Inalca annuncia 164 esuberi nello stabilimento di Reggio andato a fuoco
Cgil, Cisl e Uil denunciano la svolta choc: «Venerdì in Regione tavolo di crisi». La cassa integrazione scade il 10 febbraio, a seguire via ai licenziamenti
REGGIO EMILIA. Un annuncio choc, che capovolge completamente lo scenario a poche settimane dalla scadenza della cassa integrazione, il 10 febbraio, un anno dopo il devastante incendio che ha raso al suolo lo stabilimento. Parlano di «schiaffo sociale» i sindacati di categoria Flai Cgil (regionale e provinciale), Fai-Cisl e Uila-Uil, dopo l’annuncio con cui Inalca, l’8 gennaio, ha comunicato loro, durante un incontro a Confindustria Modena, «esuberi strutturali» per la «quasi totalità» dei 164 addetti del sito di via Due Canali a Reggio Emilia.
Corsa contro il tempo
Ed è una corsa contro il tempo quella per salvare i posti di lavoro, mentre molti dipendenti, sottolineano le sigle, «si erano già trasferiti insieme alla famiglia in altre città dove il gruppo ha altre aziende, non aspettandosi certamente di essere licenziati». L’anno è iniziato nel peggiore dei modi per i lavoratori dell’azienda del Gruppo Cremonini e si sta facendo il possibile per salvare il maggior numero di posti di lavoro con tutte le misure a disposizione, come, ad esempio, il possibile prolungamento della cassa integrazione per altri sei mesi, durante i quali si avrebbe un po’ più di tempo a disposizione per decidere come affrontare il grave problema occupazionale. Si parlerà di questa e di altre possibili soluzioni nel tavolo di crisi previsto venerdì 16 gennaio in Regione, al quale tutte le parti guardano con attesa come un incontro importantissimo. Nella sostanza, scatterebbe una serie di licenziamenti collettivi il 10 febbraio, una volta terminata la cassa integrazione per cessata attività, una misura messa in campo in questi mesi.
Le reazioni
Il segretario della Flai regionale Valerio Bondi esprime “stupore e rabbia”, con il segretario provinciale reggiano di Cgil Flai Salvatore Coda, i segretari di Modena e Reggio della Uila Ennio Rovatti e Monica Ruggieri e della Cisl Fai Emilia Centrale, con il segretario territoriale Daniele Donnarumma e il funzionario Roberto Pinotti. Le sigle sottolineano a più riprese che «fin da poche ore dopo il rogo dello stabilimento di via due Canali – spiega Bondi – il confronto con l’azienda è stato costante e non è mai emerso un tema di esuberi. Tanto che il 29 luglio del 2025 abbiamo firmato un verbale di accordo per definire le condizioni della continuità produttiva e il ricollocamento dei lavoratori in altri stabilimenti del Gruppo». Avvisaglie di un cambiamento in peggio sono state colte lo scorso 5 dicembre quando “pur senza quantificarli l’azienda ha parlato di esuberi”, fino alla decisione definita “unilaterale” comunicata nei giorni scorsi. Comprensibilmente tesa è stata l’assemblea che si è svolta lunedì al circolo Pigal tra Flai, Fai e Uila con i lavoratori, che hanno visto sgretolarsi le proprie certezze sotto i piedi.
Cause e scenari
La scelta di Inalca, secondo quanto comunicato alle sigle, sarebbe maturata in seguito al cambiamento delle condizioni di mercato che hanno visto l’unico cliente di Inalca, Coop Alleanza 3.0, trasferire su altri soggetti il 40 per cento delle commesse della carne. A questo si aggiungerebbe un generale calo della domanda di questo prodotto. Di fronte al nuovo scenario, i sindacati si sono attivati chiedendo innanzitutto la convocazione del tavolo di crisi in Regione, che si svolgerà alle 15 di venerdì 16 gennaio. L’applicazione del decreto legge 92 del 2025 che consentirerebbe di allungare la cassa integrazione di sei mesi, cioè fino ad agosto è una delle richieste che saranno messe sul tavolo. Inoltre, si tenterà di imbastire un percorso di ricollocamenti dei lavoratori in altri siti. Su questo aspetto non si indicano numeri ma, come dice il decreto stesso, l’obiettivo è ovviamente quello di ricollocare una «parte significativa» degli operai. Tra le ipotesi c’è anche quella di vagliare “filiere coerenti” di altre aziende, in cui i lavoratori in esubero potrebbero essere trasferiti. Infine, per coloro che accetteranno il licenziamento, Flai-Fai-Uila pensa all’outplacement, ovvero a incentivi economici e corsi di formazione a carico di Inalca. Se nessuno dei tentativi esperiti andrà a buon fine, infine, le sigle si mobiliteranno contro i licenziamenti «con tutti gli strumenti a disposizione».
Quale futuro per i lavoratori?
Per quanto riguarda la ricollocazione dei lavoratori, inoltre, Flai, Fai e Uila chiariscono che non accetteranno soluzioni «al ribasso» come potrebbe essere l’ingresso dei lavoratori nel ramo della ristorazione del Gruppo Cremonini (come Chef express), dove «è applicato un contratto diverso con retribuzioni peggiori e orari di lavoro part time». Inoltre, «considerato che Inalca è nata e prosperata tra Reggio Emilia e Modena – chiudono i sindacalisti – riteniamo che ci sia un tema di storicità aziendale, di radici col territorio, e di una responsabilità sociale che è venuta meno. Senza contare le situazioni individuali di quei (pochi) lavoratori che, avendo avuto rassicurazioni sulla tutela del loro posto di lavoro, si sono trasferiti con la famiglia in altre città». Il Gruppo Cremonini, interpellato dalla Gazzetta, non ha rilasciato dichiarazioni.
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