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Il commento

Dal porta a porta al “far west dei rifiuti”: viaggio in zona Musicisti, dove tutto è gettato ovunque

di Riccardo Panini

	Rifiuti fuori dai cassonetti in zona Musicisti
Rifiuti fuori dai cassonetti in zona Musicisti

Dopo il dietrofront sui sacchi a terra, i nuovi cassonetti di carta e plastica apribili con carta Smeraldo sono stati manomessi e con l’ingresso della Tariffa puntuale l’indifferenziato viene buttato dappertutto, anche nell’organico e nei bidoni per sfalci e potature

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MODENA. Daltonismo e analfabetismo sembrano essere ormai vere e proprie piaghe dilaganti nella nostra città. Lo si intuisce abbastanza chiaramente dalla raccolta rifiuti. Cosa c’entra la differenziata, vi chiederete. È un test infallibile, impietoso, con esito degradante viste le conseguenze igienico-sanitarie. Il problema di discromatopsia dev’essere infatti davvero grave a giudicare dalla situazione di alcune zone di Modena. In particolare quelle nelle quali, per prime, è stata già sospesa la raccolta porta a porta che era stata organizzata con il conferimento mediante i sacchi colorati per tornare ai classici cassonetti per plastica, carta, vetro e indifferenziata.

Zona Musicisti come Masterschif

Il caso del quartiere Musicisti, ad esempio, comincia a farsi davvero inquietante: se questa è la prospettiva, allora per la città si profilano scenari da “Io sono leggenda” ma qui di leggendario, purtroppo, non c’è proprio nulla. La raccolta comincia ad essere fuori controllo e sarà forse necessario attrezzarsi in fretta per la pesca intensiva al pesce-ratto che, per dirla col ragionier Filini, può piacere o non piacere, però non si sa mai che possa diventare presto una grazia di Dio trasformandosi in un nuovo piatto gourmet per le puntate modenesi di Masterschif. Lo scenario sembra proprio quello del litorale in versione discarica a cielo aperto dal quale Fantozzi e il suo fedele collega si scatenano nella più demenziale delle battute di pesca. In via Verdi i cassonetti sono stati manomessi, o addirittura divelti dalla mano di un solerte scassinatore che si sarà sentito il giustiziere del rusco o, molto più probabilmente, si è arrogato il diritto, per sé e per gli altri, di indifferenziare allegramente a proprio piacimento. Prima di ogni altra riflessione su senso civico e rispetto delle regole di una comunità, oppure, d’altro canto, sull’efficacia del sistema di raccolta deciso da Comune ed Hera, bisogna aggrapparsi alla saggezza dell’umarell all’ombra della Bonissima e chiedersi, con dialettale pragmatismo: chi pèga?

Il rifiutologo? Lezione deserta

A giudicare dai fatti, la lezione del rifiutologo è andata mestamente deserta e questa retromarcia comincia ad avere l’inquietante angoscia di un coitus interruptus coi tempi sbagliati, come commenterebbe Beppe Bergomi. Al cassonetto giallo della plastica è stata, drasticamente e molto efficacemente, rimossa la barra-pedale e quindi il coperchio ora può essere aperto manualmente e liberamente; a quello della carta invece, senza troppe analisi di fattibilità e del rischio, è stato staccato direttamente lo stesso coperchio blu e così adesso… vale tutto. Il vetro è già libero di suo e poteva essere utilizzato senza remore per qualsiasi tipo di rifiuto; sui bidoni dell’organico si impilano sacchi e sacchettini che dell’aggettivo sono l’interpretazione più ampia e fantasiosa. Per tutti però, l’apertura è piccola e i rifiuti ingombranti non passano. E allora, eccoli lì! Il paradiso del vuoto a perdere è lui, quello marrone (che il colore sia un beffardo segno del destino?) che, come la Gradisca Felliniana, accoglie benevolo e sensuale ogni scarto e residuo: il cassonetto per sfalci e potature. Vecchio stile, apertura larga, disponibile e ingordo, finché ce ne sta s’intende ma anche oltre, il cassone per “sfalci e potature” è l’emblema del chissenefrega, il condono che in Italia non si nega mai a nessuno.

Un esperimento che non funziona

Il monumento a questo duty-free dell’immondizia è in via Misley; un emblema del degrado. La colpa? Di chi è la colpa, si chiedeva un Alessandro Piperno al suo massimo splendore interrogandosi sui legami affettivi e i sentimenti; invece noi siamo qui a chiederci dov’è il confine tra un metodo che comincia a puzzare (decisamente!) di fregatura e inefficacia e il rispetto dell’ambiente nel quale tutti  viviamo che ormai è, pure lui, finito in fondo alla pattumiera. Nel mezzo, resta una bolletta pesante, impostata su un calcolo che pare proprio non tornare. Se quello del quartiere Musicisti è un esperimento, allora sarà bene tenerne conto in fretta e correre ai ripari. Creare una Gestapo del Rusco non è pensabile; di sicuro la tessera Smeraldo di prezioso ha solo il nome e il totale che genera in fondo alla fattura trimestrale ed è per questo che in molti, troppi, non ce l’hanno nemmeno: ci stanno alla larga come quelli del Bar Sport dalla Luisona. Poi però arriva il solito ingenuo che, con la sua bella tesserina, prova ad aprire il cassonetto dell’indifferenziata che è un po’ la slot-machine del pattume e si accorge che non va, tanto è vero che davanti al ribaltabile ci hanno piazzato il nido i piccioni. E allora, in fin dei conti, tutto questo meltin-pot di sudiciume e robaccia poi chi lo dividerà? E si torna sempre alla saggezza dell’umarell aggrappato alla Piòpa: chi pèga?