Gli incidenti mortali non calano: nel 2025 trentanove vittime nel Modenese
Franco Piacentini, dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada Modena: «La distrazione è la prima causa»
MODENA. Quaranta nel 2022. Cinquantuno nel 2023. Quarantuno l’anno scorso. Trentanove quest’anno. Non calano i morti sulle strade modenesi. E seppur lontani dai 141 decessi rilevati nel 2002 – che testimoniano come negli ultimi 25 anni i passi avanti sono stati evidenti – l’attenzione non si può abbassare, specie per quanto riguarda i pedoni investiti e deceduti: nel 2024 sono stati 10 (peggior dato della regione), nel 2025 invece 5. Tra questi, l’ultimo in ordine di tempo, è stato il caso di Luciano Sbrozzi, 89 anni, travolto lo scorso 9 dicembre mentre attraversava la strada in largo Garibaldi.
L’analisi
«È preoccupante constatare che, su 15 incidenti mortali che hanno coinvolto autovetture, ben 10 – pari al 66% – siano riconducibili a fuoriuscite apparentemente autonome, senza un evidente contatto con altri veicoli, e che questi episodi abbiano causato 12 decessi, ovvero il 70% delle vittime in auto – nota Franco Piacentini, dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada Modena – . Non va meglio tra i ciclisti: su 10 deceduti complessivi, il 55% sembra essere conseguenza di cadute autonome, mentre il restante 45% è avvenuto a seguito di scontri con autovetture. In provincia si contano inoltre cinque pedoni investiti e deceduti, uno dei quali in tangenziale in orario notturno».
I numeri
La fascia oraria più critica resta «quella compresa tra le 12 e le 18. Gli automobilisti, con 17 decessi, rappresentano la categoria maggiormente colpita, seguiti da ciclisti e pedoni. I maschi risultano il sesso più a rischio, rappresentando il 90% delle vittime: si tratta prevalentemente di conducenti o pedoni, mentre il restante 10% riguarda donne, in un terzo dei casi passeggere. I comuni con il maggior numero di decessi su viabilità ordinaria sono Modena, Carpi, Spilamberto e Vignola, con un peggioramento significativo proprio a Spilamberto e a Cavezzo. Da segnalare però anche dati incoraggianti: per la prima volta dal 2002 non si registrano decessi in moto sulla Giardini, grazie a una presenza più capillare delle forze di polizia nelle aree collinari e montane. Positivi anche i numeri del distretto ceramico, dove per il secondo anno consecutivo non si registrano morti a Sassuolo e Maranello, così come a Fiorano e Formigine. Nessun decesso anche a Mirandola e Soliera. Resta infine centrale il tema delle cause, quasi sempre riconducibili a errori di guida e al mancato rispetto delle norme: distrazione o stanchezza, eccesso di velocità e stato psico-fisico alterato, purtroppo ambiti sui quali non sempre disponiamo di dati certi, così come sull’uso di telefoni e messaggistica durante la guida» conclude Franco Piacentini.
L’intervento di Pollastri
Sul tema interviene anche Marco Pollastri, presidente dell’Osservatorio sicurezza stradale dell’Emilia-Romagna: «I dati dei primi sei mesi del 2025 indicano che in provincia di Modena non si registra un miglioramento né sul numero dei morti né su quello dei feriti sulle strade. È una situazione che non ci lascia sereni e che ci spinge a rafforzare le azioni messe in campo» afferma. «Emergono criticità evidenti tra motociclisti, per i quali da anni non si osservano cali dell’incidentalità, e ciclisti, che restano gli utenti più vulnerabili e mostrano un nuovo lieve aumento. Nessun morto o ferito sulla strada è tollerabile». «Le cause sono sempre le stesse: distrazione, velocità e mancato rispetto delle regole. Servono azioni mirate e continuative: campagne di comunicazione per tutte le età, un rafforzamento dell’educazione stradale nelle scuole e iniziative specifiche dedicate agli utenti deboli in ambito urbano». «Le risorse nazionali dedicate alla sicurezza stradale sono praticamente assenti, per questo è fondamentale intervenire su infrastrutture, controlli ed educazione, che restano le tre leve principali. L’inasprimento delle norme del Codice della strada ha effetti immediati, ma senza controlli costanti perde efficacia nel tempo. Serve un’azione complessiva e continua. I prossimi mesi saranno decisivi, con l’avvio di una discussione ampia sul Codice della strada che potrà rappresentare un passaggio chiave per la sicurezza sulle nostre strade», conclude Pollastri.
