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Il caso

Bimbo con la scabbia, famiglia infuriata con il consigliere della Lega: «Messo alla gogna a 2 anni»


	Il post di Bertoldi, poi corretto
Il post di Bertoldi, poi corretto

La nonna del piccolo dopo il post scritto su Facebook da Giovanni Bertoldi: «Si è scusato e ha corretto la sua frase quando lo abbiamo informato di una possibile querela e del fatto che mio nipote non è nordafricano, ma non ci si comporta così solo per avere visibilità»

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MODENA. Sul caso della scabbia in un asilo nido di Modena e sul post pubblicato su Facebook dal consigliere della Lega Giovanni Bertoldi interviene la nonna del bimbo coinvolto: «Tengo a precisare come già detto che mio nipote è italiano – spiega – anche se questo aspetto importa poco. La mia famiglia, ma ovviamente soprattutto mia figlia, che ha solo 22 anni, è sconvolta perché hanno messo alla gogna un bambino di soli 2 anni per una malattia che non si sa nemmeno dove possa averla presa, essendoci anche un altro caso nella classe, ma di cui nessuno parla». La signora fa sapere di aver «contattato immediatamente Bertoldi, informandolo di una possibile querela e per informarlo anche che il bambino non è nordafricano, e che non si fanno "post" del genere solo per avere visibilità. Il consigliere ha poi contattato mia figlia, e dopo una breve discussione si è scusato e ha modificato il “post” su Facebook. Detto ciò - chiude la nonna del bimbo - mi vergogno di essere in un Paese dove si strumentalizza un bambino piccolissimo».

Le precisazioni di Bertoldi

Dopo aver scatenato la bufera, il capogruppo della Lega era tornato sulle sue parole: «Il mio post su Facebook criticato dal Pd – aveva spiegato Bertoldi – aveva l’obiettivo di informare sulla presenza di un focolaio di scabbiosi in un nido modenese ed esprimere la mia preoccupazione rispetto alle possibili condizioni che potessero aver favorito l’insorgenza del caso segnalato. Come noto, la diffusione di questo parassita è spesso agevolata da situazioni di promiscuità o sovraffollamento abitativo. Successivamente ho potuto verificare che il bambino interessato è nato in Italia, è cittadino italiano e non vive in contesti con particolari criticità; per questo motivo ho provveduto immediatamente a rimuovere la frase che poteva risultare sgradita o inopportuna. Resta tuttavia il tema centrale: la presenza di casi di scabbiosi in una struttura educativa comunale. Ritengo che l’informazione e la trasparenza siano fondamentali per aumentare vigilanza e attenzione».

La reazione del Partito democatrico

Sul caso era immediatamente intervenuto il Partito democratico, che aveva fatto notare che «la priorità deve essere la tutela della privacy dei bimbi e della dignità delle famiglie, non la ricerca di visibilità sui social. Associare pubblicamente un bambino a una situazione sanitaria che richiede attenzione e cautela è già di per sé irresponsabile. Farlo diffondendo informazioni non verificate - aveva aggiunto il Pd - e arrivando di fatto a indicare nell’origine del minore la causa del problema sanitario è ancora più grave: significa usare un tema delicato per fare polemica e alimentare paure, facendo passare l’idea pericolosa che le condizioni di salute di un individuo dipendano dalla "provenienza". È così che nascono stigma, discriminazione e tensioni».

La maggioranza del Consiglio

Anche i capigruppo delle forze di maggioranza del Consiglio comunale di Modena hanno espresso una dura condanna nei confronti delle dichiarazioni pronunciate da Bertoldi. Secondo i rappresentanti di Avs, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Spazio Democratico, l’esponente leghista avrebbe volutamente sottolineato l’etnia del bambino coinvolto, associando implicitamente la malattia alla "sporcizia" e dunque alla provenienza straniera. «Abbiamo assistito con sgomento e indignazione alle sue parole – affermano i capigruppo Martino Abrate, Diego Lenzini, Giovanni Silingardi e Grazia Baracchi –. Il riferimento all’origine del piccolo, in un caso peraltro raro e sporadico, lascia intendere un messaggio che nulla ha a che fare con il rispetto dovuto ai bambini e ai valori della nostra Costituzione». I gruppi di maggioranza hanno inoltre espresso solidarietà alla famiglia del bambino, le cui dichiarazioni sono state rese note in questi giorni: «I bambini non si toccano - sottolineano - e trovarsi trascinati nel tritacarne dell’odio è ancor più grave quando questo odio viene alimentato da un rappresentante delle istituzioni».La presa di posizione si allarga anche al clima politico provinciale. Abrate, Lenzini, Silingardi e Baracchi ricordano infatti altri recenti episodi che definiscono "omofobi e antifemministi" provenienti da esponenti del centrodestra modenese. «Siamo seriamente preoccupati - ribadiscono - perché si tratta di rappresentanti di forze politiche oggi al governo del Paese. Negare valori fondamentali come la parità di genere, il ruolo educante della scuola o il rispetto delle scelte affettive mina la credibilità delle istituzioni».Nel loro intervento, i capigruppo richiamano anche la ricorrenza storica del 1° febbraio 1945, quando il decreto Bonomi riconobbe il diritto di voto alle donne: «A chi oggi definisce quella conquista un attacco all’unità familiare vogliamo ricordare che fu un passo decisivo verso una società più giusta e partecipata, frutto di lotte e rivendicazioni portate avanti per quasi un secolo».La maggioranza conclude chiedendo un intervento netto e pubblico da parte delle forze di centrodestra: «Serve una chiara presa di distanza per isolare chi promuove tesi incompatibili con i valori fondamentali della convivenza civile e democratica, principi alla base della nostra Costituzione».