Commercio in crisi in centro a Modena: raffica di chiusure anche in largo Garibaldi
Quattro saracinesche abbassate su cinque e negozi che restano sfitti: «Affitti molto alti rispetto al guadagno effettivo di un qualunque commerciante»
MODENA. La crisi del commercio in centro storico a Modena non è certo una novità. Da tempo si discute dei negozi sfitti soprattutto nella zona di Sant’Agostino, delle difficoltà di alcune vie secondarie, della concorrenza dell’online e dei centri commerciali. Ma qualcosa si è rotto anche in uno dei punti più visibili della città: il primo tratto di via Emilia che accompagna verso il centro storico, quello che si apre su largo Garibaldi e guarda il teatro Storchi, si è del tutto desertificato in neanche sei mesi.
Quattro negozi chiusi su cinque
Su cinque attività totali che costeggiano il marciapiede, quattro hanno abbassato la serranda. Tra queste, resiste soltanto un negozio di bubble tea e bevande giapponesi. Per il resto, una successione di vetrine vuote. Ha chiuso il bar all’angolo tra viale Reiter e via Emilia, per decenni punto di riferimento della zona grazie al dehors che animava l’incrocio. Si sono spente le insegne di Vaccari Profumerie, che per anni avevano scandito quel tratto di strada. Da tempo l’edicola. E perfino il negozio di alimentari. Il risultato è quello che oggi vede chi passa ogni giorno da lì: meno luce nelle vetrine, meno movimento, più locali vuoti. E, soprattutto, una continuità improvvisa di serrande abbassate, concentrate in pochi metri, come se la strada avesse cambiato ritmo all’improvviso.
Affitti e guadagni, il conto non torna
«Non abbiamo mai visto una situazione del genere – spiega Mara Concari dell’agenzia Business, che segue due degli immobili rimasti sfitti proprio nella zona –. Oggi come non mai abbiamo tanti locali sfitti in città. I canoni sono molto alti rispetto al guadagno effettivo di un qualunque commerciante. Da un lato, trovare un’attività ben disposta non è semplice. Dall’altro, molti proprietari sono costretti a rivedere le proprie richieste». Il mercato, racconta, «si è spostato su equilibri nuovi»: «Per esempio, un negozio che seguivamo in Canalchiaro è rimasto vuoto per oltre un anno, anche perché il proprietario chiedeva 1.200 euro al mese. Alla fine, per non lasciarlo sfitto, lo ha ceduto a 750». A soffrire sono soprattutto alcuni settori tradizionali: «L’abbigliamento è in forte difficoltà. Nel tempo sono arrivati grandi punti vendita e una parte consistente degli acquisti si è spostata online». Non sorprende, quindi, che anche le richieste economiche per quei quattro spazi oggi disponibili lungo la via Emilia oscillino tra i «1400 e i 1600 euro al mese». La fotografia è tutta lì, in pochi metri di strada. Da una parte il teatro Storchi, largo Garibaldi e uno degli ingressi più nobili del centro storico. Dall’altra una fila di vetrine vuote e serrande abbassate. Una volta erano negozi. Oggi, cartelli con su scritto “Affittasi”.
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