Gazzetta di Modena

La manifestazione

Tremila modenesi in marcia per la pace: flash mob polemico dei pro-Pal

di Paola Ducci

	La Marcia della pace il flash mob dei pro-Pal
La Marcia della pace il flash mob dei pro-Pal

Il corteo del 1° gennaio per le vie del centro concluso in piazza Roma con l’intervento di don Mattia Ferrari. ll vescovo Erio Castellucci: «Fuori dal mondo è chi sostiene la guerra, non chi lotta per fermarla»

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MODENA. Erano quasi 3mila le persone che nel pomeriggio del 1° gennaio hanno partecipato alla seconda edizione della Marcia della pace, la manifestazione promossa da numerose associazioni cittadine e coordinata dal gruppo Tam Tam di pace Modena. Nonostante la giornata di freddo intenso, i partecipanti si sono ritrovati intorno alle 15 presso le gradinate del parco Novi Sad per poi procedere in corteo lungo via Emilia Centro, corso Canalgrande e terminare in piazza Roma.

Gli interventi di sindaco e vescovo

La manifestazione ha avuto inizio con gli interventi del sindaco di Modena Massimo Mezzetti che, dopo aver ricordato il fatto che Modena per quest’anno porterà la fiaccola di capitale del volontariato, ha ricordato tutti i conflitti attivi nel mondo in questo periodo, «mai così tanti dal dopo guerra ad oggi», ha affermato sottolineando la volontà comune di alcuni leader politici di mettere sotto scacco l’Europa unita. Mezzetti ha poi ribadito allora il ruolo che deve avere la politica ovvero «tornare a riappropriarsi del suo compito fondamentale, quello di promuovere la “non violenza”, avendo il coraggio di farne la bandiera della propria battaglia personale per la pace senza rassegnarsi all’ idea che le cose vanno così e non possono essere cambiate». Prima che il corteo lasciasse il parco è intervenuto anche il vescovo Erio Castellucci che ha voluto sottolineare il messaggio di papa Leone XIV, diventato il claim generale della marcia che recita “Fuori la guerra dalla storia. Per una pace disarmata e disarmante”. «Il Papa sta ripetendo che uno dei problemi di oggi è che si vuol far credere che chi sostiene la pace sia fuori dal mondo – ha ricordato il vescovo –. Sembra quasi non si possa più affermare che invece è chi sostiene la guerra che è fuori dal mondo. Papa Leone XIV – ha continuato il vescovo – nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace ha anche esortato tutti a stare attenti ad irridere istituzioni sovranazionali come l’Onu come abbiamo visto più volte fare in questi mesi. Le Nazioni Unite sono oggi la possibilità che noi ancora abbiamo per poter fare un passo in avanti verso la pace, nonostante la tragica situazione geopolitica». A portare i propri saluti è stato anche don Rodrigo Grajales Gaviria, il prete accoltellato il 30 dicembre in via Ganaceto, che dall’ospedale ha inviato un sentito messaggio vocale di vicinanza a tutti coloro che hanno partecipato alla marcia. Il lungo corteo, colorato solo dalle tante bandiere arcobaleno (come era stato esplicitamente richiesto dagli organizzatori) ha sfilato per il centro storico, raccogliendo partecipanti anche lungo il percorso. Presenti, oltre a molti cittadini comuni e ai rappresentanti delle tante associazioni che appartengono al gruppo di Tam Tam di Pace, anche politici cittadini, sindaci della provincia e parlamentari e senatori.

Il flash mob dei pro-Pal

Ma nella giornata di ieri c’è stato anche chi ha deciso di non partecipare al corteo, contestandone il fatto di non poter sfilare con le bandiere palestinesi e organizzando un flash mob alternativo. Si tratta del gruppo dei pro-Pal modenesi che hanno atteso la marcia lungo la via Emilia Centro, in piazza Torre, con bandiere palestinesi dispiegate. «Esprimiamo rispetto e disponibilità al dialogo verso tutte le realtà e le singole persone che hanno deciso di essere alla manifestazione – hanno affermato i pro-Pal al passaggio del corteo – ma in questo contesto, anche la cosiddetta “bandiera della pace” da simbolo nobile e conflittuale rischia di trasformarsi in un elemento di confusione e ipocrisia. Una Marcia della pace in cui non sia possibile affermare con chiarezza che a Gaza è in corso un genocidio – concludono – che non si schieri senza ambiguità contro ogni forma di riarmo, che non chieda con forza al governo di rispettare l’articolo 11 della Costituzione e di interrompere ogni coinvolgimento italiano nella guerra in Ucraina, rischia di ridursi a un generico appello ai buoni sentimenti: rispettabile, ma non utile né adeguato alla drammaticità del tempo che viviamo».

L’intervento di don Mattia Ferrari

Uno dei momenti più intensi della seconda edizione della Marcia della pace è stata la fase conclusiva in cui è intervenuto don Mattia Ferrari, modenese, cappellano di bordo della Ong Mediterranea Saving Humans. Don Mattia ha voluto portare esempio di come non si debba perdere la speranza, masi debba continuare ad essere costruttori di pace perché «la solidarietà tra persone è un potente moltiplicatore di bene». «È un momento storico estremamente difficile e il grido di dolore e di sofferenza dei popoli ma soprattutto dei poveri arriva continuamente alle orecchie di tutti quanti – ha esordito don Mattia –. Ci sentiamo spesso impotenti davanti a tante ingiustizie, violenze e guerre assurde eppure non dobbiamo dimenticare quanto è accaduto in questi anni». Don Matttia ha raccontato la sua esperienza. «Ci hanno sparato in mare, ci hanno attaccato politicamente, hanno intrapreso campagne mediatiche contro di noi, e ci hanno messo sotto controllo con il caso Paragon. Eppure, se nel 2018, quando è nata Mediterranea, erano rimaste solamente altre due navi di salvataggio in mare (Seewatch e Open Arms), oggi le navi in mare sono 21 – ha proseguito il sacerdote – questo lo si può leggere solo in un modo: se pratichi la solidarietà, se apri il cuore a questo grido di dolore dei poveri, degli scartati, degli esclusi e degli oppressi, essa si moltiplica». Don Mattia, citando anche l’insegnamento di papa Francesco, ha affermato che «c’è qualcosa che chiama tutti quanti alla speranza e cioè ci dice che quando si ha il coraggio di aprire il cuore, di costruire solidarietà e di prenderci per mano, allora quello che noi viviamo si chiama pace». Don Ferrari, nell’elogiare Modena per la riuscita di questa seconda e molto partecipata marcia della pace, ha poi sottolineato che «il messaggio più importante di questa giornata è che dobbiamo tutti quanti essere costruttori di una pace “disarmata e disarmante, umile e perseverante”, come ha affermato papa Leone XIV, questo credo lo si possa fare – ha continua il cappellano della nave Mediterranea – disarmando il linguaggio, disarmando il cuore, disarmando le nostre società e chiaramente anche impegnandosi e facendo la propria parte affinché si fermino le guerre e questa grandissima corsa al riarmo». Don Ferrari ha parlato anche delle conversazioni che ha con le persone che salva in mare e che quasi sempre fuggono dalle guerre. «Noi che incontriamo in mare quelle persone con cui siamo in contatto in Libia o in Tunisia, rimaniamo sempre sconvolti dalla violenza inaudita di ciò che sono stati costretti a subire. È lì che ci rendiamo davvero conto di quanto grande sia il mistero del male, il mistero della violenza, il mistero della cattiveria umana. Noi non abbiamo altra risposta che quella della fraternità – ha concluso il sacerdote – che si traduce nel prendersi cura di queste persone, nell’aiutarle e insieme nel prendersi per mano. Papa Francesco, diceva sempre che la solidarietà è un modo di fare la storia. Serve elevare tutti insieme un grido, proprio come ha fatto oggi Modena con questa Marcia della Pace, perché la pace torni ad essere quell’anelito profondo che alberga negli esseri umani di tutti i tempi e che diventi veramente il valore politico fondamentale della nostra epoca storica». Il discorso toccante di don Mattia era stato preceduto dall’intervento di Maria Chiara Rioli, ricercatrice universitaria e delegata per la pace e l’equità sociale di Unimore, che ha portato i dati allarmanti dei morti in mare dell’anno appena finito: «Sono stati più di 1.700, di cui 116, nell’ultimo naufragio avvenuto prima delle feste», ha dichiarato. Ad intervenire è stata anche Lisa Clark, della associazione Beati i Costruttori di pace. Il pomeriggio si è concluso con l’intervento del gruppo musicale e corale Ologramma.

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