Omicidio di Montese, altro sopralluogo dei Ris ma l’arma del delitto non si trova
A due settimane, la morte del 31enne Sangarè è un giallo. Delitto perfetto?
MONTESE. Sono tornati i carabinieri del Ris di Parma a Montese, in sopralluogo nell’appartamento di via Righi dove il 2 agosto è stato ucciso il 31enne ivoriano Daouda Sangarè. Ma, a quanto è dato sapere, dell’arma del delitto ancora non c’è traccia. E a due settimane dall’omicidio, non c’è ancora nessun fermo, come è accaduto solo in pochissimi casi di omicidio in provincia. Nella gran maggioranza degli episodi, l’assassino è sempre stato o arrestato nell’immediato, o fermato poche ore dopo. Chi ha agito ha compito un delitto “perfetto”? Probabilmente no, di delitti perfetti non ne esistono, qualche microtraccia l’assassino la lascia sempre. Certo però che chi ha agito lo ha fatto conservando una notevole lucidità nell’eliminare le prove più appariscenti che potevano incastrarlo subito.
Niente arma
Il nuovo sopralluogo dei Ris è avvenuto giovedì 13 agosto, alla ricerca di altre tracce biologiche utili alle indagini. Nulla è trapelato su quanto emerso, l’indagine viene portata avanti nel più assoluto riserbo. La sensazione è che gli inquirenti si stiano muovendo su una pista ben precisa. Ma ancora non sono entrati in possesso di elementi tali da poter condurre a un’ordinanza di fermo. A complicare le cose è senz’altro anche la mancanza della “prova regina”: l’arma del delitto. Con tutta probabilità le ferite all’addome fatali a Daouda sono state inferte con un coltello. Ma è stato fatto sparire subito dalla scena del crimine. La moglie della vittima il 5 agosto è stata sentita a lungo dai carabinieri al Comando di Modena, assistita da un’interprete dal francese (è qui da poche settimane e non parla l’italiano), così da poter entrare in un maggiore grado di dettaglio nella ricostruzione dell’accaduto, rispetto alla prima deposizione. Ma solo come persona informata sui fatti: al momento non risulta nessun indagato. Insomma, ci sono tutti i contorni del giallo.
Allarme in ritardo
Un vicino di casa ha riferito di aver sentito delle grida nell’appartamento dove la donna viveva con Daouda verso le 5 del mattino. Ma lei solo verso le 8 sarebbe uscita in lacrime sul pianerottolo. Quasi tre ore sarebbero trascorse dal fatto alla prima richiesta d’aiuto all’esterno. È possibile che la donna, non conoscendo l’italiano, si sia rivolta a conoscenti. E infatti lì con lei sul pianerottolo è stato visto un amico. Ma nessuno ha chiamato 118 e carabinieri prima del vicino. Da quanto trapelato, la moglie avrebbe riferito dell’arrivo all’alba di un uomo che avrebbe bussato alla porta e, una volta entrato, avrebbe litigato con Daouda per poi sferrargli coltellate mortali all’addome e fuggire. Bisognerà vedere se le tante tracce ematiche rinvenute nell’appartamento (Daouda è stato trovato morto dietro l’ingresso) raccontano la stessa dinamica o meno. La sensazione è che gli inquirenti attendano proprio dalle analisi scientifiche i riscontri determinanti per procedere a un fermo. Vedremo quale sarà l’evoluzione delle indagini nei prossimi giorni. In paese tutti parlano di Daouda come di un gran bravo ragazzo, che lavorava tanto e non era coinvolto in nessun giro sospetto.
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