Nomadi via da San Matteo, i vicini: «Anni difficili, siamo scesi a compromessi per convivere pacificamente»
Il sollievo di residenti e titolari delle attività nella zona accanto alla Canaletto in cui era presente il campo abusivo, sgomberato dal Comune di Modena dopo l’incidente mortale costato la vita all’89enne Antonietta Berselli: «Per evitare furti, concedevamo gli allacciamenti»
MODENA. «Sono contenta di questo sgombero, la situazione era diventata insostenibile». Francesca Motolese è la titolare dell’Eurocamping Service Modena, azienda di rivendita di roulotte e camper in via Canaletto, a poche decine di metri dal campo nomadi abusivo sgomberato dal Comune di Modena dopo l’incidente mortale in cui ha perso la vita l’89enne Antonietta Berselli.
Furti frequenti
La notizia dello sgombero ha generato un certo sollievo a tanti residenti o imprenditori della zona. «Sono stati anni difficili – racconta Motolese – non mi sono mai sentita sicura. Gli orari di apertura di questa attività sono stati calibrati in base alla presenza di tecnici e collaboratori per evitare che io rimanessi qui da sola». La titolare racconta di aver «subito anche diversi furti, che non posso attribuire con certezza alle persone che vivevano nel campo nomadi. È certo però che ho notato diverse volte dai video delle telecamere dei bambini all’interno della mia proprietà. Li mandavano in avanscoperta per controllare quali camper fossero aperti e perlustrare i mezzi parcheggiati. A volte chiedevano di potersi “attaccare” alla corrente per caricare il cellulare, mentre altre volte esordivano con bizzarre richieste di informazioni in merito a determinati pezzi di ricambio dei mezzi. Noi, a livello di sicurezza, non possiamo che accogliere con sollievo la notizia dello sgombero».
Convivenza difficile
Anche un altro imprenditore della zona racconta la sua esperienza: «Non sono mancati furti o danneggiamenti ai macchinari della mia impresa. Negli anni abbiamo cercato di instaurare una convivenza più pacifica possibile con queste persone. Per evitare di avere problemi, ho concesso loro più volte di utilizzare l’acqua e ho installato nel giardino una centralina a bassa tensione alla quale potersi attaccare alla corrente elettrica. Non si tratta di omertà o di codardia, bensì di abbandono da parte delle istituzioni. Il campo di San Matteo doveva essere provvisorio ed è rimasto così a lungo perché di fatto non “disturbava” troppo. In quanti vivono qui? Ci sono solo un paio di case e attività economiche, relativamente poche. Quelle poche, però, hanno pagato per tutti». L’imprenditore, poi, avanza una riflessione: «È un tipo di accoglienza fallimentare, non possono vivere in queste condizioni, senza allacciamenti ad acqua e luce. Spero che possano trovare una sistemazione strutturale una volta per tutte», conclude l’intervistato.
Visite frequenti
I fratelli Losi vivono accanto alla chiesa di San Matteo. Raccontano di «frequenti visite da parte dei nomadi che vivevano lì. Subito abbiamo accontentato le loro richieste - affermano - poi si sono fatti sempre più invadenti e abbiamo dovuto mettere dei “paletti”. Hanno cominciato chiedendo di caricare un cellulare o altri dispositivi. A volte domandavano acqua o specifici prodotti culinari. Dopo un po’, però, hanno cominciato ad aggirarsi all’interno della nostra proprietà senza avvisare. Un giorno – raccontano – ho sentito il rumore di un phon acceso e sono sceso in cortile per controllare: una donna si stava asciugando i capelli dentro al nostro garage. Siamo rimasti sconvolti. Comportamenti di questo tipo erano frequenti e sempre più irritanti. Così abbiamo cercato di chiarire “battagliando” anche un po’. Siamo contenti che siano stati trasferiti», concludono i due fratelli.
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