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Carpi Calcio

Passerella trionfale nell’ultima al Cabassi

di Fabio Garagnani
Passerella trionfale nell’ultima al Cabassi

Un lungo applauso all’ingresso delle squadre e al termine della partita. Striscioni dei tifosi contro Comune e società

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CARPI. L'applauso del Cabassi scatta all'ingresso delle squadre in campo e al triplice fischio finale, al termine di una partita che serve solo al Catania, attore non protagonista di una sera di festa, la più straordinaria negli 87 anni di vita del Cabassi. La partita finisce a reti inviolate, con gli ospiti che ci provano nel primo tempo con Calaiò e Maniero ma soprattutto con Ceccarelli, che coglie un palo da pochi centimetri sugli sviluppi di un corner. La seconda parte del match è invece una manfrina senza significato, priva di emozioni se non per una uscita a terra di Gabriel su Calaiò e per l'esordio assoluto di Palmieri. Ma questa volta il risultato importa davvero poco. In fondo, la trama tessuta sul terreno di gioco altro non è che un contorno agli oltre tremila carpigiani in attesa del fischio finale per tributare l'ultimo applauso agli eroi di questa incredibile stagione, finita cinque giornate fa con la conquista della Serie A. La prima volta in 106 anni di vita del club di via Marx. I novanta minuti trascorrono così in attesa della passerella di Bonacini, Marani, Caliumi e Giuntoli sul tappeto rosso che conduce al palco allestito in mezzo al campo, dove sfilano lo staff del Carpi e l'intera squadra circondati dai bambini con le maglie di tutte le squadre di Serie B. L'ovazione scoppia quando il capitano Filippo Porcari riceve la Coppa "Ali della vittoria" dal Presidente di Lega Andrea Abodi e la scritta "Carpi" si infiamma alle loro spalle sulle note dell'inno della società, prima del giro del campo finale. Ma quella consumata dentro al Cabassi è una festa che ha un sapore dolce amaro. Qualcuno, come i Guidati dal Lambrusco, l'ha sottolineato con fermezza, incitando per tutto il primo tempo e poi smettendo di cantare nel secondo, ritirando gli striscioni dal parapetto dei Distinti e trincerandosi dietro un più che eloquente "Comune e società dov'è l'impegno per giocare qua?". In curva, invece, gli Irriducibili hanno continuato a farsi sentire alle spalle di "La gloria rende gli uomini immortali", di un "Sempre al tuo fianco ovunque sarai" e alle riproduzioni di tutte le magliette dei giocatori. Una sintesi di quel che accade nell'animo di molti tifosi biancorossi, specie i più datati.

La gioia per la A mischiata allo sconforto di sapere il Carpi in fuga dalla città. La prossima stagione si giocherà con ogni probabilità al Braglia di Modena. Quella successiva pure, a meno che qualcuno non si decida a mettere le mani sul Cabassi. Per la prima volta nella sua storia, il Carpi saluta senza avere una prospettiva certa di rientro. Detto così sembrerebbe una colpa, ma si tratta di un merito: quello di una società capace di scalare vorticosamente e in tempi rapidissimi la scala del calcio, correndo più forte, molto più forte, di tutto il mondo intorno. Serviva coraggio per tenerne il ritmo, idealismo per pensare di poter diventare "grandi" senza uscire da casa. Sono mancati entrambi. Per il momento, quindi, la corsa del Cabassi si ferma qui, nel giorno in cui si alza la Coppa più importante di sempre.

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