il suo malessere interiore non si è mai risolto. Per questo la sua permanenza in carcere a Modena – già problematica per i detenuti che non sono in condizione di sofferenza psicologica – potrebbe essere non idonea, o addirittura controproducente. Lo stesso padre del ragazzo, tramite l’avvocato che da tempo assiste la famiglia (Maria Larossa), dal letto d’ospedale ha detto: «Aiutate mio figlio».
Ecco perché l’avvocato ha già chiesto al giudice il trasferimento del ragazzo in una struttura sanitaria. Non c’è stata opposizione su questo, ma il punto è che al momento non risulta esserci una realtà pronta ad accoglierlo. «È un ragazzo che ha bisogno di cure e c’è assoluta necessità di portarlo dove può riceverne – nota l’avvocato – spero in settimana di trovare una struttura che possa accoglierlo».
La casa è stata posta sotto sequestro: anche i genitori e la sorella, dopo le dimissioni dall’ospedale, dovranno trovarsi un’altra sistemazione provvisoria.
