Carabiniera umiliata dal comandante, il Tar dà ragione al maresciallo penalizzato per aver denunciato il caso
Lo comunica il sindacato Usmia: il comandante della Stazione di Pavullo aveva ricevuto una valutazione più bassa dal superiore dopo aver portato alla luce quanto accaduto, una scritta a penna sulla fronte della collega. La scheda di valutazione “punitiva” sarà annullata
PAVULLO. Il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso del maresciallo comandante della Stazione dei carabinieri di Pavullo, annullando la scheda valutativa che aveva comportato l’abbassamento del giudizio caratteristico da “eccellente” a “superiore alla media”. Tutta la vicenda traeva origine dall’episodio avvenuto presso la caserma di Pavullo il 14 maggio 2024: una carabiniera allora 21enne aveva denunciato un gesto ritenuto mortificante subito in servizio, ossia l’apposizione di un “visto” con penna biro sulla fronte, attribuito al proprio comandante di Compagnia (poi trasferito a Teramo e ammesso dal Tribunale militare di Verona a 8 mesi di lavori socialmente utili per la vicenda).
La penalizzazione annullata dal Tar
Il maresciallo, nell’adempimento delle proprie funzioni di comandante e ufficiale di polizia giudiziaria, aveva dato formale rilievo ai fatti, segnalando quella che appariva come una grave ingiustizia ai danni della collega. Successivamente, però, proprio quel maresciallo si vide compilare le note caratteristiche dal superiore coinvolto nella vicenda segnalata, con un evidente abbassamento della valutazione rispetto agli anni precedenti. Il Tar ha riconosciuto che, in presenza di fatti di tale natura, il compilatore avrebbe dovuto astenersi, poiché la sua posizione non garantiva la necessaria serenità e obiettività di giudizio. La scheda è stata quindi annullata e l’Amministrazione dovrà riformulare la valutazione, affidandola a un soggetto diverso.
Il commento di Usmia Carabinieri
Usmia Carabinieri, viene spiegato in una nota, ha seguito il militare in ogni fase, con determinazione e senso di responsabilità, anche grazie al supporto dell’avvocato Luca Maria Petrone e Alessandra Meccariello di Roma, raggiungendo un risultato importante non solo per il singolo collega, ma per tutti i militari che credono nella legalità e nella correttezza. «Questa sentenza ristabilisce un principio semplice ma fondamentale, più volte richiamato dal comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, nei suoi interventi istituzionali e nei messaggi rivolti al personale: chi segnala un’ingiustizia o agisce nel rispetto della legalità non deve mai subire conseguenze pregiudizievoli – sottolinea Carmine Caforio, segretario generale di Usmia Carabinieri –. Il dialogo, il confronto leale e la condivisione degli intenti rappresentano il fondamento di quello spirito di corpo che costituisce la vera forza dell’Arma, alimentato ogni giorno da fiducia reciproca, senso di responsabilità e rispetto dei ruoli. Valori che abbiamo il dovere non solo di preservare, ma anche di trasmettere con coerenza e credibilità alle nuove generazioni, affinché continuino a riconoscersi in un’Istituzione salda, autorevole e profondamente umana»
«Il Comandante della Stazione di Pavullo nel Frignano ha agito a tutela di una giovane carabiniera e dei valori fondanti dell’Arma. Consentire che la sua posizione fosse valutata da chi risultava direttamente coinvolto nella vicenda segnalata ha determinato una situazione che il Tar ha ritenuto necessario correggere, a garanzia dei principi di imparzialità, trasparenza e tutela del personale. Usmia Carabinieri continuerà a stare al fianco di ogni militare che, con coraggio, senso del dovere e lealtà istituzionale, sceglie di non voltarsi dall’altra parte di fronte a fatti ritenuti gravi. Difendere chi si adopera per tutelare la dignità e i diritti di una collega – conclude Caforio – significa affermare concretamente i valori della giustizia, dell’imparzialità, del rispetto della persona e dell’onore che da sempre contraddistinguono l’Arma e tutte le donne e gli uomini che ne fanno parte».
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