Omicidio di Montese, fermata la moglie di Sangarè
È arrivata la tanto attesa svolta nelle indagini sull’omicidio del 2 agosto scorso I carabinieri: «Gravemente indiziata di aver ucciso il marito». È stata portata in carcere
MONTESE. “L’ha ucciso lei”. È la convinzione della Procura nei confronti della moglie di Daouda Sangarè, il 31enne accoltellato a morte la mattina del 2 agosto nell’appartamento di via Righi a Montese, dove era andato a vivere con lei da poche settimane. Cioè da quando lei era arrivata in Italia per il ricongiungimento famigliare a cui lui teneva tanto, e che invece gli è stato fatale.
La possibile svolta
La notizia della tanto attesa svolta sull’omicidio di Montese è arrivata nella serata di ieri – 17 agosto -, quando il procuratore capo Luca Masini ha reso noto che nel pomeriggio i carabinieri del Nucleo investigativo di Modena avevano dato esecuzione alla misura di custodia cautelare in carcere disposta dal gip nei confronti della donna, con un’accusa gravissima: omicidio volontario. Con l’aggravante del trattarsi del coniuge. La donna è stata quindi portata nel carcere di Sant’Anna, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Da subito i sospetti degli inquirenti si erano indirizzati su di lei. Innanzitutto per il suo inspiegabile ritardo di quasi tre ore (il vicino ha riferito di avere sentito grida verso le 5, lei è uscita piangendo sul pianerottolo verso le 8) nel dare l’allarme sull’accoltellamento. E poi per il fatto che, secondo le testimonianze di tutti a Montese, Daouda era un gran lavoratore non coinvolto in nessun giro strano.
I sospetti
Veramente difficile pensare che qualcuno potesse avercela così tanto con lui da arrivare alla mattina alle 5 a casa sua – questa secondo indiscrezioni la versione della moglie – per accoltellarlo a morte dietro l’ingresso di casa. I carabinieri hanno indagato sul rapporto tra lei e lui, che secondo diverse testimonianze dopo l’arrivo della moglie anziché essere felice sembrava sempre più turbato. E c’è chi ha riferito anche di ripetuti litigi tra i due, nonostante il breve periodo di convivenza. La sensazione era che fosse imminente una svolta nelle indagini, e che gli inquirenti attendessero solo le ultime prove per procedere nei confronti della donna. Potrebbero essere arrivate durante l’ultimo sopralluogo dei Ris, del 13 agosto. Resta da capire se è stata trovata l’arma del delitto, ma al di là della “prova regina”, carabinieri e Procura devono avere raggiunto un quadro indiziario comunque sostanzioso a carico della donna. Nell’ipotesi che sia stata lei ad uccidere, stupisce la lucidità con cui ha saputo fare sparire il coltello nell’imminenza del delitto, e altre prove che potevano condurre al suo arresto in flagranza dopo il primo accesso dei carabinieri nella casa. Invece per due settimane è riuscita a rimanere libera, per quanto sentita e risentita dagli inquirenti.
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