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Il caso

Animalisti contro la sindaca di Bomporto: «Tori abbattuti? Facciamo causa»

di Manuel Marinelli

	Tre tori sono stati abbattuti a Bomporto
Tre tori sono stati abbattuti a Bomporto

L’associazione Lndc Animal Protection: «Erano "in prigione", volevano liberarsi»

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BOMPORTO. «Dietro quei tre corpi senza vita ci sono tre esistenze che valevano di per sé, non in funzione del profitto che avrebbero generato. La loro storia è un doloroso promemoria di ciò che accade ogni giorno negli allevamenti italiani, lontano dagli occhi dei consumatori. Ed è anche per loro che continueremo a batterci». Firmato: Lndc Animal Protection, un’associazione animalista che proprio non ha digerito l’abbattimento dei tre tori (deciso dalla sindaca Tania Meschiari) che sabato sera – 19 settembre – erano scappati da una stalla a Solara di Bomporto, costituendo un pericolo per gli automobilisti in transito. Ma non finisce qui: l’associazione, indignata da quanto accaduto, «sta valutando eventuali azioni legali per verificare la legittimità del provvedimento e accertare se esistessero alternative concrete all'uccisione dei tre animali». L’abbattimento, visto il buio incombente e la vicinanza di una strada trafficata, era stato giustificato come inevitabile. Ma secondo gli animalisti di Lndc «è inevitabile chiedersi se davvero non esistesse un'alternativa – commenta Piera Rosati, presidente Lndc Animal Protection – Non si trattava di animali feroci e pericolosi. Parliamo di tre animali giovani, spaventati, catapultati in un ambiente sconosciuto dopo essere riusciti a uscire da una struttura in cui erano rinchiusi. La risposta è stata quella di inseguirli e ucciderli. Una conclusione che ci lascia sgomenti e sulla quale vogliamo fare piena luce». Non saranno animali feroci... ma tre tori sono comunque bestie di una certa stazza, che avrebbero potuto invadere la strada in qualunque momento. E se un’auto o peggio una moto si fosse schiantata per causa loro? Ma per Lndc Animal Protection non si può sacrificare una vita di un animale per la sicurezza pubblica: «È il riflesso di un sistema che considera gli animali esclusivamente come oggetti, da gestire in funzione del profitto economico o della sicurezza pubblica presuntamente minacciata e non come individui dotati di sensibilità, emozioni e capacità di provare paura e sofferenza». «Quei tre tori hanno fatto ciò che qualunque essere vivente farebbe: hanno cercato la libertà – prosegue Rosati – Hanno tentato di allontanarsi da una condizione di prigionia che era stata loro imposta perché destinati alla filiera della carne. La loro fuga racconta una disperazione che troppo spesso preferiamo ignorare. È il dramma quotidiano di milioni di animali allevati, privati della possibilità di vivere secondo la propria natura e ridotti a merce».

Lndc Animal Protection c tiene inoltre a ricordare che bovini, suini, ovini e tutti gli animali sono esseri senzienti. Sono individui capaci di instaurare relazioni sociali, di provare stress, paura e dolore, eppure continuano a essere allevati in condizioni che ne limitano profondamente i comportamenti naturali. Dunque, quando «non stiamo assistendo a una semplice evasione da una stalla – aggiunge Rosati – Stiamo vedendo tre individui che cercano di sottrarsi a un destino deciso dall'uomo. La loro morte dovrebbe interrogare tutti noi sul modello di produzione animale che abbiamo costruito. Non possiamo continuare a raccontare queste uccisioni come inevitabili» conclude Rosati.

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