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Bonacini: «Il mio Carpi non ha segreti, ma solo regole di ferro»

Paolo Vecchi
Bonacini: «Il mio Carpi non ha segreti, ma solo regole di ferro»

«Sono molto contento, ma festeggerò quando la serie A sarà sicura Nessuno si aspettava un anno così, ma Giuntoli l’aveva capito in ritiro»

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Non ha paura dell’aereo Stefano Bonacini. E nemmeno di volare troppo in alto perchè il suo Carpi lo ha abituato a viaggiare su quote dove gli altri non arrivano. Mister Gaudì sta salendo su un aereo insieme alla famiglia. Ha chiuso la serie A in cassaforte, battendo prima Vicenza poi il Bologna, ed è in partenza per un viaggio all’estero con la famiglia. Dodici punti di vantaggio sul Bologna, ma Bonacini non parla ancora da patron di un club di serie A.

«Sono felicissimo di quanto abbiamo fatto, ultra contento per la posizione che occupiamo, ma fino a quando la promozione non sarà matematica continuerò ad essere prudente. Non dico questo per scaramanzia, ma perchè non ci siamo ancora. E fino a quel momento non parlerò di stadio e serie A».

Il Carpi ha tramortito il campionato. Qual è il segreto?

«Non ci sono segreti. Tantomeno mi metto a insegnare calcio, io che sono in questo mondo da sei anni. Questo Carpi è frutto della programmazione e di una strategia sociataria che impone regole durissime. Qui impera il sacrificio, chi non lo accetta non è da Carpi. Non inseguiamo giocatori di nome e puntiamo su uno stereotipo di calciatore diverso da quelli delle altre società. Cerchiamo giovani bravi, uomini di categorie inferiori che abbiano voglia di sfondare e di sposare la nostra filosofia che, ripeto, sta in due parole: sacrificio e lavoro. Non abbiamo inventato il calcio, è stato fatto cento anni fa. Questa politica ha portato grandi risultati negli anni e faremo così, se arriverà, anche in serie A. Chiedete a un giornalista di Ancona se conosce Lasagna o Gagliolo e, più in generale, i nostri giocatori... ».

Bonacini, la doppia sfida con Vicenza e Bologna era lo spartiacque che vi separava dalla A: le avete spazzate via?

«Non me lo aspettavo, lo ammetto. Tra Terni, Vicenza e Bologna speravo in quattro punti. Ne sono arrivati nove, ma questo è il merito di una squadra che quando va in campo ha lo spirito di chi è votata alla morte».

E anche di Castori...

«Professionista esemplare che ha stupito anche noi. È una persona che ha un’umanità incredibile, tanta personalità e non ci ha mai chiesto niente. Neanche a gennaio quando c’erano da rimpiazzare Concas e Suagher. Ma non avremmo preso nessuno di importante, l’errore dell’anno scorso ci ha insegnato qualcosa. E poi, tornando a Castori, a me piacciono gli allenatori che vanno in panchina con le scarpette coi tacchetti. Ci troveremo, ma per la sua conferma non problem».

Quando avete capito che questa squadra era da serie A?

«Io cammin facendo, come tutto l’ambiente. Ma Giuntoli, quest’estate nel ritiro di Urbino, mi disse che sentiva un profumo particolare. Ad ottobre mi svelò cosa aveva fiutato. Sì Giuntoli, l’aveva capito».

La condizione atletica del Carpi è impressionante.

«È tutto studiato al massimo, nulla è lasciato al caso. Si curano i minimi dettagli, giocatore per giocatore, e quest’anno è andata bene. Poi, lo ammetto, quando si incontrano annate così ci vuole anche un po’ di fortuna».

Carpi sta ottenendo una visibilità in Italia straordinaria: un altro motivo di orgoglio.

«Sono contento se la squadra ha raggiunto anche questo traguardo, ma non mi gaso e non mi illudo. Il carro dei vincitori è sempre pieno e addirittura si fa fatica anche a trovare un posto. Poi quando gira male, tutti contro. È una regola che vale per tutti, non solo per il Carpi».

Il Sassuolo attende il Carpi in A: la provincia al potere, il Modena soffre. Lei voleva il club canarino e le fu negato, le dispiace o è contento?

«Il calcio, come la vita, è fatto di momenti. Nel torneo scorso, il Modena ha sfiorato la A e probabilmente era un anno buono. Poi ha incontrato una di quelle stagioni che nascono di traverso e stenti a raddrizzarle. Modena ha dietro una città, un tifo importante: ora è così, fra qualche anno semmai sarà il contrario. Io non farei drammi, ma penserei a salvarmi bene e a programmare il futuro».

Pronto a incontrare Lotito?

«No problem, se un giorno succederà lo saluterò e gli stringerò la mano».

Paolo Vecchi

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