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L’incontro

Il caso “Uno Bianca” tra indagini, memoria, verità processuale e nuove ricostruzioni

di Ginevramaria Bianchi

	Il caso della "Uno Bianca" sarà trattato al Festival della giustizia penale
Il caso della "Uno Bianca" sarà trattato al Festival della giustizia penale

Alle 17 alle Librerie Coop Modena Duomo l’incontro dedicato vicende criminali più gravi e traumatiche della storia italiana contemporanea nell’ambito del Festival della giustizia penale

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MODENA. Tra gli appuntamenti più attesi di quest’edizione del Festival della giustizia penale c’è quello di oggi (16 maggio) alle 17 alle Librerie Coop Modena Duomo, dedicato al caso della Uno Bianca, una delle vicende criminali più gravi e traumatiche della storia italiana contemporanea. Un caso che, a più di trent’anni dai fatti, continua a interrogare memoria collettiva, verità processuale e fiducia nelle istituzioni.

Il caso della Uno Bianca

Dunque: dal 1987 al 1994 la banda della Uno Bianca seminò terrore tra Emilia Romagna e Marche, lasciando dietro di sé 103 episodi criminosi, 24 morti e oltre cento feriti. Rapine, assalti ai caselli autostradali, omicidi e agguati che per sette anni alimentarono un clima di paura costante in un territorio abituato a sentirsi distante da forme di criminalità così feroci e organizzate. Il nome della banda derivava dall’utilizzo ricorrente di una Fiat Uno bianca durante le azioni criminali. Ma a sconvolgere il Paese non fu soltanto la lunga scia di sangue. Il vero shock arrivò quando emerse l’identità dei responsabili: quasi tutti appartenenti alle forze dell’ordine. Il nucleo principale era composto dai fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi, insieme a Pietro Gugliotta. Uomini dello Stato che per anni riuscirono a nascondersi dietro una divisa mentre continuavano a colpire. Una ferita ancora aperta, soprattutto in Emilia Romagna, dove il ricordo di quegli anni resta profondissimo.

Anche per questo il Festival della giustizia penale ha scelto di riportare il caso al centro del dibattito pubblico, non come semplice pagina di cronaca nera, ma come vicenda simbolica capace ancora oggi di porre interrogativi sul rapporto tra giustizia, indagini e fiducia nelle istituzioni. Tra gli episodi più noti resta la strage del Pilastro del 1991, a Bologna, quando i carabinieri Otello Stefanini, Mauro Mitilini e Andrea Moneta furono assassinati durante un agguato armato. Un attacco che sconvolse l’Italia per modalità e violenza, facendo apparire la banda come una struttura quasi militare capace di colpire direttamente lo Stato. Forte impressione suscitò anche l’omicidio dei fratelli Ravaglia, due ragazzi uccisi vicino a Castel Maggiore dopo essere stati scambiati per possibili inseguitori o testimoni. Un delitto che rese ancora più evidente l’imprevedibilità della violenza del gruppo. Le rapine ai caselli tra Bologna e la riviera romagnola contribuirono invece a costruire l’immagine di una banda apparentemente imprendibile, pronta a sparare anche quando non necessario. Alcuni omicidi, inoltre, sembrarono privi di una reale finalità criminale e furono interpretati dagli investigatori come manifestazioni di violenza gratuita. Elementi che alimentarono il senso di incomprensibilità attorno alla banda e che ancora oggi rendono il caso materia di studio e riflessione. L’arresto arrivò nel 1994, quando Fabio Savi venne fermato durante un controllo stradale. Da lì partirono le confessioni che portarono allo smantellamento del gruppo e alla ricostruzione di anni di delitti rimasti senza volto. Ed è proprio da qui che il Festival della giustizia penale svilupperà una riflessione più ampia sul significato della giustizia e della difesa. A partire dal libro “Uno Bianca Reload. La storia dell’inchiesta, le nuove verità”, l’incontro tornerà su una delle vicende criminali e giudiziarie più complesse della storia italiana recente. Con Martina Cagossi, Ludovico Del Vecchio, Paolo Soglia e Maurizio Matrone, sarà un’occasione per riflettere sul rapporto tra indagini, memoria pubblica, verità processuale e nuove ricostruzioni.

Il Festival della giustizia penale

La settima edizione della manifestazione, in programma in questi giorni tra Modena e provincia, ruota infatti attorno a un concetto preciso: difendere l’innocente, difendere il colpevole, difendere soprattutto i diritti. Un tema che attraverserà incontri e panel dedicati ai nodi più delicati della giustizia contemporanea: il rapporto tra processo mediatico e processo reale, gli errori investigativi, la responsabilità dello Stato, la tutela delle vittime e il ruolo della difesa in un tempo in cui spesso l’opinione pubblica arriva prima dei tribunali. Temi su cui anche la stampa ha una responsabilità: soprattutto in merito alla necessità di proteggere le garanzie democratiche, anche nei momenti in cui paura e rabbia rischiano di travolgere tutto il resto.

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