Savoia come il Parma Boilini, niente soldi e si allena in piazza
Calcio. Il 24enne di Lama, ex di Castelfranco e Pavullese racconta le vicissitudini nel club campano di Lega Pro
C’è un “caso-Parma” anche dove non arrivano Tavecchio e i media nazionali, dove di interessi ce ne sono ben pochi e non si alzano polveroni retorici. A Torre Annunziata, nell’affascinante quanto complicato hinterland napoletano, si vive di pallone e la squadra del cuore è una soltanto: quel Savoia che da anni gravita nella periferia del calcio. Poco importa, però, perchè quando la domenica c’è la partita allo stadio Giraud ci sono anche 5mila persone. Pure nell’ultimo periodo, da quando la società è fallita lasciando mister Papagni e i suoi giocatori soli nella corsa alla salvezza in Lega Pro. A lottare per questo obiettivo c’è un centrocampista che con Torre Annunziata e col Savoia c’entra apparentemente poco. Di nome fa Gabriele, di cognome Boilini arriva dalle Piane di Lama Mocogno e, dopo il settore giovanile nel Modena e la gavetta tra i dilettanti nostrani con Castelfranco e Pavullese, è stato acquistato dal Carpi.
Dall’Appennino al Golfo
Il padre è il presidente del consorzio che gestisce proprio gli impianti sciistici delle Piane e con i fratelli si occupa del bar-ristorante che sta a ridosso delle piste. La madre dà una mano oltre che essere la titolare di un’erboristeria. Gabriele, intanto, gioca a calcio a 600 chilometri di distanza e a 1350 metri di dislivello in meno: «Il Golfo di Napoli è bellissimo – le parole del 24enne -, ma le montagne mi mancano. La scelta di giocare lontano da casa è stata mia, dovevo fare un’esperienza del genere per crescere come persona. Fondamentale, comunque, resta l’affetto della famiglia».
Una scelta convinta
«Ho iniziato la stagione alla Lucchese, poi mi sono trasferito qui al Savoia e in tutte e due le squadre sono riuscito a ritagliami spazio (ad ora sono 28 presenze complessive, un gol e 4 assist). Cercavo un’esperienza del genere, ho scelto con convinzione anche se sapevo dei problemi della società che, però, mi avevano detto si sarebbero risolti». E invece: «La proprietà ha lasciato e nessuno ci è venuto in sostegno. Siamo rimasti soli, un po’ come il Parma. Anzi, decisamente peggio perché su di noi non si è concentrata l’attenzione della critica nazionale. Per sensibilizzare il sistema calcio ci siamo pure allenati nel parcheggio davanti allo stadio».
Senza soldi e riscaldamento
Sono dunque iniziati momenti difficili: «La squadra da tempo non percepisce stipendio. Alcuni hanno dovuto rinunciare per ovvi motivi, altri hanno deciso di restare e non mollare. Personalmente non ho mai pensato di tornare a casa, credo infatti che i sacrifici saranno ripagati». Ma c’è di più: «Posso dire che al campo di allenamento manca la carta igienica e il detersivo, che non c’è acqua calda. Oppure che viviamo in un Bed and Breakfast dove non funziona il riscaldamento e per questo si va a letto vestiti, giacca compresa».
Le autorità devono pur aver fatto qualcosa: «Abbiamo avuto riunioni con l’amministrazione comunale e con Tommasi presidente dell’AIC».
L’affetto e il sogno Carpi
«La tifoseria del Savoia è appassionata e, dopo qualche contestazione iniziale, ha capito quante sono le difficoltà. Ci sostengono sempre: la domenica con la voce e durante la settimana con raccolte fondi in nostro favore. Anche per loro vogliamo salvarci e per ora siamo riusciti a guadagnarci i playout. Ci proveremo fino alla fine».
E Carpi?: «Ho ancora due anni di contratto e spero di giocarmi le mie carte nel prossimo ritiro estivo. Non sarà facile, ma come si sarà capito mi piacciono certe sfide…».
Enrico Ballotti
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