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Caso Ruggi, lo “sceriffo” Lanza: «Il cellulare di Daniela è indistruttibile: se non è stato preso, è ancora nella torre»


	A sinistra Daniela Ruggi, a destra Domenico Lanza "lo sceriffo"
A sinistra Daniela Ruggi, a destra Domenico Lanza "lo sceriffo"

Era un regalo di Domenico Lanza. Non era incinta: le avevano fatto esami in ospedale

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MONTEFIORINO. Potrebbe essere il telefono la chiave del mistero di Daniela Ruggi. Un telefono che, se non le è stato sottratto, con tutta probabilità è ancora lì nella torre, in mezzo alle macerie ma non distrutto. Perché è un telefono indistruttibile.

Il cellulare

Daniela è sparita portandosi dietro il cellulare che gli aveva regalato Domenico Lanza. Si tratta di un “Kingkong” della Cubot, modello conosciuto per essere super resistente, scelto spesso per questo da chi fa lavori pesanti. «L’avevo regalato a Daniela perché il suo gliel’avevano rubato – sottolinea Lanza – è un cellulare indistruttibile. A un mio amico uno uguale cadde dal finestrino dell’auto, ci passò sopra la macchina dietro e lo trovò ancora intatto, lo schermo non era neanche crepato. Io spero proprio che alla torre lo trovino: anche se gli sono finite addosso delle macerie, sono sicuro che non si è rotto. Se invece qualcuno gliel’ha preso, è un altro discorso». È proprio questo il punto: al di là dei dati che può conservare (era un cellulare senza Whatsapp, quindi solo traffico telefonico e sms), la sola presenza o meno del telefono dentro la torre è dirimente nelle indagini. Se c’è, assieme ai resti di Daniela, prende quota la pista dell’incidente nella torre, o della morte per malore. Nessun assassino avrebbe lasciato il cellulare della vittima sul luogo del delitto. Se non c’è, si fa invece concreta la pista dell’omicidio. Bisogna attendere: anche ieri, 11 febbraio, nulla si è mosso alla torre.

Nessuna gravidanza

Ieri – 11  febbraio - è stata rilanciata anche in tv nazionale l’ipotesi che Daniela potesse essere incinta al momento della scomparsa. Lei più volte aveva parlato in paese di una sua gravidanza, ma era solo un suo grande desiderio. Daniela non era incinta. Il 18 settembre 2024, dopo l’accesso dei servizi sociali a casa sua, fu portata all’ospedale di Sassuolo per un malore, e dimessa nel pomeriggio. Dagli esami fatti non è emersa nessuna gravidanza. Ed era un elemento fondamentale questo per fare una diagnosi del malore, e della terapia da somministrare: in stato di gravidanza infatti è sconsigliata l’assunzione di buona parte dei farmaci. È stato il primo accertamento sanitario fatto, questo, sulla ragazza. Il malessere invece non era in nessun modo collegato a una gravidanza. Peraltro la madre di Daniela quel giorno era regolarmente in servizio all’ospedale di Sassuolo, e ha chiesto delle condizioni della figlia: se fosse stata incinta, gliel’avrebbero detto subito. La madre invece conferma attraverso l'avvocato Guido Sola (che assieme a Elena Lenzini tutela lei e l’altra figlia) «di non aver avuto dall’ospedale alcuna segnalazione di gravidanza per Daniela». I carabinieri sarebbero venuti a conoscenza subito di un eventuale stato di gravidanza della ragazza leggendo le cartelle dell’ospedale. E ovviamente la ricerca dell’eventuale padre del feto sarebbe stata la prima pista investigativa. Ma non ci sono mai state attività in questo senso, perché la 31enne non aspettava un bambino. Era solo un suo grande desiderio averlo, e in questo mischiava spesso realtà e fantasia.