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«Indagato per terrorismo col sindaco davanti ai bimbi delle scuole e coro pro-Palestina»: bufera su Mezzetti, che replica


	Il sindaco Massimo Mezzetti
Il sindaco Massimo Mezzetti

Un articolo pubblicato da Il Giornale documenta quanto sarebbe accaduto in un incontro organizzato mercoledì 3 giugno a Modena con alcune classi delle elementari. Il primo cittadino ricostruisce i fatti, l’opposizione va all’attacco e l’Ufficio scolastico regionale avvia approfondimenti

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MODENA. Un articolo pubblicato dal quotidiano Il Giornale oggi (6 giugno) apre un nuovo caso a Modena chiamando in causa il sindaco Massimo Mezzetti, che replica. 

Cos’è successo

Tutto nasce da un incontro organizzato mercoledì 3 giugno dalle scuole elementari Pascoli, Graziosi, Sant’Agnese, Gramsci e della scuola dell’infanzia Collodi con il sindaco e Wael Al Dahdouh, giornalista di Al Jazeera a Gaza la cui famiglia è stata colpita più volte dagli israeliani, con l’uccisione di 12 componenti tra cui la moglie e tre figli. Al Dahdouh si trovava in città dopo aver partecipato, il 2 giugno, alla mobilitazione popolare “Modena ripudia la guerra, il riarmo e il genocidio” in piazza Grande. All’incontro, come documenta Il Giornale, era presente anche Sulaiman Hijazi, indagato per il reato previsto dal 270 bis, che punisce chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico. È uno dei profili al vaglio degli inquirenti della Procura di Genova e della Digos in quanto storico braccio destro di Mohammad Hannoun, in carcere dal 27 di dicembre poiché ritenuto l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia. Non solo. Sempre secondo quanto riportato da Il Giornale, nell’ambito dell’incontro una donna vestita in giallo, presumibilmente una delle maestre, avrebbe intonato il coro “Free Free Palestine” facendolo cantare alla platea, composta dai bambini delle scuole presenti. 

La replica del sindaco

In una lettera al direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, il sindaco ha voluto «circostanziare i fatti raccontati, per rispetto della verità e del mio ruolo». «L’incontro da voi raccontato – ha dunque spiegato Mezzetti – si è effettivamente svolto in uno spazio pubblico di Modena nell’ambito di un’iniziativa promossa da insegnanti del “Movimento Cooperazione Educativa”. Nello scorso inverno ho infatti ricevuto tante lettere e disegni da parte di bambini e bambine di diverse classi di scuole elementari con riflessioni sulla guerra e sulla necessità della pace nel mondo. Dato che ho personalmente risposto a queste lettere ho svolto in queste settimane diversi incontri di restituzione, direttamente faccia a faccia con i bambini che hanno partecipato a questo percorso. In uno di questi, mercoledì scorso, per circa un’ora ho ascoltato e dialogato con i bambini e le bambine che, a dire il vero, mi hanno incalzato più che sulla guerra su tanti temi della loro vita quotidiana: dai giochi nei parchi all’inquinamento dell’aria, dallo stato delle palestre al desiderio di avere più verde. Non avendo avuto il tempo di esaurire le risposte, prima di andare via, ho dato alle insegnanti la disponibilità a un nuovo incontro nel nuovo anno scolastico. Alle ore 10, dopo un’ora, mi sono dunque allontanato perché avevo altri impegni. Durante la mia presenza all’incontro non è stato mai citato nel colloquio con i bambini il conflitto fra israeliani e palestinesi né intonato nessun canto di natura politica. Se questo è accaduto dopo che io sono andato via, e non ho ragione di dubitare della vostra ricostruzione, lo giudico assolutamente inopportuno. Sono fermamente convinto che i bambini non debbano essere coinvolti e strumentalizzati in questo modo su questioni di cui non possono avere una autonoma capacità di giudizio ed è scorretto chiedere loro di intonare uno slogan politico senza che ne possano avere piena consapevolezza. Ritengo che chi porta la responsabilità di quanto accaduto farebbe bene a chiedere scusa alle famiglie dei bambini. Il giornalista Wael Al Dadouh è stato invitato dalle insegnanti per portare la testimonianza di cosa significhi vivere dentro una guerra che gli ha sterminato la famiglia. Avevo già conosciuto in passato il giornalista che era accompagnato da una persona che faceva da interprete e di cui non conoscevo le generalità e, di riflesso, la delicata indagine nella quale è coinvolto. L’ho appreso dal vostro articolo».
L’ultima riflessione del sindaco ha riguardato «il gravissimo attentato accaduto nella mia città il 16 maggio. La connessione fra i due episodi mi pare forzata e pretestuosa. Ciò detto uso il termine “attentato” perché di questo si è trattato. L’ho detto sin dalle prime ore: il responsabile di quel terribile atto ha voluto chiaramente attentare alla vita delle persone. Saranno le indagini a stabilire natura e movente dell’attentato ma nulla potrà attenuarne la gravità. Modena ha saputo reagire con unità al grave attentato con compostezza e maturità che non devono essere scambiate come giustificazione o minimizzazione. Seguiremo attenti gli sviluppi delle indagini, ci costituiremo parte civile nel processo all’attentatore, senza far mancare mai la nostra vicinanza e sostegno ai feriti e alle loro famiglie».

L’Ufficio scolastico regionale

In una nota, anche l’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna è intervenuto sul caso: «Con riferimento alle recenti notizie di stampa relative ad un evento a cui avrebbero partecipato alunni di una scuola primaria e dell'infanzia di Modena, e al quale sembrerebbe aver preso parte anche una persona indagata per terrorismo, si rappresenta che l’Usr ha prontamente avviato approfondimenti per quanto di competenza. Verrà altresì disposto un accertamento ispettivo – sottolinea l'Ufficio scolastico – al fine di comprendere l’accaduto, fermi restando gli adempimenti non di pertinenza dell’amministrazione scolastica».

L’attacco dell’opposizione

Intanto, dall’opposizione arrivano dure prese di posizione con rischiesta di chiarimenti: «Se l’inchiesta pubblicata in queste ore da Il Giornale fosse confermata, ci troveremmo di fronte a una vicenda di una gravità politica e istituzionale enorme. Apprendere che bambini delle scuole primarie e dell'infanzia avrebbero partecipato a un incontro alla presenza di un soggetto che la stampa indica come indagato per fatti riconducibili all'articolo 270-bis del Codice Penale – che punisce chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico – e il cui nome è stato associato a vicende riguardanti ambienti vicini ad Hamas impone risposte immediate.  Lo stesso soggetto che, da quanto si legge, il 7 ottobre 2023, di fronte alla morte di 1200 persone, gioiva scrivendo sui social “Oh Dio Grazie”, con due cuori verdi. Non stiamo parlando di un normale dibattito culturale o accademico, ma di circostanze che, proprio perché coinvolgono minori, meritano il massimo livello di attenzione e trasparenza». Così il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Emilia Romagna. «Ancora più incomprensibile appare tutto questo alla luce del clima che la città sta vivendo dopo l’attentato avvenuto il 16 maggio nel cuore di Modena. Nessuno intende sostituirsi alla magistratura o anticipare giudizi che spettano esclusivamente agli inquirenti, ma proprio per questo riteniamo che le istituzioni debbano adottare il massimo livello di prudenza quando si tratta di iniziative rivolte ai bambini. Se davvero sono stati fatti intonare slogan politici a minori di sei, sette o otto anni, siamo di fronte a qualcosa che non dovrebbe mai accadere in una scuola. I bambini non devono essere utilizzati per trasmettere messaggi politici o ideologici e meritano di essere tenuti lontani da conflitti, radicalizzazioni e contrapposizioni che appartengono al mondo degli adulti», prosegue Barcaiuolo.

«In seguito all’inchiesta emersa oggi – aggiunge il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale a Modena, Luca Negrini – depositeremo un’interrogazione urgente in Consiglio comunale per comprendere come sia stato possibile organizzare un’iniziativa di questo tipo e a quale titolo siano stati invitati determinati soggetti all’interno di un percorso che ha coinvolto bambini così piccoli. Vogliamo sapere chi abbia autorizzato l’iniziativa, quale fosse il programma previsto, se i genitori fossero pienamente informati dei contenuti proposti. Quali siano gli insegnanti che hanno avvallato tale iniziativa e se tra essi ci sia stato qualcuno che ha inneggiato alla libertà della Palestina invitando i bambini a seguirli  e quali valutazioni siano state effettuate prima di coinvolgere le scuole. Sono domande che riteniamo doverose e alle quali l’amministrazione deve fornire risposte chiare e puntuali». 

«Le scuole e i bambini non possono diventare strumenti di propaganda né essere trascinati dentro dinamiche politiche che non appartengono alla loro età e al loro percorso educativo. Al di là delle opinioni che ciascuno può avere sul conflitto in corso, riteniamo inaccettabile che minori vengano coinvolti in slogan, manifestazioni o iniziative che rischiano di trasmettere una lettura unilaterale di vicende estremamente complesse. La scuola deve insegnare a ragionare, non a schierarsi. Ed è proprio per tutelare questo principio che chiediamo massima trasparenza su quanto accaduto e sulle responsabilità di chi ha ritenuto opportuno organizzare un evento di questo tipo», conclude Negrini.

«Quanto accaduto mercoledì nell'incontro con decine di bambini delle scuole elementari non può essere derubricato a un semplice incidente organizzativo – commenta Piergiulio Giacobazzi (capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale) –. Siamo di fronte a un episodio che presenta tutti i tratti di un tentativo di esperimento condizionamento ideologico e religioso rivolto a bambini in una fascia d’età estremamente delicata. Un fatto che necessita di chiarimenti. È inaccettabile che in un contesto educativo primario si sia consentita la presenza di un soggetto coinvolto in un’indagine così delicata. È altrettanto inaccettabile che, nel corso dell’incontro, si siano cantati inni e slogan dal contenuto politico come Palestina Libera. Le scuole non possono diventare il terreno di sperimentazioni ideologiche né il palcoscenico di messaggi politici rivolti a bambini. È evidente che la catena decisionale è stata più ampia e articolata rispetto a quelle delle singole insegnanti e, come da lui stesso dichiarato, ha sorpreso anche io sindaco che giustamente ha ritenuto quegli inni inopportuni. Ma proprio per questo è necessario che anche l’Amministrazione chieda chiarezza rispetto a chi ha autorizzato, chi ha verificato gli ospiti, chi ha approvato i contenuti dell’incontro e chi ha ritenuto opportuno coinvolgere i bambini così come la rappresentanza istituzionale, in un contesto così carico di implicazioni politiche e religiose. I bambini non si usano, così come non si usa la scuola pubblica. Chi ha sbagliato deve essere sospeso dall’incarico, perché la scuola è un luogo di formazione, non di propaganda. Chiediamo trasparenza totale, responsabilità e provvedimenti immediati. A tal fine depositeremo nelle prossime ore una interrogazione consigliare e proporremo una interrogazione parlamentare. Su fatti del genere non ci possono essere zone d’ombra».

Questo, invece, l’intervento dell’ex senatore Carlo Giovanardi: «Il sindaco smentisca la notizia oppure spieghi come sia possibile coinvolgere bambini di quella età in incontri con chi non nasconde il suo odio per Israele».

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