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Il consigliere non si scusa e ci ricasca: «Togli il velo o ritorni al tuo Paese»

di Nicolò Dorati
Il consigliere non si scusa e ci ricasca: «Togli il velo o ritorni al tuo Paese»

Rosi insiste dopo le frasi choc. Il sindaco Zuffi: «Non condivido»

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SAN CESARIO. «Quando vieni qua devi accettare di essere cittadino italiano. Rispetti la nostra legge, ti togli la gabbana, il velo, vai a lavorare e ti adatti al nostro modo di vivere. Così sei ben accetto, altrimenti ritorni da dove sei venuto». 

Lo ribadisce il consigliere Luciano Rosi (Viva San Cesario), anche dopo che le sue dichiarazioni in Consiglio comunale hanno suscitato non poco scalpore.

Dalla prevenzione della violenza all’immigrazione

Pensare che l’ordine del giorno non era nemmeno centrato sull’immigrazione: era un dibattito sulla prevenzione della violenza sulle donne, per contrastare i matrimoni forzati e promuovere percorsi di integrazione. La connessione con il tema dell’estremismo religioso è stato un facile appiglio per il consigliere: «Ho approvato anch’io l’ordine, ma non serve a niente! Tanto le donne musulmane ai corsi non ci vanno». «Il “mettiti la minigonna”? Ho semplicemente riportato una battuta che faccio a una signora che conosco, lei ride con me: “Mio marito poi mi picchia” e “Picchialo te” le dico io. Ovviamente è tutto un gioco, però l’integrazione è difficile». Anzi, quasi impossibile: «L’ho già detto: in linea di principio sono d’accordo con l’ordine, ma queste cose non servono a niente. Sono chiacchiere».

Ma allora non c’è davvero soluzione? In realtà è proprio qua che tra il sindaco e Rosi c’è un forte punto di contatto: investire su scuole e sport. «Li accolgono e poi li lasciano in piazza a far niente: bisogna intervenire già a scuola. Gli insegnanti devono percepire dai ragazzi se ci sono dei problemi. Nelle classi ormai gli italiani sono in minoranza, anche a San Cesario. Allora basta raccontare la Resistenza, Pirro e gli assiro-babilonesi: dobbiamo fare un percorso didattico più integrativo. Poi lo sport: questi ragazzi vanno accolti nei centri sportivi, devono giocare e divertirsi con gli altri». Un modo di esprimersi colorito ed estremamente diretto, che sia questa la minaccia principale per la credibilità di Rosi? «La maggioranza mi conosce da anni: c’è un rapporto di stima reciproco, mi riconoscono come avversario. Chi non mi sopporta è l’opposizione» conclude.

«Oltre le righe, ma non lo stigmatizzo»

Un rispetto confermato anche dal primo cittadino di San Cesario, Francesco Zuffi: «Come presidente del Consiglio comunale prediligo la libertà d’espressione. Le parole di Rosi forse sono uscite dal rigore dell’ordine del giorno, ma non le ritengo più lontane di altri interventi che ho sentito. Non ho inteso stoppare le dichiarazioni perché le ho ritenute un’interpretazione sulla falsariga del contenuto dell’ordine. Conoscendo Rosi ritengo le abbia dette con spirito di discussione, non voleva alimentare una polemica sterile».

«Pur non convivendo nulla di ciò che ha detto il consigliere, non mi sento di stigmatizzarlo - prosegue il sindaco - Può capitare di utilizzare espressioni non preparate, ma so che Rosi cerca sempre di aggiungere un contenuto costruttivo al dibattito. Le dichiarazioni vanno contestualizzate. È andato oltre le righe, ma non credo che questo superi il Consiglio comunale né che rappresenti un caso. Focalizziamoci sul voto unanime, non sull’ego della discussione».

Poi conclude: «Esistono due strumenti su tutti per sviluppare con efficacia l’integrazione e l’uguaglianza nella comunità. La scuola, uno strumento di grande avvicinamento per contesti sociali o familiari lontani e diversi, e lo sport». 

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