L’eroe Luca Signorelli cacciato dalla fiaccolata-comizio per Monica Esposito: «La destra mi insulta, prima ero il suo idolo»
Contestato e offeso in quella che doveva essere una fiaccolata per la vittima della strage in centro a Modena, Luca Signorelli racconta: «Ero lì solo per Monica, non per odiare. Fratelli d’Italia mi voleva, poi ho iniziato a dire come la pensavo e sono tutti spariti»
MODENA. Cosa resta dopo la fiaccolata, o meglio il comizio politico di mercoledì 29 luglio in piazza Grande a Modena? «L’amaro in bocca per una manifestazione che non doveva andare così. Io ero lì per ricordare Monica Esposito. Ma evidentemente l’intento era un altro». È Luca Signorelli a parlare. L’eroe, che ha contribuito a fermare Salim El Koudri il 16 maggio, rimediando anche un paio di coltellate, è stato contestato, offeso e portato via dalla Digos prima che la situazione degenerasse ulteriormente. «Non cedete all’odio» la sua frase che mercoledì sera – 29 luglio – in piazza Grande ha scatenato il putiferio tra i presenti.
«Ho detto quello che pensavo»
«Io ho espresso la mia opinione, come ho sempre fatto fin dal primo momento – racconta Signorelli – I toni si sono accesi subito e ho capito ben presto che quella non era una fiaccolata per Monica, ma un comizio politico della destra per protestare contro immigrati, sindaco e sicurezza. E sono volate parole brutte. Così perdiamo tutti, non si va da nessuna parte con queste strumentalizzazioni». Le offese sono state pesanti, la tensione è salita tanto che Signorelli è stato scortato dalla Digos. «Mi hanno chiesto quanto mi avesse pagato il sindaco per essere lì, mi hanno detto che sono un infame, un pezzo di m... Ovviamente non ho ricevuto un soldo da Mezzetti, ero lì a titolo personale per ricordare una vittima, uccisa da un gesto folle da parte di una persona con problemi psichici». Poi ribadisce: «Non penso che si sia trattato di un attentato terroristico e sono pronto a ribadirlo. Anche perché, chi dice il contrario, che prove ha?».
Il retroscena
Signorelli rivela anche l’interessamento da parte di una certa parte politica, che dopo l’attentato lo voleva al suo fianco. «Dopo il 16 maggio Fratelli d’Italia mi contattò, mi volevano con loro e volevano coinvolgermi direttamente nelle loro iniziative politiche. Gli esponenti locali, forse anche per ordini arrivati dall’alto, mi avevano caricato sul loro carro, ero l’eroe del momento. Poi ho iniziato a parlare, a dire come la pensavo. E sono spariti, scaricandomi dalla sera alla mattina. Me lo aspettavo, ci avevo già fatto i conti. Io quelle posizioni politiche non le sposo e non le sposerò mai». «Devo dire che a fronte degli insulti, c’è comunque tanta gente che mi esprime stima e affetto – continua Signorelli – Credo che Modena non sia quella scesa in piazza mercoledì, ci sono ancora delle brave persone, la destra estrema è fortunatamente ancora debole e minoritaria. Spero che qualcuno sostenga le mie posizioni, altrimenti sarebbe una guerra civile, la situazione è critica» conclude.
La fiaccolata
Nel frattempo Giovanni Esposito, fratello della vittima e organizzatore della manifestazione in piazza Grande, contattato dalla Gazzetta, ha preferito non commentare ulteriormente quanto accaduto durante la manifestazione. A dargli manforte c’era Mattia Meschieri del comitato Modena merita di più: erano loro due i promotori dell’evento in piazza Grande. Alla fine, di candele e fiaccole neanche l’ombra. Così come del ricordo di Monica Esposito. Una signora ci aveva anche provato a chiedere al microfono che fosse rispettato l’intento con cui la manifestazione era stata organizzata, ovvero dimostrare vicinanza e cordoglio a una famiglia ferita. Ma non c’è stato nulla da fare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
