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Carpi abbraccia Cofie: «Ho una voglia pazzesca di far bene»

Carpi abbraccia Cofie: «Ho una voglia pazzesca di far bene»

«Sono entusiasta della scelta che ho fatto e voglio essere protagonista. La salvezza? Bisogna correre il triplo... »

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Di anni ne ha soli 24, ma in quanto ad esperienza in Serie A, Isaac Cofie ha poco da invidiare a molti compagni. Una stagione da titolare a Chievo, poi un paio da prima riserva nel Genoa e sempre nel Chievo. A Carpi è arrivato per tornare protagonista: "Sono molto contento di essere qui - ha detto -, vengo con una voglia pazzesca di mettermi a disposizione del mister e del gruppo. Il Carpi è stata l'unica squadra che mi ha voluto fermamente. Io ho deciso di rimettermi in gioco. Negli ultimi due anni ho giocato, ma mai da protagonista. Qui voglio diventarlo". La sua ricetta per la salvezza è musica per le orecchie di Castori: "In questi primi giorni ho visto che si lavora duro in allenamento. Anche nel Genoa era così, ma se vogliamo salvarci noi dovremo fare due o tre volte quello che fanno il Genoa e tutte le altre squadre: correre di più e combattere sul campo. Per farlo dobbiamo stare bene fisicamente, per cui ci serve lavorare con determinazione durante la settimana". In Italia è arrivato giovanissimo: "Avevo 16 anni quando un osservatore del Genoa mi ha notato in Ghana, nella mia scuola. Mi ha proposto un provino e io ho preso l'occasione al volo. Prima il calcio italiano lo vedevo solo per tv. Ho fatto il provino ed è andata bene. Sono contento, perché l'Italia mi piace tanto". Per le soddisfazioni, quelle grosse, gli è bastato arrivare alla maturità. Giugno 2010: il Genoa vince il suo primo, e fino ad oggi ultimo, campionato Primavera. Quell'8 giugno Cofie è in campo. Il grifone supera l'Empoli in una finale dura e combattuta e lui alza il trofeo insieme a gente del calibro di El Shaarawi, Gucher, Lazarevic e Boakye. Anche di De Bode e Terigi, che ne hanno precorso i tempi in biancorosso. Squadra da sogno, che solo l'anno prima si era aggiudicata la Coppa di categoria contro la Roma proprio grazie a un gol di Cofie in grado di ribaltare il risultato dell'andata. Insieme ai compagni si divertiva ad esultare con la danza del canguro, che il connazionale Essien aveva reso celebre durante le sue apparizioni in nazionale. Anche se a dire il vero quello del gol non è una delle caratteristiche principali del ganese. Ne ha sempre segnati pochi. Uno o due a stagione. La staffilata c'è, ma il problema è che "bisogna centrare la porta". Oggi, dopo anni di allenamenti ed evoluzione tattica non è più solo il mediano metodista ammirato quando giocava nel Sassuolo: "Sono nato centrale ma in questi anni ho imparato a fare anche la mezzala. Le mie caratteristiche sono la corsa e il recupero palla e cerco di giocare a due tocchi. Soprattutto gioco per la squadra e per questo sono a disposizione del mister. Dovunque mi metta sono disposto a dare tutto". Anche lui è tra quelli che si sono stupiti della scalata del Carpi: "Ha impressionato tutti. A inizio stagione non era data tra le favorite. Evidentemente c'è stato un grande lavoro dietro e faccio i complimenti a chi ha conquistato la Serie A. In questa categoria ci vogliono ancor più compattezza e spirito di sacrificio. Sono le qualità che dobbiamo mettere in campo per centrare l'obiettivo". I primi minuti in biancorosso sono arrivati giovedì scorso contro lo Shakhtar. Ora spera nell'esordio ufficiale. I sogni sono sogni. In questo momento vivo la realtà. Sono al Carpi e penso solo al Carpi. A Sassuolo sono stato uno dei migliori. Avevo fatto bene anche a Piacenza e poi nel primo anno al Chievo, dove ho avuto tante opportunità».

Fabio Garagnani

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