Gazzetta di Modena

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Il caso giudiziario

Maxi truffa a Unimore, sparirono 260mila euro: quattro a processo, tutti gli altri prosciolti

di Stefania Piscitello

	Le indagini della Guardia di Finanza
Le indagini della Guardia di Finanza

A finire al centro delle indagini l’ex responsabile della gestione amministrativo-contabile del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche e altri 17 “beneficiari” dei pagamenti. Venivano riportate causali non veritiere come “pagamento fornitori”, “rimborso piccole spese”

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MODENA. Quattro andranno a processo, tutti gli altri – erano diciotto gli indagati per cui il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio –, o prosciolti con sentenza di non luogo a procedere o perché i reati a loro contestati sono prescritti. Il tema è quello della maxi inchiesta per peculato, truffa e falso ai danni di Unimore e che ha visto finire al centro delle indagini l’ex responsabile della gestione amministrativo-contabile del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche. Una vicenda che ha fatto finire sotto la lente di ingrandimento della Finanza anche docenti universitari, addetti amministrativi, dottorandi. Ad essere rinviati a giudizio un impiegato e tre direttori amministrativi. Il processo prenderà il via a settembre.

L’inchiesta

Tutto era partito dalla denuncia–querela presentata dall’Università di Modena e Reggio. Erano state riscontrate anomalie all’interno della gestione amministrativo-contabile del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche. Sono scattate le indagini della procura, condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Modena, da cui è emerso come il responsabile amministrativo avesse disposto indebiti pagamenti per circa 260mila euro. Per l’accusa, quindi, l’ex responsabile amministrativo del dipartimento avrebbe indotto in errore la tesoreria universitaria sulla spettanza di tali emolumenti e determinato un ingiusto vantaggio patrimoniale a favore di sé stesso e di altri: addetti amministrativi, manutentori, docenti universitari, dottorandi, assegnisti di ricerca e altri risultati beneficiari degli indebiti pagamenti. A loro erano contestati truffa e in alcuni casi anche falso.

Il sequestro della finanza

A marzo 2025 la Finanza ha sequestrato al funzionario denari e beni per 260mila euro. I fatti contestati al principale indagato si sarebbero verificati, secondo la ricostruzione di procura e Finanza, tra il 2013 e il 2020. Potendo disporre dell’accesso al sistema gestionale e dei dispositivi di firma digitale, aveva falsamente attestato circa 750 mandati di pagamento con causali fittizie e spesso privi di documentazione giustificativa. Per esempio, in sede di disposizione dei bonifici, venivano riportate causali non veritiere come “pagamento fornitori”, “rimborso piccole spese”, “rimborso spese anticipate per materiali di consumo e varie”, riguardanti prestazioni mai rese o spese non realmente sostenute, ma anche acquisti di carne, felpe e scarpe, oltre che la riparazione di un’autovettura privata.

L’iter giudiziario

In diciotto sono finiti indagati e l’Università si è costituita parte civile. Ieri, 24 febbraio, come già detto, alcune posizioni sono state prescritte, per altri è stata emessa sentenza di «non luogo a procedere». In quattro sono stati rinviati a giudizio accusati a vario titolo di truffa e falso. Gli avvocati Cosimo Zaccaria e Alessia Massari assistono una professoressa (docente all’università da circa 26 anni) per la quale è stata emessa sentenza di non luogo a procedere. «Siamo molto contenti della decisione del giudice. La nostra assistita, pur essendo estranea a qualsiasi fattispecie criminosa ha cercato fin dall’inizio di collaborare il più possibile con la guardia di finanza rendendo ben due interrogatori. Oggi, dopo indagini iniziate da circa 6 anni e dopo il primo interrogatorio reso addirittura nel 2021, la professoressa può di nuovo "respirare", avendo vissuto con grande frustrazione e sofferenza le accuse ricevute che all'inizio riconducevano addirittura ad ipotesi di peculato per poi tramutarsi in truffa ai danni dello stato e falso ideologico. Ha sempre confidato nella giustizia che alla fine le ha dato ragione».

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