Matrimonio Hera-Aimag, la Corte dei Conti dice no
I giudici contabili bocciano il passaggio del servizio idrico in 12 Comuni alla newco: «Così si cede al privato la direzione e la gestione di una società a controllo pubblico»
MIRANDOLA. Qualcuno ha bisogno di leggere due o tre volte, soprattutto i passaggi più duri del dispositivo, mentre qualcun altro semplicemente se l’aspettava e alza gli occhi al cielo: «Stavolta non possiamo nemmeno dare la colpa a Golinelli...». Fatto sta che il lunedì pomeriggio dei sindaci e dei dirigenti Pd della Bassa e delle Terre d’Argine - ma anche quelli del resto della provincia - è stato ribaltato da una sentenza dall’effetto politico deflagrante: la Corte dei Conti ha bocciato il “matrimonio” Hera-Aimag.
La sentenza
In particolare, la sezione regionale di controllo per l’Emilia-Romagna della Corte, con una serie di decisioni adottate giovedì scorso, ha espresso parere negativo sulle richieste presentate da 12 Comuni della provincia in merito all’operazione di acquisizione di una partecipazione indiretta nella società Heracquamodena srl, che oggi gestisce già il servizio idrico in 27 comuni del Modenese.
Le criticità
Una decisione arrivata dal presidente Marcovalerio Pozzato - già protagonista dell’ordinanza che a maggio aveva chiesto ai soci Seta di riprendere il controllo pubblico - e dal relatore Massimo Galiero, che hanno rilevato diverse criticità nell’operazione. Tra i rilievi che hanno portato la Corte a esprimere parere negativo alla delibera del Comune di Mirandola, il più significativo è in coda al dispositivo, nel capitolo dedicato alla “Modifica della governance societaria”: secondo i giudici, «l’operazione prospettata dal Comune produrrebbe l’effetto di cedere la direzione e la gestione di una società a controllo pubblico a un soggetto privato. In buona sostanza, a fronte dell’impiego di risorse della collettività, i soci pubblici rinunzierebbero a quei poteri gestionali e di controllo tali da assicurare il perseguimento del fine pubblico di cura degli interessi delle comunità amministrate, per favorire il contrapposto fine di lucro del socio privato, in un contesto di illegittimità e di deviazione rispetto a quanto espressamente disposto dal Testo unico delle società partecipate».
La bocciatura
Considerazioni durissime, insomma, così come quella in cui la Corte fa notare che «l’operazione introduce una ridefinizione della governance e quindi del controllo della società, attribuendolo al socio privato Hera Spa», che avrà «rilevanti poteri gestionali tra cui la facoltà di nominare l’ad e altri ruoli esecutivi. L’operazione modifica il controllo ora in mano pubblica, facendo diventare Aimag soggetta a direzione e coordinamento di Hera». I giudici si chiedono inoltre perché Aimag non abbia valutato altri partner oltre a Hera: «Dall’analisi della documentazione allegata - si legge ancora - l’unica opzione presa in considerazione è quella di rafforzare la partnership con Hera, senza alcun tipo di valutazione con riferimento ad altri operatori in possesso delle richieste qualificazioni tecniche».
Il Pd
Una decisione che ieri è rimbalzata tra un telefono e l’altro in casa Pd, con una sconfitta di Carpi e Mirandola e una vittoria della parte della Bassa che aveva detto no, come sottolinea il capogruppo dem per l’Area nord Paolo Negro: «Questo parere segna la vittoria del bene comune - spiega - i rilievi coincidono con le criticità sostenute con determinazione in Consiglio e in ogni sede. Ora serve rilanciare Aimag nel solco della vera autonoma, aperta a vere partnership».
