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Il processo

Omicidio Alice Neri, fissato l’appello: Gaaloul sarà giudicato in secondo grado

di Mattia Vernelli
Omicidio Alice Neri, fissato l’appello: Gaaloul sarà giudicato in secondo grado

Condannato a 30 anni di carcere, a novembre la prima udienza

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CONCORDIA. È fissata l’11 novembre alle 9.30 presso il Tribunale di Bologna la prima udienza di appello per Mohamed Gaaloul, il 31enne tunisino condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Alice Neri, la 32enne di Ravarino trovata morta carbonizzata nel bagagliaio della sua auto incendiata a Fossa di Concordia il 18 novembre 2022. La giovane era stata uccisa a coltellate, e poi bruciata quando era già morta. Si va quindi in secondo grado di giudizio. In primo grado la vicenda non lasciava spazio a dubbi, mettendo in luce nella ricostruzione del 31enne, secondo la Corte d’Assise del Tribunale di Modena, menzogne, contraddizioni e dichiarazioni illogiche.

La difesa

Una lettura contestata dalla difesa di Gaaloul: «Riteniamo che la sentenza di primo grado debba essere integralmente riesaminata – afferma Roberto Ghini, avvocato di Gaaloul – la decisione della Corte d’Assise di Modena presenta profili di grave criticità, in quanto fondata su ricostruzioni e su elementi ritenuti provati che, in realtà, sono stati smentiti nel corso del dibattimento. Affronteremo quindi le udienze davanti alla Corte d’Assise d’Appello con ancora maggiore impegno, rigore e determinazione rispetto a quanto già profuso, insieme al mio studio, nel processo di primo grado». Secondo Ghini, «in un caso di tale gravità è fondamentale individuare il vero responsabile di quel brutale omicidio, non limitarsi a un sospettato. Le più recenti vicende giudiziarie dimostrano quanto sia elevato il rischio nei processi fondati su indizi: persone condannate per reati che non avevano commesso. Spesso si tratta di procedimenti in cui, fin dall’inizio, si è ritenuto di aver già individuato “il colpevole”. Quando si parte da un pregiudizio, come accaduto nel processo per la morte della signora Neri, il rischio di costruire un’indagine e un processo a senso unico, finalizzati a confermare una tesi precostituita, è concreto. È proprio questo il rischio che intendiamo mettere in luce e contrastare nel giudizio d’appello», conclude l’avvocato difensore.

La famiglia di Alice

Fissata l’udienza di secondo grado, non si sono fatte attendere anche le dichiarazioni degli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini, che assistono, per la parte civile, madre e fratello di Alice: «Attendevamo con fiducia la data dell’udienza di appello, in quanto ulteriore tassello per arrivare alla definitività della condanna. La sentenza – spiegano i legali – della Corte d’Assise di Modena ci è apparsa da subito solida, ragionata, garantista. Il dibattimento ha avuto il merito di sciogliere ogni dubbio e questo traspare in maniera indiscutibile dalle motivazioni della sentenza di primo grado. Le derive difensive e le suggestioni introdotte da più parti nel corso del primo grado hanno trovato plastiche risposte, molti capitoli sono stati definitivamente chiusi, confidiamo che la corte di assise di appello non li riaprirà. Con il tempo abbiamo acquisito sempre più fiducia nella tesi di accusa e per questo motivo continueremo a difendere il ricordo di Alice con caparbietà», concludono Zaccaria e Pellegrini.l
 

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