Gazzetta di Modena

Modena

Il racconto

Un militare dell’Accademia tra i primi soccorritori della donna schiacciata con l’auto da El Koudri: «Ho fermato l’emorragia»

di Paola Ducci

	I soccorsi alla donna schiacciata contro la vetrina (foto di Luigi Esposito)
I soccorsi alla donna schiacciata contro la vetrina (foto di Luigi Esposito)

Un ufficiale del 9° reggimento Col Moschin era in centro e ha utilizzato il laccio emostatico “tourniquet” che aveva nello zaino per soccorrere la turista tedesca a cui sono state amputate le gambe

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. «Sono arrivato sul luogo dei tragici eventi a pochi minuti dall’accaduto, ho visto la donna contro la vetrina con gli arti inferiori schiacciati, non ho esitato a mettere in pratica uno degli insegnamenti più importanti di sopravvivenza che ci vengono impartiti durante gli addestramenti militari: legare un laccio emostatico in modo da fermare emorragie ed evitare che una persona muoia dissanguata». Così racconta un ufficiale del 9° reggimento Col Moschin operativo in Accademia Militare a Modena, che, trovandosi casualmente in via Emilia Centro sabato 16 maggio, proprio dopo pochi minuti che Salim El Koudri ha lanciato la sua Citroen a folle velocità all’ingresso di Porta Bologna travolgendo 8 persone, quattro delle quali ferite gravemente, ha messo in pratica una importante operazione di salvataggio.

L’utilizzo del “tourniquet”

«Quando ho capito cosa stava succedendo mi sono fermato e sono corso verso la donna schiacciata contro la vetrina, la turista tedesca a cui sono state amputate entrambe le gambe. Nel mio zaino avevo un laccio emostatico e immediatamente, facendomi coraggio, l’ho applicato all’arto inferiore sinistro della vittima – racconta l’ufficiale, che non si può rendere riconoscibile in quanto opera in un reparto speciale –. Poi è arrivata un’altra persona che non ha esitato a togliersi la cintura che aveva in vita e ha fatto la stessa cosa sull’arto destro. A quel punto abbiamo aspettato l’arrivo del 118 che ha apprezzato il nostro operato».  Nel gergo tecnico e di primo soccorso, questi dispositivi vengono chiamati “tourniquet” e sono fondamentali per fare in modo che una persona ferita agli arti inferiori o superiori non muoia dissanguata a seguito di una emorragia da ferita.

La solidarietà dei cittadini

«I terribili fatti avvenuti nel cuore della città – conclude l’ufficiale – hanno rivelato una grande solidarietà da parte dei cittadini che, come me, non hanno esitato ad offrire il proprio aiuto e le proprie conoscenze di pronto soccorso alle persone ferite, in attesa dell’arrivo dei sanitari che comunque sono stati tempestivi».

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google