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Il giallo

Montese, la moglie di Sangarè davanti al gip per rispondere di omicidio aggravato

di Daniele Montanari
Montese, la moglie di Sangarè davanti al gip per rispondere di omicidio aggravato

Cos’ha fatto per quasi tre ore dopo le urla? Dovrà dare una spiegazione nell’interrogatorio

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MONTESE. È comparsa stamattina – 19 agosto - davanti al giudice la moglie di Daouda Sangarè, il 31enne ivoriano accoltellato a morte il 2 agosto a Montese nell’appartamento di via Righi in cui viveva con lei. La donna dovrà rispondere di un’accusa pesantissima: omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela.

L’interrogatorio

La 21enne, originaria anche lei della Costa d’Avorio e in Italia da poco più di un mese, affronterà l’interrogatorio di garanzia in cui il giudice dovrà decidere se convalidare il suo fermo disposto a fronte dei “gravi indizi di colpevolezza” raccolti contro di lei in queste due settimane dai carabinieri, in stretto coordinamento con la Procura. Elementi che hanno portato nel tardo pomeriggio di lunedì i militari del Nucleo investigativo di Modena a condurla nella sezione femminile del carcere di Sant’Anna. Si terrà qui l’interrogatorio di garanzia, alla presenza del pm, in cui sarà assistita da un interprete dal francese (non parla ancora l’italiano) e dall’avvocato Caterina Morandi, che ieri non ha voluto anticipare nulla sulla strategia difensiva. È anche possibile che in questa fase la donna si avvalga della facoltà di non rispondere, in attesa di approfondire le gravissime contestazioni che le sono mosse.  i sono molti elementi che deve chiarire in merito al suo comportamento la mattina del delitto. E non è la prima volta che la donna, da subito al centro dei sospetti dei carabinieri, viene sentita dagli inquirenti. L’ultima era stata il 5 agosto, quando era stata convocata al Comando provinciale di Modena per sentire a lungo la sua versione dei fatti. In quel caso però non era assistita dall’avvocato, ma solo dall’interprete. Le eventuali dichiarazioni di stamattina avverranno invece davanti al giudice e in presenza del legale, quindi a tutti gli effetti con valore probatorio. Sarà interessante vedere se ci sarà un allineamento delle versioni o se invece si presenteranno con profili differenti. 

I punti da chiarire 

Il primo aspetto che dovrà chiarire davanti al giudice è sempre quello: come mai è uscita sul pianerottolo a dare l’allarme per l’accoltellamento del marito solo verso le 8 del mattino, quando il vicino ha riferito di aver sentito grida dall’appartamento alle 5?  Da quanto trapelato – ma bisognerà vedere se la versione oggi sarà confermata – la moglie avrebbe riferito ai carabinieri che il marito sarebbe stato ucciso da un uomo che all’alba si era presentato alla porta di casa con un coltello. Ma se così fosse, è incomprensibile il fatto che solo dopo quasi tre ore lei sia uscita in lacrime sul pianerottolo chiedendo aiuto. Non c’era nessuna speranza di salvarlo, dopo tanto tempo. Perché non ha dato l’allarme prima? Anche se non parla l’italiano, con il francese ci si fa capire lo stesso: qualcuno anche alle 5 l’avrebbe senz’altro aiutata. Che cos’ha fatto in quelle quasi tre ore? Il sospetto degli inquirenti è che le abbia utilizzate per fare sparire l’arma del delitto (non ritrovata in due settimane di ricerche) e alterare la scena del delitto stesso, in modo da eliminare gli elementi che avrebbero potuto condurre subito a lei, facendo scattare un arresto in flagranza che invece non c’è stato. Per due settimane è rimasta una donna libera, per quanto al centro dei sospetti. Se è andata così, nonostante la giovane età la 21enne avrebbe agito con lucidità impressionante. Resta da capire però con che tipo di movente.


 

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