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Fiamma olimpica a Modena: i volti, i nomi e le storie dei tedofori – LO SPECIALE

di Ginevramaria Bianchi
Fiamma olimpica a Modena: i volti, i nomi e le storie dei tedofori – LO SPECIALE

Alessia Bellino, dalla malattia alla fiaccola: «Momenti unici, che tifo dai bambini». Chiara Casali ha chiuso il viaggio modenese: «È stato un vero onore essere qui». Protagonisti della staffetta anche la dottoressa Loretta Casolari e l’infermiere Michele Pernice

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MODENA. La fiaccola, vista da vicino, pesa molto più di quanto si pensi. Sta in equilibrio passando di mano in mano, sì, ma soprattutto diffondendosi tra le storie di chi la porta. Giovedì 8 gennaio, lungo il percorso modenese della Fiamma olimpica di Milano-Cortina 2026, il viaggio è diventato un mosaico di volti, biografie, scelte. Parliamo, in tutto, di ottantasette tedofori che, come in un racconto corale, uno dopo l’altro hanno attraversato la città.

Alessia Bellino

Tra loro, c’è Alessia Bellino che correva in viale Muratori, e per lei quei duecento metri «non sono stati solo una distanza simbolica, ma un’esperienza molto intensa, bellissima, sia dal punto di vista personale che sociale». Ci parla di incontri, di volti conosciuti nel pulmino del viaggio della Fiamma, di briefing, di fotografie scattate una dopo l’altra. Ma soprattutto, ci parla della sua Modena: «Vedere la città piena di persone per strada a fare il tifo mi ha resa molto felice, e ancora più orgogliosa di aver fatto parte di un pezzo di storia nazionale». Perchè per Bellino la Fiamma non è solo un simbolo, ma «la solidarietà e lo spirito sportivo che unisce non solo atleti professionisti, ma anche amatori come me», spiega. E dietro la sua storia, di passione per lo sport, ce n’è. Nel 2015, racconta, «un’encefalite autoimmune le ha fatto rischiare la vita. La guarigione è stata lunga, quasi due anni per recuperare tutte le competenze intellettuali e fisiche. E la corsa, in questo, mi ha aiutata tantissimo». Correva già prima, ha continuato dopo. Dieci maratone in totale, nove affrontate dopo la malattia, da Firenze a Roma, da Londra a Barcellona. E lungo il percorso fatto ieri, a sostenerla, c’erano il compagno con il figlio di un anno e mezzo in braccio, i genitori, il fratello arrivato da Bologna, amici e compagne di squadra: «Avevo un tifo pazzesco – commenta contenta – E poi i bambini delle scuole: è stata una gioia salutarli e fare le foto con loro!».

Chiara Casali

Nel frattempo, il viaggio della Fiamma si chiudeva al parco Ferrari con Chiara Casali, l’ultima tedofora di Modena. Arriva dalla provincia, da Formigine, e si racconta con piacere: «Sono qui come membro del Csi. Faccio progetti sportivi all’interno del carcere di Modena – ci spiega – Il sabato mattina, insieme ad altre volontarie, giochiamo a pallavolo con le detenute della sezione femminile. Con la palla tornano bambine. Che sia in carcere oppure qui, davanti alla Fiamma olimpica, noi del Csi vogliamo portare avanti proprio questi valori. Lo sport è per tutti, anche oltre le sbarre, anche oltre l’età. Dico sempre ai genitori: mettete lo sport nei progetti educativi dei vostri figli, è il modo più divertente per imparare regole e disciplina». Tornando all’esperienza vissuta in giornata, ci racconta che “essere stata l’ultima non è stato un privilegio, bensì una sintesi”: «Così ho potuto fare il tifo a tutti i miei compagni che man mano scendevano». Poi, sorride parlando dei piccoli miti che nascono attorno alla Fiamma. «La divisa? Ho sentito che qualcuno la vende su eBay a prezzi altissimi, oltre i mille euro. Ma sono gossip. Io la mia la terrò custodita come un bellissimo ricordo». E mentre ce lo dice, ha in mano anche il gadget consegnato ai tedofori, la parte inferiore della fiaccola: «È ispirata alla base della torcia vera, in alluminio e plastica riciclati. Però ve lo devo dire, mentre la portavo durante i miei duecento metri, non facevo altro che pensare che mi aspettavo fosse più leggera…», confessa ridendo.

Medico e infermiere

E tra gli ottantasette volti che hanno accompagnato la mattinata modenese ci sono stati anche quelli dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. A portare la fiamma la dottoressa Loretta Casolari, direttrice della Sorveglianza sanitaria, e Michele Pernice, infermiere del blocco operatorio di Baggiovara. Presenze che hanno ricordato come lo spirito olimpico passi anche dalla cura, dalla responsabilità, dalla continuità.

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