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Morte del vigile del fuoco Marco Guerri: 6 medici del Pronto soccorso di Vignola indagati

di Daniele Montanari
Morte del vigile del fuoco Marco Guerri: 6 medici del Pronto soccorso di Vignola indagati

Secondo i famigliari del pompiere sbagliarono diagnosi, ma il pm chiede di archiviare: il giudice si è riservato sulla decisione

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VIGNOLA. Sei medici del Pronto soccorso di Vignola sono indagati per la morte di Marco Guerri, il caporeparto dei vigili del fuoco di Vignola morto il 20 maggio 2024 a 57 anni. Il pm però è convinto della loro innocenza, mentre i famigliari chiedono altre indagini.

La morte e l’autopsia

Guerri il 19 maggio era stato portato dal 118 al PS di Vignola verso le 19 per un forte dolore allo sterno. In ospedale fu visitato e tenuto in osservazione per diverse ore, ma poi rimandato a casa perché asintomatico. La mattina dopo la moglie lo trovò riverso in casa senza vita: morto di colpo senza possibilità di soccorso. Gli esami effettuati sulla salma hanno evidenziato che la morte fu dovuta a una dissezione dell’aorta ascendente. Un’emergenza medica gravissima, che porta alla morte in pochi istanti.

Le indagini e la richiesta

Per quanto accaduto, sei medici del Pronto soccorso di Vignola sono finiti indagati, con l’accusa di responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario (articolo 590 sexies del Codice penale). Il pm però ha chiesto il loro proscioglimento a seguito della perizia medico legale secondo cui i sei che hanno avuto in cura Guerri hanno operato correttamente dimettendolo, perché quel tipo di patologia così fulminea non era diagnosticabile sulla base dei dolori al petto che aveva avvertito. Alla richiesta di archiviazione hanno fatto opposizione la compagna e il figlio di Guerri, attraverso l’avvocato Michela Anna Guerra, ritenendo all’opposto che quei sintomi se correttamente interpretati facessero presagire il malore imminente. In sostanza, secondo loro doveva essere trattenuto in ospedale e immediatamente portato in sala operatoria al momento dell’insorgenza del malore fatale. Queste le ragioni che sono state espresse ieri davanti al giudice. Di contro, l’avvocato Alessandro Sivelli, che difende i sei medici, si è invece associato alla richiesta di archiviazione del pm sostenendo, sulla base di una perizia Ausl, che una tale patologia fulminea non si poteva prevedere. Il giudice si è riservato sulla decisione.

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