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L’iniziativa

Paura e ansia post trauma: l’incontro di supporto psicologico dopo il terrore in centro a Modena

di Paola Ducci

	A destra l'incontro per superare il trauma dopo i tragici fatti
A destra l'incontro per superare il trauma dopo i tragici fatti

Due psicologhe e psicoterapeute dell’Ausl, Dania Barbieri e Cecilia Giuliani, hanno tenuto un incontro aperto alla cittadinanza dopo la strage provocata da Salim El Koudri

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MODENA. Fin dalle prime ore dopo un evento traumatico varie difficoltà psico-fisiche possono colpire sia le persone coinvolte in modo diretto dall’evento sia i loro familiari, gli operatori sociosanitari intervenuti e coloro che si trovavano nelle vicinanze di quanto accaduto. È importante che ogni persona riconosca le proprie reazioni emotive allo stress e quali risposte sono utili per prevenire conseguenze negative durature sullo stato psicologico. È stato questo l’obiettivo dell’incontro dal titolo “Quando la comunità viene ferita”, organizzato dall’Ausl di Modena giovedì pomeriggio – 21 maggio – presso la chiesa di San Carlo in centro storico.

L’iniziativa dopo la strage

Due psicologhe e psicoterapeute dell’Ausl, Dania Barbieri e Cecilia Giuliani, hanno tenuto un incontro aperto alla cittadinanza di supporto psicologico per persone coinvolte in traumi. L’iniziativa è stata messa in campo dopo i tragici fatti di sabato 14 maggio, quando Salim El Koudri è entrato in via Emilia centro a tutta velocità con la sua auto travolgendo 8 persone. «Crediamo, come servizio di psicologia, che sia importante far conoscere alle persone che manifestano sintomi, come difficoltà nel dormire, difficoltà nell’alimentazione e molto altro che sono assolutamente normali dopo un evento traumatico come quello di sabato, poiché sono una risposta a una situazione anormale che abbiamo vissuto tutti come comunità».

I traumi da affrontare

Ci sono sintomi fisiologici come i disturbi del sonno, sogni angoscianti o incubi, disordini dell’alimentazione, accelerazione del battito cardiaco e del respiro, tensioni muscolari, sudorazione, disturbi gastrointestinali, stanchezza e molto altro. Ma ci sono anche quelli emotivi come shock, alterazioni dell’umore, ansia, tensione, paura, panico, senso di colpa, rabbia, disperazione, insicurezza, stato costante di allerta, tristezza e vergogna. Ma non è tutto, esistono anche quelli cognitivi come confusione mentale, pensieri intrusivi e ripetitivi dell’evento (flashback), difficoltà a prendere decisioni anche semplici, difficoltà a concentrarsi e vuoti di memoria oltre a quelli psicosociali che si manifestano con un senso di alienazione, isolamento sociale e disagio nelle relazioni interpersonali. «Come affrontare allora al meglio gli eventi dopo che siamo pervasi da questi sintomi? – hanno sottolineato le psicologhe – In primo luogo è bene non reprimere ciò che si prova e cercare di condividerlo con altre persone. È bene non isolarsi, dormire e mangiare a sufficienza, sforzarsi di mantenere le routine quotidiane e tentare il più possibile di ripristinare i precedenti ritmi e abitudini di vita. Ma soprattutto – continuano – è bene essere consapevoli che non si è tutti uguali e di conseguenza è giusto concedersi un “tempo” per il superamento del momento critico e dei vissuti negativi».

Cosa è emerso nell’incontro

Tra la quarantina di persone presenti all’incontro ci sono state alcune considerazioni che hanno fatto riflettere: c’è chi ha messo in evidenza, con rammarico, che il sabato sera in centro città la movida non si è fermata e una signora presente nel momento dell’incidente ha espresso il suo senso di colpa perché non ha avuto il coraggio di aiutare nessuno, ma ha pensato a mettere in salvo se stessa. Le psicologhe hanno avuto parole di comprensione e rassicurazione per tutti, spiegando in modo chiaro che va accettato il fatto che ognuno a eventi traumatici di questo tipo reagisce in modo diverso, ma non per questo necessariamente sbagliato. L’incontro è stato aperto dalla vicesindaca Francesca Maletti, che ha sottolineato come «in questi giorni sono aumentate le richieste di aiuto di famiglie al cui interno ci sono persone fragili o con patologia psicologico o psichiatrica. È capibile l’aumento del loro stato d’ansia», mentre le psicologhe dell’Ausl hanno riportato che da quando è stato attivato il numero di emergenza dell’Ausl sono già state una quarantina le telefonate di richiesta di supporto psicologico.

Il commento dei partecipanti

I commenti di chi era presente all’iniziativa sono stati in generale molto positivi. «Questa sera ho capito che l’angoscia e il senso di paura che sto provando in questi giorni è assolutamente normale - commenta una signora- ancora non riesco a passare sul luogo della tragedia, io ero lì quando tutto è accaduto- ma col tempo sento che ce la farò».

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