Maria Giulia, una giovane modenese in Accademia: «Impegno e senso di appartenenza»
La 21enne Bolognini fa parte del 207° corso “Fermezza” che ha prestato giuramento venerdì 6 marzo: nata a Padova, da più di 10 anni vive a Bomporto e si è diplomata al liceo Muratori-San Carlo
MODENA. Tra gli allievi ufficiali del 207° corso “Fermezza” dell’Accademia militare di Modena che hanno prestato giuramento venerdì 6 marzo spicca Maria Giulia Bolognini, 21 anni, nata a Padova e residente a Bomporto da oltre dieci anni. Maria Giulia, che attualmente frequenta il corso di laurea in Scienze Strategiche e dal prossimo anno proseguirà gli studi in ambito ingegneristico, ci ha raccontato il suo percorso e le motivazioni che l’hanno portata a intraprendere la carriera militare. Oltre agli studi, Maria Giulia, che si è diplomata al liceo Muratori-San Carlo di Modena, coltiva una grande passione per lo sport, praticando diverse discipline, e per la lettura, interessi che riflettono determinazione, curiosità e voglia di mettersi continuamente alla prova.
Cosa ti ha spinto a scegliere la carriera militare e, in particolare, l’Esercito Italiano?
«La scelta della carriera militare non è stata per me improvvisa, ma il risultato di un percorso di maturazione personale alimentato da esempi concreti vissuti in famiglia. Il confronto diretto con l’esperienza di un parente stretto mi ha permesso di capire cosa significa essere militari. Ho individuato nell’Esercito Italiano l’istituzione capace di trasformare i valori in cui ho sempre creduto in un impegno operativo e formativo, coniugando spirito di appartenenza, crescita personale e contributo reale alla collettività».
Se dovessi raccontare a casa una tua giornata tipo in Accademia, da dove inizieresti? Che tipo di studi stai affrontando oggi e cosa rende diverso studiare in Accademia rispetto a un’università tradizionale?
«Inizierei sicuramente dall’evento cardine della mattina: l’Alzabandiera. Essa richiama subito al senso di appartenenza e di responsabilità. Dopo questo rito quotidiano, la giornata prosegue tra lezioni universitarie, addestramento e impegni formativi. Gli studi che affronto oggi uniscono discipline accademiche e militari, richiedendo metodo e costanza. A rendere l’Accademia unica è proprio il connubio tra studio, attività addestrative e ginnico - sportive».
Cosa significa per te giurare fedeltà alla Repubblica Italiana e quali valori di questa promessa pensi saranno importanti nel tuo futuro professionale?
«Per me si tratta non solo di una promessa solenne, ma di un atto di consapevolezza e di scelta quotidiana. Significa accettare di rappresentare lo Stato con il proprio comportamento, con o senza l’uniforme, mettendo l’interesse collettivo davanti a quello personale».
Quanto è importante questa cerimonia per la tua famiglia e come vivono questo momento?
«Rappresenta un momento di grande orgoglio e di emozione condivisa. È la celebrazione di anni di impegno e sacrificio, non solo miei, ma anche della mia famiglia, che mi ha sostenuta in ogni scelta. Non nascondo la commozione e la fierezza che provo».
Pensando al futuro, cosa senti di aver già costruito qui a Modena che ti accompagnerà nella tua carriera e c’è qualche insegnamento della tua famiglia che qui a Modena ti torna spesso in mente?
«Sento di aver già gettato le basi per avere una forma mentis degna di un futuro ufficiale. Tramite le attività giornaliere: ho imparato a lavorare in squadra, a gestire le responsabilità e a crescere non solo come allieva, ma come persona».
Hai mai avuto momenti di nostalgia o difficoltà legate alla lontananza? Come hanno reagito amici e famigliari quando hai detto loro che volevi entrare nell’Accademia Militare?
«Ho provato nostalgia degli affetti durante i primi giorni di corso, tuttavia le giornate sono così intense e piene di attività che il pensiero svanisce quasi subito. In aggiunta, la mia famiglia e i miei amici hanno accolto con orgoglio e sostegno la mia scelta, incoraggiandomi a seguire questa strada. L’unione di questi due elementi mi ha aiutata a trasformare ogni difficoltà in determinazione».
Guardando al futuro, che tipo di Ufficiale vorresti diventare?
«Aspiro a diventare un ufficiale che sappia ispirare i propri uomini. In aggiunta, aspirando a essere membro del corpo degli ingegneri, vorrei contribuire a innovare i mezzi e gli strumenti in dotazione, al fine di poter contribuire allo sviluppo tecnologico su cui l’Esercito punta molto».
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