Pipe gratis per il crack anche a Modena, l'Ausl spiega perché
Chiara Gabrielli, direttrice del programma Dipendenze patologiche: «Si tratta di una distribuzione mirata, usata come meccanismo di aggancio e avvio di una relazione con la persona, non una erogazione di routine. Il rapporto di fiducia è il primo passo per la cura»
MODENA. Feroci polemiche anche contro l’Ausl di Modena per la distribuzione gratuita delle pipe per fumare crack, così come avviene in tutte le altre province emiliane (Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Bologna). Il “caso” è esploso dopo le polemiche nate contro l’ultima iniziativa illustrata dal Comune di Bologna. A spiegare la situazione è Chiara Gabrielli (direttrice del programma Dipendenze Patologiche dell’Ausl).
«Crediamo, come professionisti del settore (non solo medici ma educatori, psicologi, assistenti sociali, infermieri, tecnici della riabilitazione psichiatrica) che vadano applicate le Linee Guida internazionali e vadano garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea): gli interventi di riduzione del danno – come quello citato – rientrano in queste due categorie. La prevenzione del consumo di droghe e dei danni associati è una priorità per tutti e questo particolare e limitato utilizzo è confortato da dati di efficacia, come evidenziato dalla ultima “Relazione al Parlamento sul Fenomeno delle Tossicodipendenze in Italia” del 2025. Sottolineo infatti che si tratta di una distribuzione mirata, usata come meccanismo di aggancio e avvio di una relazione con la persona, non una erogazione di routine».
A cosa servono tali azioni?
«Nella consapevolezza che la sostanza resta dannosa, come detto, è uno strumento di primo contatto con le persone. È anche più sicuro piuttosto che attrezzature improvvisate, sporche e lesive delle mucose e il cui “scambio” tra consumatori può portare al diffondersi di malattie. La logica di queste azioni, che sono solo una parte di ciò che in concreto si fa, è che la consegna avviene da parte di un operatore che “è prossimo”, consiglia sui Servizi e su come accedervi, instaura un rapporto che, nel tempo, consolida una relazione di fiducia utile per iniziare a curarsi: i contatti con gli operatori non sono mai “indifferenti”, sono sempre importanti. Faccio il medico da trent’anni nelle dipendenze e quando incontro persone (ex-pazienti o familiari) che parlano del loro percorso, ricordano i primi momenti di contatto con i nostri Servizi e di quanto sia stato importante essere “intercettati” e sostenuti fin dall’inizio con pazienza, fiducia e speranza, senza pregiudizi».
C’è un allarme droga a Modena?
«Non parlerei di allarme, ma di grossi cambiamenti che caratterizzano oggi in Italia questi fenomeni. I professionisti delle Dipendenze patologiche sono abituati a rapidi e rilevanti mutamenti negli scenari: attualmente stiamo adattando gli interventi al drastico cambiamento nella modalità di consumo della cocaina da droga elitaria, ad alto costo, a droga di strada, a basso costo, fumata come crack. Sul tema dei danni di queste sostanze è necessario un lavoro di informazione e prevenzione capillare dentro le Comunità per sostenere a tutti i livelli la capacità di “vedere prima”, di intercettare precocemente i consumatori problematici prima che le conseguenze siano gravissime ed irreparabili. I nostri Servizi devono promuovere le buone pratiche, combattere lo stigma e la paura che impediscono alle persone di chiedere aiuto, rafforzare i fattori protettivi nelle Comunità di vita. La provincia di Modena è dunque un territorio accomunato alle altre province dell’Italia del Nord per quello che riguarda i consumi e la diffusione delle sostanze stupefacenti: in Italia un giovane studente su 3 (14-19 anni) ha provato una sostanza illecita nel corso della vita. A Modena, attraverso i progetti di prevenzione nelle scuole superiori, nello scorso anno scolastico abbiamo intercettato circa 5000 studenti (14-16 anni), in 200 classi e 18 scuole (pari al 60% degli istituti medi di secondo grado) In questa fascia di età molto precoce, il consumo di droghe illecite si colloca al di sotto del 10%, confermando da una parte questa popolazione (under 16) come target importante su cui agire con programmi di prevenzione e promozione di sani stili di vita. D’altra parte, però, abbiamo la conferma che il consumo saltuario di alcol in questa fascia di età precoce resta il problema più rilevante (35%)».
I consumi sono aumentati o sono stazionari?
«I dati sulla diffusione dei consumi di stupefacenti non sono incoraggianti, come evidenziato in tutti i rapporti ministeriali, o altri report nazionali e internazionali. Quello che noi speriamo è di riuscire ad avere sempre più persone, e sempre meno gravi, in contatto con i nostri Servizi. Questo vorrebbe dire che riusciamo a prevenire i gravissimi danni che una dipendenza può comportare».
Che rapporto hanno con le droghe i giovani?
«Quello di sempre: sperimentazione. Va riconosciuto alla prevenzione rivolta ai giovani e giovanissimi il ruolo fondamentale di generatrice di competenze socio-relazionali-emotive e di senso critico, elementi non sostituibili per modificare il comportamento e consentire scelte veramente libere. Per questo la nostra Regione ha progettualità e finanziamenti dedicati proprio per queste fasce d’età».
Quali stupefacenti hanno registrato un’impennata?
«Come in molte città italiane, registriamo una crescita del consumo di strada di stimolanti, cocaina e crack. Fentanyl come negli Usa? Per ora nessun allarme qui, ma stiamo studiando la situazione e siamo pronti ad affrontare questo pericolo con piani di intervento specifici e di prossimità».
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