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La sentenza

«Ha ucciso Alice Neri e l’ha bruciata nell’auto»: Mohamed Gaaloul condannato a 30 anni

di Stefania Piscitello

	Mohamed Gaaloul dopo la condanna e l'abbraccio tra mamma e fratello di Alice
Mohamed Gaaloul dopo la condanna e l'abbraccio tra mamma e fratello di Alice

L’abbraccio in lacrime tra la madre e il fratello della giovane trovata morta nelle campagne di Fossa di Concordia la notte tra il 17 e il 18 novembre 2022, mentre il 31enne tunisino è tornato in carcere a Sant’Anna gridando la sua innocenza. Il suo avvocato: «Faremo appello»

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MODENA. Si sono stretti in un lungo abbraccio, circondati dai rumori del tribunale. Dalle voci, dal suono degli scatti delle macchine fotografiche. Ma in quel momento è stato come se fossero chiusi in una bolla, come se ci fossero solo loro due: Patrizia Montorsi e Matteo Marzoli, madre e fratello di Alice Neri, dopo la lettura della sentenza di condanna a trent’anni per Mohamed Gaaloul – accogliendo in toto la richiesta della Procura di Modena –, forse hanno sentito la loro Alice più vicina. E per la prima volta da quando è cominciato il processo si sono sciolti in lacrime.

L’abbraccio e le lacrime di madre e fratello

Loro che dalla prima udienza del 7 febbraio dello scorso anno hanno partecipato ad ogni fase del processo che vedeva sotto accusa per omicidio e distruzione di cadavere il 31enne tunisino Mohamed Gaaloul. Che ad ogni udienza, seduti in Corte d’Assise di fianco ai loro avvocati di parte civile, Cosimo Zaccaria (per la madre) e Marco Pellegrini (per il fratello), con dignità e rispetto hanno ascoltato i numerosi testimoni che si sono alternati, i consulenti, i carabinieri del nucleo investigativo che, coordinati dalla procura (pm Claudia Natalini e Giuseppe Amara) hanno effettuato le indagini. E oggi, per la prima volta da quando il processo è cominciato, dopo che il presidente della Corte ha letto la sentenza di condanna, per la prima volta non sono riusciti a nascondere il dolore – indescrivibile – che hanno dentro. Si sono lasciati andare anche gli altri presenti, con un applauso partito tra chi era seduto tra il “pubblico”, subito richiamati all’ordine e al rispetto dal presidente della Corte.

L’uscita di Gaaloul per tornare in carcere: «Non sono colpevole»

Ma quando tutto è finito, quando Gaaloul è stato portato fuori per essere riportato al carcere Sant’Anna mentre urlava di essere innocente («Non sono colpevole, lo giuro», le sue parole), la tensione per un attimo si è sciolta, la commozione per la fine – in primo grado – di questa vicenda era ben visibile e palpabile tra gli avvocati di parte civile, i rappresentanti delle associazioni delle donne, amici della famiglia e semplici cittadini.

La sentenza a quasi mille giorni dal delitto

Sono trascorsi quasi mille giorni da quando il corpo carbonizzato di Alice Neri è stato trovato nel baule della sua auto a Fossa di Concordia. In quelle campagne di via Griffona nel cuore della Bassa modenese, quelle campagna che nel mese di novembre, con la pioggia e la nebbia, apparivano ancora più desolate. E in cui, purtroppo, Alice ha trovato la morte. In un modo orribile secondo quanto ricostruito. Uccisa a coltellate, almeno sette come le lesioni che sono state trovate sui suoi frammenti ossei, e, poi, bruciata quando già era cadavere. E abbandonata in quel luogo da cui ha anche provato a scappare, quel luogo in cui ha provato a difendersi. A raccontarlo sono la spallina del reggiseno che indossava, ritrovata a undici metri di distanza rispetto al luogo in cui è stata bruciata la macchina – stava scappando –, e le lesioni trovate sul frammento di una falange, che dimostra che Alice ha provato a difendersi. Perché Alice, madre di una bimba che all’epoca dei fatti aveva solo quattro anni, era una donna forte: così è stata descritta dalla famiglia, così è stata descritta dai pm nella loro requisitoria in cui hanno chiesto una condanna a trent’anni per Gaaloul.

Le ragioni della condanna di Mohamed Gaaloul

Una richiesta arrivata alla luce di quelli che per la procura sono numerosi e concordanti elementi che incastrano Mohamed. Dalle tracce di Dna trovate sulla tanica con cui, secondo l’accusa, ha dato fuoco alla macchina, alla macchia d’olio sul borsello che indossava la notte tra il 17 e il 18 novembre 2022 allo Smart Cafè di Concordia dove per la prima volta ha incontrato Alice. La 32enne era uscita per andare a fare un aperitivo con un collega. Quando lo ha salutato lì, nel parcheggio, è arrivato Mohamed. La sua ombra illuminata dal fascio di luce della Ford Fiesta di Alice viene ripresa dalle telecamere, poi sale in auto e a confermarlo è lui stesso anche in un’intervista telefonica rilasciata alla Gazzetta il 10 dicembre 2022 quando era in Svizzera, in fuga. Una fuga tra Germania, Svizzera e Francia che si è conclusa con l’arresto qualche giorno dopo proprio in quest’ultimo paese, a Mulhouse per la precisione, dopo diversi tentativi di cattura non andati a buon fine. Una fuga che per la procura è stato un altro – forte – elemento a carico di Gaaloul ma che per la sua difesa – avvocato Roberto Ghini – ha sempre negato: per Ghini il 31enne si è recato all’estero per lavoro e, sempre all’estero, si sarebbe sottratto alle forze dell’ordine perché credeva di essere ricercato per altri motivi. Lo stesso Roberto Ghini che fin dall’inizio ha ripetuto che le indagini sarebbero state svolte in modo non accurato. E che annuncia: «Faremo Appello». 

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