Violenza e molestie al supermercato: «Condannate l’ex direttore»
Chiesti 4 anni per l’ex responsabile del punto vendita di Pavullo, accusato da 12 dipendenti. La parte civile si associa chiedendo anche 170mila euro di provvisionale per sei ragazze. Sentenza il 10 luglio
PAVULLO. Quattro anni di reclusione. È quanto ha chiesto ieri mattina la pm Claudia Natalini per il 64enne ex direttore di supermercato a Pavullo accusato da 12 dipendenti di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti che portarono al suo arresto il 6 ottobre 2022. Alla discussione finale era presente l’imputato, come pure diverse ragazze che lo hanno denunciato, testimoni importanti dell’accusa come il vicecomandante della polizia locale Mario Parenti e il luogotenente dei carabinieri Antonio Monteleone, che ha condotto e diretto l’indagine, redigendo anche l’informativa. Indagine di cui secretò gli atti in un armadietto in caserma, perché l’imputato era ritenuto avere amicizie dappertutto, anche nell’Arma.
La discussione della pm
La pm Natalini ha ripercorso tutta la vicenda e i fatti testimoniati dalle ragazze. A partire dalla 23enne che nel maggio 2022 con la sua denuncia ha fatto partire l’indagine. Passando per la 50enne che ha riferito di essere stata baciata in bocca nel suo ufficio. E poi via via tutti i vari casi di toccamenti alle dipendenti nelle parti intime, e di battute volgari. «Erano cose che andavano avanti da anni e anni – ha detto la pm – ma che nessuno aveva il coraggio di denunciare perché il direttore era considerato un intoccabile. Le dipendenti cercavano di far buon viso a cattivo gioco sapendo che non era un rapporto paritario ma di subordinazione, in cui le ragazze dovevano sopportare. Temevano ritorsioni. Una dipendente l’ha detto chiaro: aveva paura che le mangiasse la casa, se diceva le cose. Un’altra intercettata dice: “Se leggono la mia testimonianza a processo mi licenziano! Dovevo stare zitta...”. Le donne che abbiamo sentito confermano di essere state oggetto di attenzioni sessuali, così come di essere a conoscenza di colleghe che hanno subito le stesse molestie. L’imputato e la sua nuova compagna hanno cercato di intimidirle, è evidente». Ha citato anche l’intercettazione in cui l’imputato minaccia di «metterle sotto» con i suoi avvocati, «che non sono semplici carabinieri, ma gente con le palle».
La Natalini ha ricordato anche la testimonianza di dipendenti che hanno riferito di essere state costrette a lavorare gratis durante la ristrutturazione del market, e che il direttore era arrivato «a chiudere con lo scotch il marcatempo per impedire di timbrare».
«Le foto serene delle cene aziendali sono la prova di un falso clima parafamigliare, in cui l’imputato credeva di fare quello che gli pareva con le due dipendenti». «Il datore di lavoro trattava le dipendenti come cose sue – ha rimarcato – e il fatto che abbia avuto certe condotte anche davanti l’ex moglie e la nuova compagna, dà prova dell’estrema arroganza di un soggetto che credeva di fare quello che voleva. Gestiva l’azienda con un atteggiamento padronale».
La pm ha chiesto 2 anni di carcere per violenza sessuale su minorenne, per il caso della 17enne che ha riferito di essere stata da lui baciata in bocca mentre gli faceva le pulizie in casa. Più altri due anni per tutti gli altri episodi sulle dipendenti, maggiorenni. Assoluzione invece dal reato di maltrattamenti verso una dipendente più anziana.
La parte civile
Angela Pigati, avvocato di parte civile per le vittime, si è unita alle istanze del pm chiedendo anche 170mila euro di provvisionale complessivi per le sei ragazze che tutela. «Tutte le testimoni descrivono lo stesso schema comportamentale sessualizzato – ha rimarcato – da parte di un uomo pienamente consapevole del suo ruolo dominante che agiva con la convinzione di poterlo fare. Questo processo ha restituito voce a donne che per tanto tempo hanno taciuto per vergogna, paura e necessità lavorativa. Spesso in contesti così la vittima si convince che è normale, ma non lo è. Non è normale dover tollerare comportamenti sessuali quotidiani per mantenere il posto di lavoro. Non è normale essere palpeggiate dal datore di lavoro. Non è normale subire baci forzati. Non è normale essere umiliate davanti ai colleghi e vivere il luogo di lavoro con paura. Soprattutto, non è normale che tutto questo venga giustificato come goliardia. In questo processo è emersa oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità dell’imputato, tramite dichiarazioni credibili, convergenti e autentiche a supporto di un quadro probatorio solido, coerente e grave». Sentenza il 10 luglio.
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