L’ira di Mezzetti: «Basta odio, ora denuncio: i risarcimenti andranno alle vittime della strage»
Il sindaco: «Bisogna dare un taglio all’uso spregiudicato dei social. Ci sono attentatori che ne emulano altri, ma ci possono essere anche altre menti malate che di fronte a tutto questo odio possono pensare di vendicarsi direttamente»
MODENA. Sono stati giorni, quelli trascorsi dal fatto, che hanno visto i social infiammarsi d’odio e lasciare spazio a toni aspri e denigratori, commenti offensivi e false dichiarazioni anche nei confronti del sindaco di Modena Massimo Mezzetti. È passata più di una settimana dal pomeriggio di sabato 16, quando Salim El Koudri si è lanciato con una macchina su alcuni passanti in via Emilia Centro, ma le reazioni di violenza verbale sembrano continuare ad opera di coloro che scelgono “i panni di giudice, inquirente, magistrato” e che “hanno già fatto le loro indagini, i processi, ed emesso le loro sentenze”. «Oggi presenterò regolare denuncia contro tutte le infamie, gli insulti e le diffamazioni che ho ricevuto - alcuni al limite della minaccia -, non perché le abbia ricevute io. Bisogna dare un taglio all’uso spregiudicato dei social. Ci sono attentatori che ne emulano altri, ma ci possono essere anche altre menti malate che di fronte a tutto questo odio possono pensare di vendicarsi direttamente».
Parole dure di Mezzetti
Parole dure quelle di Massimo Mezzetti l ieri mattina (25 maggio), prima delle celebrazioni per il 166° anniversario della fondazione del Corpo della Polizia locale di Modena, ai Giardini ducali. Nel pomeriggio lo ha ribadito anche con un reel, pubblicato su Instagram: «La rabbia non può giustificare la diffamazione minacciosa nei confronti del sottoscritto, del Presidente della Repubblica e del Ministro Piantedosi solo perché ha detto che poteva escludere la matrice terroristica di questo attentato». Qualora dovessi ricevere dei risarcimenti dalle cause civili che intenterò e che sto intentando in questi giorni saranno interamente devoluti alle vittime». La necessità di cambiare linguaggio, di mettere da parte l’aggressività, va ribadita a parole, ma se queste non bastano il primo cittadino ha espresso l’intenzione di ricorrere ad azioni legali. «Spero che la giustizia faccia il suo corso e in fretta, che si dia la pena massima prevista in questi casi, proprio perché El Koudri ha attentato alla vita di persone che passeggiavano tranquillamente». Le parole espresse sui social sono arrivate a mettere in discussione persino l’autenticità del danno subito dalla donna tedesca, già dimessa. «Il fatto che lei abbia ringraziato la città, la gentilezza e la solidarietà dei modenesi è stato visto con sospetto. “Probabilmente non era poi così ferita”, ha scritto qualcuno. Lo trovo raccapricciante». Dopo aver espresso rispetto per coloro che sono rimasti feriti e per i loro familiari, Mezzetti ha commentato quanto sentito in tv: «Ho ascoltato l'affermazione del fratello di una vittima oggi ricoverata al Maggiore, sosteneva che io vorrei insabbiare tutto. È una falsità, a parte il fatto che non ne avrei il potere. Sin dall'inizio ho detto che è un attentato. La natura la decideranno gli inquirenti». Il Comune di Modena ha dichiarato che si costituirà parte civile nel processo, come succederà «ogni volta che accadranno fatti di questo genere».
L’appello al dialogo civile
La politica divisiva non è lo strumento con cui poter agire, ma il dibattito costruttivo sì, il che non esclude la vivacità e la fermezza della discussione. «Gli spiriti animali devono tornare a confrontarsi civilmente, anche duramente. Mi avete visto in centro in via Emilia, sabato pomeriggio, quando mi sono confrontato con i tre ragazzi che mi hanno contestato. Il tutto è accaduto con assoluta civiltà». Rancore, minaccia, infamia: «Lì subentra il terreno dei demoni, che covano in molti di noi. Ho letto di tutto e di più in questi giorni, spesso anche con ricostruzioni fantasiose e false. Bisognerebbe che ognuno tornasse un attimo nella sua giusta dimensione», ha ribadito il sindaco, sottolineando l'importanza di fare in modo che ciascuno si assuma la responsabilità per ciò che scrive e sostiene. «Le indagini sono coperte da riserbo. Anche la Gip ha ricevuto diversi insulti e infamie. Ritiene il gesto assimilabile a tentata strage, è un’accusa pesante, non è un tentativo di insabbiare».
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