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Il lutto

La poesia-testamento di Benati, il macellaio stroncato dal malore: «Ho speso bene il tempo della vita»

di Daniele Montanari
La poesia-testamento di Benati, il macellaio stroncato dal malore: «Ho speso bene il tempo della vita»

Affetto e commozione per Stefano, che ha perso la vita in mare, a Lido delle Nazioni, davanti agli occhi della moglie e la figlie. Portava avanti con impegno e dedizione l'attività famigliare la Macelleria Benati di Ravarino e ha pubblicato alcune raccolte di poesie per Edizioni Artestampa

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RAVARINO. Si terrà domani, mercoledì 3 giugno, alle 14.30 nella chiesa della sua Rami l’ultimo saluto a Stefano Benati, il macellaio poeta vittima domenica mattina di un malore, a 69 anni, appena entrato in acqua nel mare di Lido delle Nazioni, nella riviera di Comacchio, dove si trovava per una breve vacanza con la famiglia.

Il cordoglio

Saranno senz’altro in tanti a volergli dare l’addio, stringendosi ai famigliari: la moglie Fernanda e la figlia Stefania, che hanno assistito impotenti alla tragedia, l’altro figlio Gianluca, l’anziano padre Cesare e gli altri parenti. Proprio Cesare aveva creato quella macelleria di Rami di cui Stefano era tuttora il volto. Un volto buono e sensibile, capace di accogliere i clienti con una cortesia d’altri tempi. La sua improvvisa scomparsa è stata un dolore profondo per tutti. Il sindaco di Ravarino, Maurizia Rebecchi, con il suo messaggio di cordoglio ieri si è fatta interprete del sentimento autentico di una comunità ferita di fronte alla perdita di una persona speciale. Sono stati in tanti in queste ore a stringersi alla famiglia, nel suo dolore. Tanto che gli stessi famigliari ieri mattina dalla pagina Facebook di Stefano hanno detto il loro grazie a tutti coloro che hanno avuto un pensiero per lui. La pagina è piena di toccanti ricordi di colui che si autodefiniva “portavoce del cuore”. «Ho avuto l’onore di conoscere un uomo e un poeta del cuore – ha scritto qualcuno – grazie Stefano per la tua amicizia. Resterai sempre... E le tue parole continueranno a toccare i cuori puri». E ancora: «Le sue poesie continueranno a parlare della sua anima bella». «Ti ricorderemo sempre per la gentilezza che ci hai portato coi tuoi libri». «La sua presenza era una certezza. Umanità e gentilezza uniche. Non è facile credere che non avremo più le tue bellissime poesie a raccontarci emozioni e profondi pensieri». E tante altre frasi così.

Il ricordo dell’editore

La sua straordinaria sensibilità aveva portato Benati a nutrire, al di là del lavoro, una spiccata passione per la poesia sfociata in due raccolte molto apprezzate, uscite nel 2018 e nel 2020 per Edizioni Artestampa. Il suo editore, Carlo Bonacini, lo ricorda con parole piene d’affetto: «Ho conosciuto Stefano nel 2018 – spiega – ricordo che quando mi venne a trovare in casa editrice perché voleva pubblicare una sua raccolta di poesie, mi sorpresi quando mi disse che era un macellaio. Nel pensare comune associavo quel mestiere a una persona rude e poco propensa alle profondità di vedute. Naturalmente mi sbagliavo. Leggendo le sue poesie, ho scoperto un uomo dolce e a tratti passionale, fortemente innamorato della vita. “Nei giardini di Gioia”, uscito nel 2018, riscosse un inatteso successo. La poesia in Italia è definita il suicidio editoriale, ma la sua poesia ha conquistato un suo pubblico, tant’è che due anni dopo uscimmo con un suo secondo libro di poesie “La quinta stagione dell’amore”, che confermò il successo del precedente libro. Riusciva a coniugare il suo lavoro con una delicatezza d’animo rara. Sul bancone, tra una fettina di manzo e un filetto di maiale, trovava sempre il modo per coinvolgere il suo pubblico con un pensiero mai banale. Ciao Stefano, che la terra ti sia lieve. Come le tue poesie».

La poesia testamento

Sono proprio le sue poesie ora a riecheggiare nella mente. Quelle poesie che ha continuato a scrivere sulla sua pagina Facebook. Ce n’è una, pubblicata il 16 gennaio 2026, che mette i brividi, perché sembra un testamento: “Uso bene il mio tempo / per pagare l'affitto / di questa vita. / Non mi nascondo / dietro pareti di cartone, / mi riparo dietro ad un cuore / che non vuole fare del male / bensì regalare solo amore. / E quando mi presenteranno / il conto finale / potrò affermare con orgoglio / che ho speso bene / i miei momenti / lasciando ricordi cari / del mio passaggio / in questa locazione speciale / che è la vita terrena”. 


 

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