Uccise la madre e confessò in diretta tv, confermati i dieci anni a Lorenzo Carbone
I legali dell’imputato: «È vulnerabile, non può stare in carcere»
FIORANO. Dieci anni di carcere. È stata confermata ieri (21 maggio) alla Corte d’Appello di Bologna la sentenza di primo grado con cui la Corte d’Assise di Modena aveva disposto la condanna nei confronti di Lorenzo Carbone, il 51enne reo confesso dell’omicidio della madre Loretta Levrini nell’appartamento dove vivevano a Spezzano.
Il vizio di salute mentale
Gli avvocati difensori (Giuseppe Rizzo e Giuliana Salinitro) avevano chiesto una riduzione di pena, alla luce del vizio parziale di mente che gli è stato riconosciuto. Ma il vizio era appunto solo parziale, e alla luce di questo o giudici hanno ritenuto congrua la pena stabilita in primo grado (il pm aveva chiesto 14 anni). «Nei giorni in cui il tema della salute mentale è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico, la Corte di Assise di Appello ha confermato la condanna inferta al nostro assistito – commentano Rizzo e Salinitro – ricorreremo in Cassazione poiché siamo fermamente convinti che la condizione di vulnerabilità del nostro assistito meriti una degna presa in carico da parte dell’ordinamento e che il carcere non possa essere la soluzione più adeguata».
L’omicidio
Carbone si trova in casa di cura, in regime di arresti domiciliari. Ma se le sue condizioni dovessero migliorare e fosse dimesso, con una pena di dieci anni finirebbe in carcere. La mattina del 22 settembre 2024 Carbone strangolò la madre, affetta da diversi problemi di salute, con dei lacci da scarpe all’interno dell’appartamento dove vivevano in piazzale delle Rose. Fuggì a Pavullo, salvo poi rientrare in stato confusionale presso l’abitazione e confessare davanti alle telecamere della trasmissione di Pomeriggio Cinque – che lo sorpresero proprio all’ingresso del condominio – l’omicidio della madre, avvenuto il giorno precedente. «Sì, l’ho uccisa io, non ce la facevo più» dichiarò. Nel corso delle indagini, dei successivi accertamenti e della breve istruttoria dibattimentale è emersa l’estrema fragilità di Carbone. Emersa anche dalla testimonianza della sorella: «Lorenzo – ha riferito ai giudici – era un bimbo timido e buono, anche quando era a scuola era molto riservato». Erano i genitori a prendersi cura di lui. La sorella ha raccontato anche delle difficoltà del fratello a comunicare ciò che provava e di come la malattia della madre avesse reso tutto più complicato.
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