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Il caso

La comunità islamica dopo le minacce con la finta dinamite: «Abbiamo paura, è la prima volta»

di Stefania Piscitello
La comunità islamica dopo le minacce con la finta dinamite: «Abbiamo paura, è la prima volta»

Abdelmajid Abouelala: «Qui a Rami di Ravarino nessuna moschea ma un centro culturale»

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RAVARINO. In paese l’ex cinema Cristallo si presenta come un edificio sospeso nel tempo. Le sale sono ampie, spoglie, i pavimenti coperti di polvere e qualche residuo dei vecchi arredi. Le pareti mostrano segni di intonaco consumato, mentre l’area esterna, oggi incolta e disordinata, lascia intravedere le potenzialità di un recupero urbano. «Questi episodi ci hanno spaventato molto», racconta Abdelmajid Abouelala, responsabile dell’associazione Al Wahda a Rami di Ravarino. «Non avevamo mai ricevuto minacce di questo tipo in tutti gli anni che siamo qui. È la prima volta che succede».

Le minacce “esplosive”

Negli ultimi giorni la quotidianità del luogo è stata segnata proprio da questi episodi. A terra, lungo il perimetro dell’ex cinema, sono comparsi per due volte candelotti di finta dinamite. Il primo episodio risale al 27 gennaio: circa quindici candelotti sparsi nel cortile e lungo i muri, posizionati in modo da risultare ben visibili. Il secondo ritrovamento è avvenuto pochi giorni fa: quattro candelotti, sempre finti, accompagnati da un foglio con una scritta in arabo, un avvertimento che ha reso il gesto più concreto agli occhi di chi lo ha trovato. In entrambe le occasioni sono intervenuti i carabinieri, che hanno messo in sicurezza l’area, rimosso gli ordigni e avviato le indagini. «Dopo il primo episodio ho iniziato a controllare ogni giorno che non ci fosse nulla di strano. Quando ho visto di nuovo quei candelotti ho chiamato subito», aggiunge Abdelmajid. «In tanti anni qui non avevamo mai ricevuto minacce». Al Wahda è presente sul territorio dal 2015. La comunità locale conta oggi circa sessanta membri e utilizza come sede un piccolo locale in via Giambi, a poco più di cento metri dall’ex cinema. Uno spazio di quaranta, quarantacinque metri quadrati al massimo, troppo piccolo per le attività che vengono svolte. «Facciamo corsi di arabo per i nostri figli, corsi di italiano, attività educative», spiega Abdelmajid. «Avevamo iniziato anche corsi di arabo aperti agli italiani, ma li abbiamo dovuti interrompere proprio per mancanza di spazio».

Il progetto

Ad aprile 2025 l’associazione ha acquistato l’ex cinema Cristallo da un privato. L’obiettivo è riqualificare l’edificio e trasferire qui le stesse attività già svolte oggi, senza cambiarne la natura.
«Non una moschea, ma un centro culturale», precisa Abdelmajid Abouelala. La destinazione urbanistica dell’immobile non consente infatti luoghi di culto. Il progetto verrà presentato nei prossimi giorni.
All’interno dello stabile le potenzialità sono evidenti: sale ampie che potrebbero diventare aule o spazi per laboratori, uffici, aree di incontro per i più giovani. L’area esterna, oggi incolta, potrebbe accogliere spazi per attività all’aperto. «Sarebbe un recupero per l’intera zona», osservano, indicando i cortili e i vani ancora vuoti.
Accanto a lui c’è il figlio Mohamed Abouelala, 21 anni, cresciuto a Ravarino e membro attivo della comunità. Per i più giovani il centro non è solo uno spazio fisico, ma un’occasione per sviluppare attività sportive e educative. «Vogliamo togliere i ragazzi dalla strada», racconta Mohamed. Parla di tornei di calcio organizzati nella zona e nei comuni vicini, dell’attrezzatura sportiva che potrebbero custodire qui e della possibilità di creare momenti di aggregazione.

«Lo sport insegna i valori e aiuta a scegliere una buona strada», aggiunge. Accanto all’attività fisica, l’associazione supporta anche lo studio: «Aiutiamo i più piccoli con i compiti, cerchiamo di essere vicini a chi ha più difficoltà», spiega.

Gli accertamenti

Le indagini dei carabinieri proseguono. Verranno analizzate le telecamere della zona e raccolti eventuali elementi utili a identificare i responsabili.
Da quanto emerso, non vi sarebbero telecamere pubbliche nell’area, ma solo private: da questi occhi elettronici potrebbe arrivare qualche risposta su movimenti sospetti nelle ore precedenti al ritrovamento. Certo è che l’episodio ha destato molta preoccupazione tra le decine di frequentatori del centro che, da anni, partecipano alle attività dell’associazione.