Giallo Ruggi, prime analisi sul telefono ritrovato
Nella torre di Pignone è stato recuperato anche l’ombrello della giovane
MONTEFIORINO. Tutto infangato, ma ancora integro. E probabilmente attivabile dai tecnici. Così si è presentato venerdì 11 settembre al mattino il cellulare di Daniela Ruggi, mostrato per la prima volta a terzi dopo il ritrovamento a inizio giugno nella torre di Pignone, insieme ai resti della ragazza. Un ritrovamento fondamentale per le indagini, che ha fatto perdere quota all’ipotesi dell’omicidio (quale assassino lascerebbe mai il telefono, con le sue prove, di fianco alla vittima?) rafforzando quella dell’allontanamento volontario della ragazza dalla sua casa di Vitriola per andarsi a nascondere nella torre.
Il telefono
Si tratta dello smartphone “Kingkong” della Cubot che l’amico Domenico Lanza le aveva regalato. Un apparecchio che lo stesso Lanza aveva definito “indistruttibile”, e che così si è dimostrato: nonostante i crolli e le macerie della torre, è apparso integro ieri mattina presso la sede del Ris di Parma durante la prima analisi dattiloscopia e biologica dei reperti rinvenuti. Accertamenti irripetibili a cui ha presenziato l’avvocato Deborah De Cicco – che tutela il fratello di Daniela come parte lesa – insieme ai suoi consulenti: la genetista Marina Baldi e il criminologo Armando Palmegiani.
Non sono stati analizzati tutti i reperti rinvenuto nella torre: solo quattro ritenuti più rilevanti dal punto di vista investigativo. Tra questi ovviamente il cellulare con cui la 31enne è sparita il 20 settembre 2024. Dal momento del ritrovamento nella torre l’apparecchio non era più stato toccato da nessuno: si è presentato quindi ieri ancora tutto sporco di fango. I Ris l’hanno esaminato solo nell’esterno, alla ricerca di tracce di Dna e di impronte digitali. Analisi però tutte in salita su un oggetto esposto alle intemperie per così tanto tempo: non è detto che si riesca a isolare dei profili biologici. È più che probabile che la Procura (pm Marco Niccolini e Laura Galli) disponga successivamente una perizia informatica, per ricostruire ultime chiamate e messaggi.
L’ombrello
Altro oggetto analizzato esternamente ieri, un ombrello rosa, quindi da donna, sempre ritrovato nella torre. Anch’esso infangato, e arrugginito. Al di là delle tracce biologiche che può ancora avere, il fatto che con i resti di Daniela sia stato trovato un ombrello presumibilmente suo può essere un altro elemento a favore dell’allontanamento volontario: Daniela lo ha preso ed è uscita di sua iniziativa in una giornata piovosa. Quale assassino si premurerebbe mai di portare alla vittima un suo ombrello?
Sono stati poi esaminati anche altri due oggetti, di cui uno definito «rilevante» dall’avvocato, che però non vuole dire altro in merito per rispetto delle indagini. Si sa solo che non è stata ancora analizzata la seconda coppa di reggiseno ritrovata a giugno dopo la prima rinvenuta a gennaio e che è al Labanof di Milano insieme ai resti di Daniela su cui verrà effettuata l’autopsia il 17 settembre. Probabilmente le due coppe verranno analizzate insieme successivamente dai Ris, rispondendo anche alla richiesta del legale di esaminare lo strappo per capire se la separazione può essere avvenuta per intervento umano.
«Faremo richiesta di visionare anche altri reperti trovati nella torre – sottolinea l’avvocato De Cicco – per capire se ci possono essere altri elementi d’interesse investigativo per la ricostruzione della verità sulla fine di Daniela».
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