Fabrizio Gifuni direttore per un giorno della Gazzetta di Modena: la riunione di redazione e un invito ai giornalisti
L’attore due volte vincitore del David di Donatello sarà al Teatro Storchi con il progetto di Ert sulle figure di Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini: «Il passato parla al futuro, la memoria diventi esperienza viva»
MODENA. Fabrizio Gifuni, attore, produttore e regista. Due volte vincitore del David di Donatello come miglior attore e miglior attore non protagonista. Fabrizio Gifuni, direttore della Gazzetta di Modena. Sì, avete letto bene. L’attore romano – che di recente ha interpretato Enzo Tortora nella serie, firmata HBO, “Portobello” – è stato per una giornata il direttore del nostro quotidiano.
Riunione di redazione
Mancano pochi minuti alle 10, due minuti per la precisione, e la giornata della redazione si apre con la classica riunione. C’è il direttore (di tutti i giorni) Davide Berti e c’è, come detto, Fabrizio Gifuni, direttore per 24 ore della Gazzetta: «Siamo colleghi, quindi diamoci del “tu”». Detto, fatto: inizia il confronto. Un confronto che spazierà su diversi temi, ma che farà perno sull’idea del direttore (qui il suo editoriale). Del direttore Gifuni, e chi sennò? «Immaginare un giornale significa, prima di tutto, immaginare uno spazio di racconto. Anche quotidiano. Anche minimo. L’idea che sono qui a proporvi oggi – dice – è quella di dare vita a una rubrica con cadenza regolare. Una rubrica che racconta una piccola o una grande storia, magari nota o magari dimenticata. Una rubrica che ripercorre l’Italia degli ultimi cento anni». L’idea editoriale di Gifuni ha uno scopo preciso, l’obiettivo è chiaro: «C’è una sola regola, che chiedo alla mia redazione (sorride, ndr) di rispettare: non limitiamoci alla rievocazione del passato, ma illuminiamo il presente. Chiediamoci perché oggi vale la pena tornare su quella vicenda finita nella rubrica. Interroghiamoci sul perché quella storia dice ancora qualcosa, perché ci proietta verso il futuro».
Dal passato al futuro
E la storia, quella che permette di ragionare su presente e futuro, è parte integrante del lavoro di Gifuni, che sarà protagonista a Modena a partire dalla metà di questo mese. Il primo appuntamento si svilupperà dal 15 al 17 aprile: l’attore porterà sul palco del teatro Storchi il corpo poetico e politico di Pier Paolo Pasolini con lo spettacolo “Il male dei ricci”. Mentre il 18 e il 19 aprile sarà la volta di “Con il vostro irridente silenzio”: le lettere e il memoriale di Aldo Moro, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia. Il tutto fa parte di un più ampio progetto realizzato da Ert, che prevede vari eventi e che porta con sé questo titolo: “Attraverso quei corpi: Moro e Pasolini, i fantasmi della nostra storia”. «Sì – conferma il direttore – anche io li definisco fantasmi. Fantasmi o corpi. Raccontare di loro mi ha lasciato qualcosa, poi è ovvio che si riesce sempre a uscire dai personaggi. E proprio per questo, tutti gli anni, dico allo staff di Ert: “Questa è l’ultima volta che parliamo e raccontiamo di loro”. Poi, invece, i “miei” fantasmi hanno cose nuove, importanti, da dire. E così, eccoci qui. Il progetto, oltre ai miei spettacoli, prevede altri incontri che ripercorreranno la storia del nostro Paese con uno sguardo sempre al futuro. Perché per guardare avanti bisogna sapere cosa è successo… prima. E dirò di più, nei giovani di oggi vedo interesse sull’Italia del passato e questo mi dà fiducia». Gifuni, non a caso, ha interpretato nella sua carriera Aldo Moro in “Esterno notte” di Marco Bellocchio (ruolo che gli è valso uno dei David). Al grande pubblico è poi noto anche per aver dato il volto a Carlo Tommasi, tra i protagonisti de “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, senza dimenticare Nino Sarratore de “L’amica geniale”, serie Rai di enorme successo.
I consigli del… direttore
Il teatro, per diversi giorni il teatro Storchi, è la casa di Fabrizio Gifuni. Ma oggi c’è un giornale da fare e il direttore – facile intuirlo – ha un ruolo chiave. Si diceva dei vari argomenti da trattare e sui quali si è lavorato durante la mattinata. A questo si aggiungono anche alcuni consigli del direttore Gifuni: «La stampa, i giornalisti, sono ancora il famoso “cane da guardia” del Paese? – si chiede – È quello che mi auguro, è quello che devono essere. Mi sembra di notare che sia sempre più complicato fare domande, incontrare i protagonisti della vita politica e sociale del nostro Paese. Ed è questo, da cittadino, che voglio consigliarvi: rompete le scatole. Andate dal politico, per esempio, e rompete le scatole. Perché temo che sia ormai sia “normale” che un politico, anche importante e con responsabilità, non sia chiamato a rispondere alle domande. Anzi, mi sembra sia autorizzato ad autoprodursi video. Auto-interviste dove, magari, non si toccano certi temi. Ecco, il giornalista deve essere la voce del cittadino, senza paura». Consiglio utile e ricevuto, direttore.
Non di sola… cultura
Durante la riunione di redazione non poteva mancare anche il “tema” sport. E anche qui, spaziando da Pasolini al calcio, Gifuni non si risparmia. Dalla recente e cocente eliminazione della Nazionale dai Mondiali (la terza di fila) al tifo per la… Juve: «Già, io romano e juventino. Capirete che la mia non è stata una vita facile – scherza – Tutti i lunedì mattina al liceo o alle medie circondato da romanisti… Sarebbe stato più comodo un “Daje Roma, daje Totti”, e invece mi sono innamorato del bianconero». Si conclude così – con lo sport e con il calcio – la riunione di redazione della Gazzetta diretta per un giorno da Fabrizio Gifuni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
