Omicidio di Montese, la moglie di Daouda interrogata al Comando con un avvocato
Colpo di scena nelle indagini: la donna è stata convocata dai carabinieri per ricostruire i fatti di domenica 2 agosto, all’alba, quando il marito 31enne è stato ritrovato morto, ucciso a coltellate
MONTESE. Colpo di scena nelle indagini sull’omicidio di Daouda Sangarè, il 31enne ivoriano ucciso domenica nell’appartamento dove viveva al piano interrato di una palazzina in via Righi, a Montese. Ieri pomeriggio (5 agosto) sua moglie è stata convocata al Comando provinciale dei carabinieri di Modena per essere sottoposta a interrogatorio da parte del pm Laura Galli, alla presenza di un avvocato.
L’interrogatorio
La moglie era già stata sentita dai carabinieri in questi giorni, ma solo come persona informata sui fatti. La convocazione ora per un interrogatorio alla presenza di un legale, e quindi con valore ai fini di prova, fa pensare che carabinieri e Procura nutrano dei sospetti su di lei, e sullo “strano” comportamento che avrebbe tenuto in casa domenica mattina, 2 agosto. Visto il riserbo che continua a circondare le indagini, non è dato sapere, al momento, quale sia stata la conclusione dell’interrogatorio, avvenuto alla presenza di un interprete perché la donna, arrivata dalla Costa d’Avorio da meno di un mese, non parla ancora l’italiano. Potrebbe aver portato alla sua iscrizione nel registro degli indagati. Oppure potrebbero non essere emersi elementi dirimenti. Oggi forse si capirà qualcosa di più.
Le incongruenze
È probabile che gli inquirenti non siano affatto convinti della versione dell’accaduto che la donna, secondo le prime indiscrezioni, avrebbe dato domenica. Che cioè verso le 5 (quando un vicino ha sentito distintamente delle grida) un estraneo si sarebbe presentato alla porta dell’appartamento dove dormiva con Daouda (la coppia era rientrata a mezzanotte da un festa in paese). Gli sarebbe stato aperto a quell’ora, e lui avrebbe litigato in modo furibondo con Daouda, accoltellandolo a morte all’addome per poi fuggire Nonostante le gravissime ferite subite dal marito, la donna non ha né chiesto l’intervento del 118 né dato l’allarme alle forze dell’ordine. Pare che abbia solo chiamato un amico, che era lì con lei verso le 8, quando il vicino ha sentito le grida di lei sul pianerottolo, scoprendo l’omicidio. È vero che, non conoscendo la lingua, la donna poteva non essere in grado di descrivere al telefono in italiano quello che era successo. Ma poteva farsi capire lo stesso in francese, o poteva chiedere comunque aiuto nel palazzo: qualcuno avrebbe sicuramente dato l’allarme, anche a quell’ora. Invece per quasi tre ore nessuno ha saputo dell’accaduto. Daouda aveva ottenuto da poco il ricongiungimento con la moglie, e con il suo arrivo aveva lasciato l’appartamento di Salto dove viveva vicino al luogo di lavoro (faceva il saldatore da Bernabei) per trasferirsi a Montese. Tutti i conoscenti lo dipingono come un bravo ragazzo, che sognava di formarsi una famiglia. Ma secondo alcuni paesani, da quando era arrivata lei, invece di essere felice si era piuttosto incupito. Ci sarebbero stati ripetuti litigi nella coppia. Lei, a quanto riferito, finora non aveva cercato una particolare integrazione nella comunità, stando sempre chiusa in casa.
L’arrivo dei Ris
Nell’appartamento sono state trovate molte tracce di sangue: ieri mattina – 5 agosto - sono arrivati i carabinieri del Ris di Parma per effettuare le analisi scientifiche su quelle tracce ematiche e altre eventuali non visibili a occhio nudo. Ma anche per trovare altre tracce biologiche e capire tramite il Dna se all’interno dell’appartamento, e dietro l’ingresso in particolare, c’è stata davvero una colluttazione con una persona esterna, o meno. I militari sono rimasti tutta la giornata: bisognerà ovviamente attendere per i risultati delle analisi, ma avranno un peso probatorio dirimente nella ricostruzione dell’accaduto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
