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Il caso

Al via il processo al carabiniere: «Non raccolse la denuncia di Gabriela»

Stefania Piscitello
Al via il processo al carabiniere: «Non raccolse la denuncia di Gabriela»

La donna poi fu uccisa a Castelfranco dal marito Salvatore Montefusco insieme alla figlia Renata

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CASTELFRANCO. Ha preso il via il processo a carico del luogotenente dei carabinieri accusato di non avere raccolto una denuncia di Gabriela Trandafir. Secondo l’accusa, la donna si era recata in caserma a Castelfranco per segnalare i maltrattamenti del marito Salvatore Montefusco. Lui, imprenditore 71enne, ucciderà più di un anno dopo Gabriela e la figlia di lei Renata, a fucilate, il 13 luglio 2022 a Castelfranco. Il militare dell’Arma è quindi a processo per rifiuto od omissione di atti di ufficio. Quanto a Montefusco, invece, in primo grado è stato condananto a trent’anni, ma in Appello la pena è aumentata: ergastolo.

Ieri si è tenuta la prima udienza di smistamento: l’avvocato Barbara Iannuccelli, legale dei familiari di Gabriela e Renata Trandafir, ha chiesto la costituzione di parte civile. Alla richiesta si è opposto l’avvocato Cosimo Zaccaria, difensore del luogotenente, che ha chiesto l’esclusione dei genitori e dei fratelli di Gabriela Trandafir per l’assenza di un collegamento giuridico ed economico con il capo di imputazione contestato al suo assistito.

La difesa

L’avvocato Cosimo Zaccaria ha precisato che «la vicenda oggetto del giudizio non attiene in alcun modo alla morte della signora Trandafir e di sua figlia, alle quali va il massimo rispetto, ma riguarda esclusivamente una contestazione di carattere tecnico rivolta a un graduato dell’Arma per una presunta omissione di atti d’ufficio».

Zaccaria ha spiegato che l’opposizione alla costituzione di parte civile rappresenta «un esercizio legittimo del diritto di difesa, nel pieno rispetto della legge processuale penale italiana, senza alcuna motivazione personale». Il difensore ha inoltre ribadito che nel corso del dibattimento «dimostreremo l’assoluta estraneità del luogotenente rispetto alle contestazioni che gli sono state rivolte», sottolineando come la difesa preferisca affrontare nel dettaglio i contenuti del fascicolo solo al termine del processo, «quando tutti gli elementi potranno essere valutati con la necessaria attenzione».

«Si assiste con un certo dispiacere – ha aggiunto – a un accanimento nei confronti del luogotenente che appare ingiustificato». Il militare, ha concluso Zaccaria, «ha totale fiducia nella giustizia e, nonostante alcuni attacchi mediatici, continua a svolgere la propria vita a testa alta, certo della correttezza del suo operato». Il giudice si è riservato sulla richiesta di costituzione di parte civile.

L’avvocato della famiglia

«La decisione sull’ammissione o meno della parte civile è stata rinviata al 3 febbraio. Comunque – così l’avvocato Barbara Iannuccelli – Elena Tiron sarà un testimone importante in questo processo e stamattina la procura ha depositato come atto di indagine integrativa il contenuto della chiavetta che era in possesso di Elena e da lei depositata. Tutti i familiari confidano davvero nella giustizia e sperano che questo processo spieghi davvero cosa è accaduto e il perché per un intero anno Gabriela e Renata hanno chiesto aiuto senza mai essere ascoltate».