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La tragedia

Omicidio di Montese: «Daouda teneva il passaporto di lei perché Fatime voleva andare via»

di Manuel Marinelli

	Daouda Sangarè insieme alla mamma Aminata Sidibè
Daouda Sangarè insieme alla mamma Aminata Sidibè

La mamma della vittima: «Lei non voleva stare lì, il matrimonio non era stato forzato»

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MONTESE. Aminata Sidibé, mamma di Daouda Sangarè era a conoscenza di litigi tra il figlio, ucciso a coltellate in casa sua lo scorso 2 agosto, e la moglie Fatime Sidibè, accusata di omicidio e ora detenuta in carcere al Sant’Anna di Modena. È la madre in prima persona a raccontare, in un’intervista esclusiva alla Gazzetta, le ragioni dietro quelle liti.

«A farli conoscere è stato un imam»

«Daouda l’aveva sposata e poi portata in Italia, voleva vivere con lei – racconta la mamma, che vive in Costa d’Avorio – Ma Fatime dopo appena una settimana di convivenza a Montese voleva andarsene in Francia, dove aveva amici e dove conosceva la lingua. Mio figlio si è opposto: lui era innamorato, voleva stare con lei. E così le aveva preso il passaporto, lo teneva lui anche quando andava al lavoro. Per questo nell’ultimo periodo litigavano, era Daouda a dirmelo».

Quella che inizialmente era stata descritta come una relazione pacifica tra i due, da parte dei connazionali a Montese, nascondeva invece più di qualche crepa: il ritiro del passaporto potrebbe proprio essere il movente dell’assassinio. Ma come era iniziato tutto? «A farli conoscere è stato un imam. Mio figlio era in Italia da qualche anno, si era trovato un lavoro e una casa, aveva una sua stabilità e voleva sposarsi con una brava donna, musulmana credente. E così sapendo di questa volontà il suo vecchio maestro di Corano mi aveva presentato una ragazza, Fatime, molto religiosa e intelligente. Ne ho parlato a Daouda, lui è tornato qui a conoscerla nel 2024 e ha deciso di sposarla. Non era un matrimonio forzato, nessuno li ha obbligati». Ma nel frattempo la madre di Daouda cambia idea sul matrimonio: non è più convinta che quella ragazza faccia al caso di suo figlio.

«Mio figlio non mi ha ascoltato»

«Mio figlio non mi ha ascoltato, era sotto effetto di un incantesimo (una pratica tradizionale in Costa d’Avorio che prevede veri e propri riti per far nascere l’amore tra due persone, ndr) e ascoltava solo Fatime. Così si sono sposati, prima hanno fatto un matrimonio musulmano, poi un rito civile dove c’erano solo lui e lei. Io non ne sapevo nulla. Così hanno fatto i documenti necessari e sono partiti per tornare in Italia. L’ho saputo solo quando erano già a Montese, me lo disse con una telefonata. E poi mi disse anche che lei voleva andare in Francia».

Ma chi era davvero Daouda Sangarè? A Montese, dove ormai viveva da 5 anni, lo hanno tutti descritto come un grande lavoratore, una persona onesta e gentile. Un musulmano molto credente che non toccava alcol o sigarette, per non parlare di droga.

«Mio figlio ha avuto gravi problemi di salute fin da piccolo, lo avevamo portato in Guinea per curarlo e salvarlo - continua mamma Aminata - Crescendo ha iniziato a prendersi cura di me e mio marito, non avendo grandi disponibilità economiche lui ha cercato di darci un futuro migliore in mille modi. Prima è andato in Libia, dove poi è stato arrestato, incarcerato e venduto come schiavo. Poi, dopo essere rientrato in Costa d’Avorio, è ripartito per il Mali come cacciatore d’oro. Poi, dopo essere arrivato in Nigeria, è riuscito a realizzare il suo obiettivo di venire in Europa, in Italia. E aveva iniziato a darci una mano, a noi come a Fatime. Non meritava di fare questa fine, era un bravo ragazzo, un onesto lavoratore».

Da quando ha appreso la notizia della morte del figlio, mamma Aminata non fa altro che piangere. Ora sta cercando di raggiungere l’Italia per vedere il corpo del figlio, che si trova tutt’ora in medicina legale a disposizione dell’autorità giudiziaria per eventuali esami autoptici.

Fatime, interrogata, ha detto di essere estranea alla faccenda e che a uccidere il marito sarebbe stato un estraneo. A chiamare i soccorsi è stato un vicino di casa ore dopo l’assassinio.

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