Gazzetta di Modena

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L’indagine

L’idea choc dei neonazisti: «Torri Gemelle 2.0 nella Bologna comunista»

di Daniele Montanari

	I neonazisti progettavano di far crollare le due Torri di Bologna come le Torri Gemelle di New York
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I neonazisti progettavano di far crollare le due Torri di Bologna come le Torri Gemelle di New York

Il gruppo che stava per colpire Modena pensava anche a Bologna: voleva far crollare la Torre della Garisenda e la Torre degli Asinelli, simbolo della città, come le Twin Towers di New York

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MODENA. Aveva un ruolo soprattutto operativo il 17enne modenese finito nella maxi inchiesta dei carabinieri del Ros e della Digos sui suprematisti neonazisti violenti. Il ragazzo è residente in provincia, e avrebbe partecipato a diverse iniziative del gruppo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti. Ma non sarebbe una delle menti: i “registi” di tutto sarebbero due maggiorenni veneti. In totale sono 17 gli indagati in mezza Italia, di cui 14 minorenni. Fra questi, tre residenti nel Reggiano (tra cui una ragazza) e uno appunto in provincia di Modena. Numerosi e gravi i reati contestati, a vario titolo: associazione per delinquere con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico; atti di terrorismo con ordigni esplosivi; istigazione all’odio etnico e razziale aggravata dalla finalità di terrorismo; propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione etnica, razziale o religiosa; apologia del fascismo; offese all’onore o al prestigio del presidente della Repubblica; detenzione illegale di armi. Le indagini sono state condotte nell’arco di un anno, dal febbraio 2024 al febbraio 2025.

L’assalto a Modena…

A Modena il gruppo aveva pianificato un’azione choc: l’assalto, il 29 settembre 2024, alla sede del “Circolo Lenin-Sinistra Classe Rivoluzione”, sezione italiana dell’Internazionale Comunista Rivoluzionaria di Modena, in via Paolo Ferrari 6. Volevano lanciarvi all’interno delle molotov incendiarie, per devastare i locali. Nel gruppo infatti c’era anche chi istigava all’uso di esplosivi e si diceva disponibile a realizzare ordigni artigianali. L’azione non si è concretizzata perché le forze dell’ordine avevano già individuato il gruppo, e hanno fermato i ragazzi poco prima che si procurassero la benzina e confezionassero gli ordigni.

...e quello a Bologna

Ma nel gruppo c’era anche chi aveva lanciato l’idea di un’azione terroristica molto più “in grande”, sempre diretta – nelle menti degli ideatori – a “combattere i comunisti”. Nelle chat di Telegram in cui erano iscritti, il 17 settembre 2024 compare la frase «Torri Gemelle 2.0», con un evidente richiamo a compiere un’azione terroristica ai danni della Torre della Garisenda e la Torre degli Asinelli, simbolo di Bologna, con l’intento di farle crollare come le Twin Towers di New York. Tra i messaggi seguiti nella chat, c’è chi fa esplicito riferimento a un «botto» e alla distruzione che avrebbe portato nel cuore della città. «Tanto che cavolo c’è a Bologna oltre ai comunisti»: di questo tenore l’agghiacciante commento all’idea dell’attacco da parte di uno degli indagati. Viene ribadito che l’attacco sarebbe motivato da ragioni politiche, perché «tutto il suolo di Bologna ormai è una roba di sinistra». E a seguire altri incitamenti ad azioni violente contro una città odiata per ragioni politiche. «Bologna in fiamme» auspica qualcuno, e via dicendo.

Olocausto negato

Ma a contraddistinguere il gruppo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è anche il suo marcato ricorso all’odio razziale e a una presunta superiorità etnica. Strettamente legato a questo, il ricorso al negazionismo sull’Olocausto. Nelle chat c’è chi sostiene convintamente che non sono morti 6 milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale, e che ci sarebbero «le prove» del fatto che sarebbe tutta un’invenzione storica. Secondo gli investigatori, il gruppo non si limitava a un richiamo nostalgico al partito fascista, con continue glorificazioni di Mussolini. Puntava alla sua riorganizzazione (che è un reato), e in funzione di questo venivano promosse periodicamente delle commemorazioni a Predappio, ritenendole degli immancabili momenti identitari. Di fondo, la convinzione che la «terza posizione» della «rivoluzione fascista» sia tuttora un mezzo necessario per sovvertire l’ordine democratico.

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